giovedì 18 settembre 2014

Sulle tracce di James Hutton: geologia e storia nella città di Edimburgo (parte prima, nell’attesa del referendum sull’indipendenza scozzese)



Luoghi della memoria e memoria nei luoghi



Prospetto dell’antica Città di Edimburgo vista da Nord
di Alessio Argentieri





Abbiamo già avuto occasione, parlando di Roma e dei suoi luoghi della geologia, di analizzarne l’odonomastica come indicatore della capacità di una comunità di onorare e ricordare i propri concittadini e connazionali illustri (link). A conclusione di quel percorso constatammo con rammarico come la Città Eterna abbia oggi perso, non giustificata dalla sua età veneranda, quella memoria. Sito simbolico, il mancato Museo Geologico di Santa Susanna, che vi invitiamo nuovamente a votare come “Luogo del cuore” del FAI (link).

Il confronto con altre realtà, soprattutto del mondo anglosassone, può servire come stimolo a seguirne il buon esempio. Il migliore di tutti, a nostro avviso, lo si trova nella città di Edimburgo, che come Roma ha rappresentato un laboratorio naturale per la nascita e lo sviluppo della geologia delle aree urbane.



Geologia e geologi nel paesaggio scozzese

Lo sviluppo edilizio ed urbanistico della capitale scozzese è stato significativamente condizionato dal suo assetto geologico. Lo sperone su cui sorge l’Edinburgh Castle è costituito da un neck vulcanico (Castle Rock), così come l’imponente edificio dell’Arthur Seat che domina da Est tutta la regione dei Lothians. Durante i periodi glaciali rilievi l’azione erosiva delle masse di ghiaccio ha modellato il paesaggio, smantellando le sequenze sedimentarie carbonifere (Coal Measures), preservando una stretta dorsale nel “cono d’ombra” a tergo del neck vulcanico rispetto al movimento dei ghiacciai da Ovest verso Est. Lungo questa cresta, dalla morfologia detta “crag-and-tail”, si è sviluppato il Royal Mile, arteria principale della Auld Reekie, la Vecchia Città Sporca, che dal Castello scende dolcemente verso la residenza Reale di Holyrood Palace.

Questo scenario attirò, nella seconda metà del Settecento, l’attenzione di James Hutton, nato ad Edimburgo nel 1726, di professione medico.

 
John MacCulloch, A Geological Map of Scotland by Dr MacCulloch (London, 1840). Stralcio della zona del Firth of Fort, sulla cui sponda meridionale sorge Edinburgh.

 

La Scozia ha avuto gioco facile nel generare molti maestri della geologia moderna, favorita com’è dal suo meraviglioso paesaggio naturale che espone terreni antichissimi, dalle Northern Highlands attraverso i Grampian Mountains sino alle Lowlands, in una macrosezione geologica dell’orogene caledonico. Come molti “prodotti” nazionali scozzesi di cui gli inglesi si sono appropriati, anche Sir Charles Lyell era nato qui, nel Berwickshire. E scozzesi erano Sir Roderick Murchison e la pioniera dell’emancipazione femminile Maria Ogilvie Gordon, originaria dell’Aberdeenshire, di cui abbiamo già avuto occasione di parlarvi come “Dama delle Dolomiti” (link). Ma il capostipite di tutti è James Hutton, riconosciuto Padre della geologia moderna.





 
Macrosezione geologica della Scozia nel piazzale antistante il museo interattivo “Our Dynamic Earth” ad Edimburgo




James Hutton e l’Illuminismo Scozzese

Nel Secolo dei Lumi un contesto storico peculiare favorisce una fase di grande fervore intellettuale che fa assurgere Edimburgo a capitale culturale d’Europa: è lo Scottish Enlightment, l’Illuminismo Scozzese, epoca aurea che vede James Hutton tra i suoi protagonisti. Ognuno attivo in una diversa disciplina, studiosi, pensatori, scienziati animano un ambiente irripetibile, favorito da un raro lungo periodo di pace tra le infinite guerre che hanno infiammato per secoli le isole britanniche.

Dopo la morte dell’Imperatore Carlo VI nel 1740, lo scenario europeo fu movimentato delle tensioni fra Inghilterra protestante e Francia cattolica. In Scozia prese corpo un’insurrezione giacobita attorno alla figura di Bonnie Prince Charlie (Charles Edward Stuart, nato a Roma nel 1720, figlio di James III e nipote di James II, ultimo Re della Casata. Nel 1745 “the Young Pretender” giunse in Scozia per tentare di riconquistare il trono per suo padre (il Vecchio Pretendente), riuscendo a mobilitare i clan delle Highlands. Dopo le vittorie iniziali e la conquista di Edimburgo, gli insorti invasero l’Inghilterra intenzionati a marciare su Londra per deporre il sovrano; costretti a ripiegare in Scozia, vennero sconfitti nel 1746 a Culloden Moor, nelle Highlands, dall’esercito inglese guidato dal Duca di Cumberland. La rivolta fu repressa ferocemente: Bonnie Prince Charlie, eroico e romantico perdente, dovette cercare riparo in Francia (e poi a Roma, dove morì solitario e alcolizzato nel 1788), la Scozia sconfitta fu umiliata da severe misure punitive e repressive (agli Highlanders sconfitti fu perfino proibito l’uso di kilt e tartan).


Bonnie Prince Charlie





Come spesso è accaduto nella Storia, un evento infausto portò conseguenze benefiche: nonostante l’orgoglio nazionale ferito, Edimburgo per molti anni fu un ambiente quieto e favorevole allo sviluppo delle discipline umanistiche e scientifiche, tanto da venir definita “l’Atene del Nord”.

James Black per la chimica, James Watt nella fisica, Walter Scott nella letteratura, David Hume per la filosofia, per citarne alcuni, furono tra i protagonisti dell’Illuminismo Scozzese. Di questo consesso di geniali contemporanei faceva parte a pieno titolo James Hutton, con i suoi discepoli James Hall e John Playfair; in quell’epoca d’oro egli impostò le discipline geologiche che prima Lyell e poi Darwin avrebbero contribuito a sviluppare. Nella stessa epoca di Hutton, in Italia operava un’altro talento, purtroppo meno riconosciuto universalmente, Giovan Battista Brocchi, ma questa è un’altra storia...



La memoria di queste vicende è orgogliosamente custodita dal popolo scozzese, che nel ricordo di moltissime sconfitte e rare ma memorabili vittorie, affronta oggi 18 Settembre 2014 l’atteso referendum sull’indipendenza.

Il voto cade- non a caso- nell’anno del settecentesimo e molto celebrato anniversario della battaglia di Bannockburn, vinta nel 1314 dagli scozzesi guidati da Robert the Bruce. Dopo di allora, dagli inglesi molte e ripetute mazzate, solo parzialmente compensate in epoca moderna da sporadiche vittorie rugbystiche nel Torneo delle Cinque e Sei Nazioni.

Nell’attesa di sapere se prevarrà l’orgoglio nazionalistico o il buonsenso della convenienza nel motto “Better together”, analizziamo un aspetto dello Scottish Pride facendo un particolare pellegrinaggio geologico nella città di Edimburgo, che in più luoghi onora la memoria del suo illustre figlio James Hutton.



(to be continued…)