martedì 28 dicembre 2021

28 dicembre 1908: Venturino Sabatini e il "Terremoto della Calabria meridionale-Messina"

 di Marco Pantaloni e Fabiana Console

Il 28 dicembre è una data che nella memoria di tutti noi segna uno degli eventi naturali più catastrofici che abbia mai colpito l’Italia: il “Terremoto della Calabria meridionale-Messina” o “Terremoto calabro-siculo”.

Si verificò alle 5.20 del 28 dicembre 1908 e danneggiò moltissimi centri abitati, oltre le città di Messina e Reggio di Calabria.

Venturino Sabatini, geologo e vulcanologo del R. Ufficio Geologico, si recò a Messina per conto del suo ufficio pochi giorni dopo l’evento.

Nel 1911, durante il Congresso della Società Geologica Italiana che si tenne a Lecco sotto la Presidenza di Mario Cermenati, Sabatini tenne una conferenza sul terremoto del 1908 nel Teatro della città; la trascrizione integrale della conferenza è disponibile sul Bollettino della Società Geologica Italiana, vol. 30, 1911, CCXCIX–CCCXXXIX.

Il resoconto viene esposto con toni drammatici, segno di una intensa partecipazione dello scienziato alla tragedia a cui aveva assistito qualche anno prima. L’incipit della conferenza è il seguente:

“Chi avesse la fortuna di non essersi trovato mai presente a grandi disastri e dei grandi disastri ignorasse la storia potrebbe credere che io abbia caricato le tinte. Ma se saprà trasportarsi in quei terribili momenti quando dopo uno strappo superante i limiti di elasticità dei nervi umani questi non vibrano più, quando tutte le facoltà sono sconvolte, quando un onesto può divenire un disonesto e un mite può trasformarsi in un feroce, intenderà che i criterii de la vita d'ogni giorno non sono più applicabili”.







Il resoconto continua alternando osservazioni scientifiche a descrizioni di situazioni personali drammatiche.

Chiudiamo con la nota di chiusura della Conferenza, pronunciata da Sabatini. Rientrando nel suo alloggio a Messina, costituito dalla motonave Savoia, Sabatini riferisce:

 “Appena sul ponte, scossi l'acqua che ricopriva l'impermeabile e spinsi giù il cappuccio. Ma, sul punto d'entrare nei saloni illuminati, una donna elegantemente vestita mi si parò davanti.

A la fioca luce de la vicina lampada riconobbi un volto giovane, ma imbellettato, da l'aria provocante e dal sorriso sardonico.

- Dove ho mai visto costei? mi chiesi. E lei beffardamente:

- Arrivi tardi, mi disse, il pranzo volge a la fine. Vieni a prendere un bicchiere di Champagne.

E siccome la guardavo interrogandola:

- Chi sono? mi rispose. Sono la Signora ... Vita. Mi riconosci?

- Ora sì. Da quindici giorni i giornalisti ragunati quassù non parlano che di te e sperticano le tue lodi. Diogene cercava l'uomo. Costoro, fra tanta penuria, hanno trovato la donna.

Solo non sapevo che te ne stessi al riparo su queste navi.

Ti credevo su le macerie ... o almeno sotto.

Ella ebbe un brivido, e afferrandomi il braccio:

- Ho freddo, mi disse. Entriamo.

Entrammo, ma abbagliato da la luce sfolgorante de le lampade elettriche, stordito dal clamore con cui duecento persone chiudevano il pranzo, nauseato da gli odori acuti de la grande copia di vivande, rivolsi per un istante il capo a l'indietro, e, ne la notte nera, piovosa, vidi distintamente su le banchine affondate un popolo di morti, co' poveri piedi bagnati dal mare, con le povere spalle bagnate da la pioggia, con la bocca contratta in una smorfia feroce, tendere le braccia scarnite verso di noi che non ci preoccupammo di evitare il disastro e - in quell'ora - lanciarci un'ultima maledizione!”

Per saperne di più

Bollettino della Società Geologica Italiana, vol. 30, 1911, CCXCIX–CCCXXXIX

Marco Pantaloni (2017) - Sabatini, Venturino. Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 89






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