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| Panorama del Ponte sfondato riprodotto sul lavoro di Carmelo Maxia |
Secondo la sua interpretazione, infatti, risultava più corretta l’originaria denominazione di “Môte (Monte) sfondato”, toponimo peraltro già riportato in una carta da Giubilio Mauro nel 1617 e riprodotta, nel 1923, dal prof. Riccardi nel Bollettino della Società Geografica Italiana.
La conclusione della sua analisi toponomastica fu dunque quella di ricordare che l’originaria denominazione era “Monte sfondato” o “Ponte di Monte sfondato”; nel primo caso è stata sufficiente la sostituzione di una consonante, nel secondo l’abbreviazione della locuzione, sostituita con una legata ad analogia concettuale, sebbene meno precisa.
In realtà, il lavoro di Maxia fu dedicato principalmente alla descrizione geologica di questo “singolare fenomeno d’erosione nella Sabina occidentale”, come recitava il titolo del lavoro, pubblicato su L’Universo, la Rivista dell’Istituto Geografico Militare.

