lunedì 2 dicembre 2019

Pria Pula, l’isola che non c’è (sulle carte geologiche moderne)

di Luca Barale

La Pria Pula (anche “Pria Pulla” o “Pria Poula”) è uno scoglio di pochi metri di lunghezza, situato a poco più di 200 metri di distanza dalla costa di Pegli (Genova), alle coordinate WGS84 44°25'15.8"N - 8°48'20.6"E. Il nome dello scoglio (letteralmente “Pietra Pollastra”) deriva dalla caratteristica forma “crestata” (Fig. 1), ben riconoscibile anche da riva.


Fig. 1. La Pria Pula in una cartolina d’epoca; sullo sfondo il lungomare di Pegli.
Immagine tratta dal volume “Pegli nel tempo e nei tempi” (Graffigna & Maggio, 2005)
La Pria Pula ha da sempre rappresentato un simbolo della cittadina di Pegli, tanto da essere inserito negli ultimi anni nel censimento dei Luoghi del Cuore dal FAI - Fondo per l’Ambiente Italiano (https://www.fondoambiente.it/luoghi/isolotto-di-pria-pulla).
Negli anni ’70, l’esistenza della Pria Pula fu minacciata dalla costruzione della diga foranea per il Porto di Voltri-Pra’. Tuttavia, a seguito delle proteste dei pegliesi, il tracciato dell’opera fu deviato di alcuni metri rispetto al progetto originario così da risparmiare lo scoglio, pur racchiudendolo all’interno del bacino portuale.
Dal punto di vista litologico, la Pria Pula rappresenta la continuazione a mare dei metagabbri a glaucofane che costituiscono il promontorio del Bric Castellaccio, già conosciuti nella seconda metà del XIX secolo (es., Bonney, 1879; Parkinson, 1899; Franchi, 1896) e oggi attribuiti all’unità dei Metagabbri del Bric Fagaggia (Unità tettono-metamorfica Palmaro-Caffarella, Massiccio di Voltri; Capponi & Crispini, 2008). 
Le uniche indicazioni in nostro possesso sulla composizione litologica della Pria Pula compaiono in due carte geologiche pubblicate tra la fine del XIX e i primi decenni del XX secolo ad opera di due illustri geologi che molto contribuirono alle conoscenze geologiche sull’area genovese. Si tratta della “Carta geologica della Tratta Pegli-Rossiglione (Scala di 1:25.000)” di Torquato Taramelli, allegata al lavoro “Osservazioni geologiche in occasione del traforo delle gallerie del Turchino e di Cremolino sulla linea Genova-Asti” (Taramelli, 1898), e della “Carta Geologica di Pegli e dintorni” inserita nella monografia Liguria Geologica di Gaetano Rovereto (1939). In entrambe le carte, le dimensioni dell’isolotto sono state esagerate, per consentirne la rappresentazione. Nella carta di Taramelli (Fig. 2), la Pria Pula e il vicino promontorio del Bric Castellaccio sono rappresentati con colore giallo scuro, corrispondente ad “Anfiboliti (Ovarditi, prasiniti, ecc.)”. Analogamente, nella carta di Rovereto, la Pria Pula è contrassegnata da una “V” rossa (in verità appena leggibile; Fig. 3), indicante “Gabbri e scisti glaucofanitici”, ovvero “i noti gabbri glaucofanitici e a lawsonite di Pegli e della Pria Poula, grosso scoglio in mezzo al mare” (Rovereto 1939, pag. 308).

Fig. 2. “Carta geologica della Tratta Pegli-Rossiglione (Scala di 1:25.000)” di Torquato Taramelli (1898). La Pria Pula (qui “Pria Poula”), così come il vicino promontorio del Bric Castellaccio, è rappresentata con colore giallo scuro, corrispondente alla voce “Anfiboliti (Ovarditi, prasiniti, ecc.)” della legenda (b). Riproduzione per gentile concessione della Biblioteca ISPRA, Roma.

Fig. 3. Particolare della “Carta Geologica di Pegli e dintorni” di Rovereto (1939). La Pria Pula, e il promontorio del Bric Castellaccio, presentano una campitura a “V” rosse, corrispondente a “Gabbri e scisti glaucofanitici (serie di Montenotte?)”.
Al contrario, sulle carte geologiche ufficiali dell’area di Genova pubblicate nei decenni seguenti (Carta Geologica d’Italia 1:100 000, Foglio 82 Genova, I Ed., Sacco & Peretti, 1942; II Ed., Servizio Geologico d’Italia, 1971; Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50,000, Foglio 213-230 Genova; Capponi e Crispini, 2008), il toponimo “Pria Pula” compare, ma, a causa della scala di rappresentazione troppo piccola, la composizione litologica dell’isolotto non è più riportata (Fig. 4). Quello della Pria Pula è uno dei tanti esempi di come le “vecchie” carte geologiche, oltre ad avere un innegabile valore storico, possano anche rappresentare un’utile risorsa dal punto di vista scientifico, poiché ricche di informazioni di dettaglio spesso omesse dai documenti moderni.

Fig. 4. Particolari della zona di Genova Pegli tratti dalla Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000, Foglio 82 Genova, II Ed. (a; Servizio Geologico d’Italia, 1971) e dalla Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50,000, Foglio 213-230 Genova (b; Capponi & Crispini, 2008). In entrambi i casi, il toponimo “Pria Pula” è presente, ma senza indicazioni sulla sua natura litologica.

Bibliografia
Bonney T.G. (1879) - Note on some Ligurian and Tuscan serpentinites. The Geological Magazine, 2nd decade, 6: 362-371.
Capponi, G., Crispini, L. (2008) - Foglio 213-230 Genova della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000 e note Illustrative. APAT, Roma.
Franchi S. (1896) - Prasiniti e anfiboliti sodiche provenienti dalla metamorfosi di rocce diabasiche presso Pegli, nelle isole Giglio e Gorgona ed al Capo Argentario, Bollettino della Società Geologica Italiana, 15: 169-181.
Graffigna G.B., Maggio G. (2005) Pegli nel tempo e nei tempi. Ateneo Edizioni, Genova.
Parkinson J. (1899) - The glaucophane gabbro of Pegli, North Italy. The Geological Magazine, 4th decade, 6: 292-298.
Rovereto G. (1939) - Liguria Geologica. Memorie della Società Geologica Italiana, 2: 1-741.
Servizio Geologico d’Italia (1971) - Foglio 82 Genova, II Edizione, Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000. Roma.
Sacco F., Peretti L. (1942) Carta Geologica d’Italia 1: 100 000. Foglio 82 Genova, I Edizione. Stab. Salomone, Roma.
Taramelli T. (1898) Osservazioni geologiche in occasione del traforo delle gallerie del Turchino e di Cremolino sulla linea Genova-Asti. Tip. Squarci, Roma


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