domenica 30 dicembre 2018

La pietra del Diavolo a Santa Sabina all’Aventino

di Marco Pantaloni

La chiesa di Santa Sabina all'Aventino, costruita nel V secolo sulla casa della Santa, è una delle chiese paleocristiane meglio conservate, nonostante i successivi restauri.
Meta di flussi ininterrotti di visitatori, è una delle basiliche minori di Roma e, indubbiamente, merita una visita approfondita, sia per i caratteri architettonici che per le decorazioni musive.
Affascinati dagli elementi decorativi più importanti, pochi vengono attratti da una piccola, curiosa pietra poggiata su una colonna posta sulla parete di fondo della chiesa. Sulla sinistra della porta principale, appare un rocchio di colonna tortile sul quale è poggiata una grossa pietra nera, lucidata dal tempo e dallo sfregamento dei fedeli. La leggenda ricorda questa pietra come “Lapis diaboli”, cioè pietra del diavolo.



La leggenda vuole questa pietra legata alla devozione di San Domenico; il Santo spagnolo, fondatore dell’Ordine dei frati predicatori, cui la Chiesa di Santa Sabina è sede della curia generalizia, spesso si recava nella chiesa sull’Aventino pregando su una lapide che copriva il sepolcro di alcuni martiri cristiani.
Il Diavolo, però, non tollerando il fervore religioso di San Domenico, gli scagliò contro proprio questo blocco roccioso che però non riuscì a colpire il frate, grazie alla “protezione dall’alto”; la pietra, quindi, colpì la lastra sepolcrale rompendola in numerosi frammenti.
Si tratta, come molte altre pietre soggette a devozione, di un blocco sferoidale di basalto, sulla cui superficie si trovano alcuni fori, due allineati nella parte centrale e uno sull’esterno. La presenza dei fori sarebbe dovuta all’azione della presa delle mani diaboliche sul blocco. Gli archeologi suppongono un origine più prosaica per questa roccia, attribuendola ad un contrappeso di una bilancia.
I frammenti della lastra, ricomposti, oggi si trovano nella Schola Cantorum della chiesa. Andando oltre la leggenda, il reale motivo della frammentazione della lastra si deve all’architetto Domenico Fontana nel 1527, che operava sotto papa Sisto V, che ruppe la lastra per spostare i resti mortali dei martiri in un'altra sede.

All’esterno della chiesa, a fianco del cancello d’ingresso al panoramico “Giardino degli aranci”, si trova il mascherone che, fino al 1827, rappresentava la mostra dell’“Acqua lancisiana”, ai piedi del Gianicolo, per la distribuzione dell’acqua nella fonte di distribuzione pubblica (vedi post: L’acqua lancisiana)








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