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Biagio
Camponeschi scende un pozzo
nell'inghiottitoio di Luppa
(Sante Marie, Monti
Carseolani,
maggio 1960; foto archivio Costa)
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Le grotte e il carsismo dell'area laziale hanno suscitato da sempre l’interesse degli studiosi di scienze geologiche. La prima discesa volontaria di un pozzo di cui si ha documentazione è quella realizzata nel 1800 dal naturalista e geologo marchigiano Paolo Spadoni, nel Pozzo Santullo presso Collepardo, una voragine di oltre 150 metri di diametro e 50 di profondità. L'impresa fu raccontata con molto dettaglio in un articolo pubblicato a Macerata nel 1802: "Osservazioni mineralovulcaniche fatte in un viaggio nell'antico Lazio".
Infatti nel 1796 lo Spadoni era stato incaricato dal cardinale Carandini di ispezionare alcune cave di limonite presso Guarcino (Frosinone). Durante le ispezioni vide il Pozzo Santullo e, grazie a una lettera del Vescovo di Alatri, ottenne il permesso di discenderlo, cosa che fece con l'unico aiuto di una fune, facendosi accompagnare da due contadini. (Si può leggere il divertente resoconto originale riportato nel sito http://www.caifrosinone.it/speleo/collepardo.html).
Spadoni visitò anche la Grotta di Collepardo, già famosa all'epoca, sicuramente conosciuta e frequentata fin dalla preistoria dato il facile accesso, nonostante non sia citata in documenti storici. La grotta, un grande ambiente esteso per oltre 90 metri e riccamente concrezionato, è detta "dei Bambocci" per le particolari forme delle sue concrezioni, che colpivano la fantasia dei visitatori.
La Grotta di Collepardo fu visitata anche, nei primi anni dell’800, da Giovan Battista Brocchi (geologo e paleontologo bresciano, autore, fra l’altro, della Carta Fisica del suolo di Roma) che la paragonò alla Grotta di Antiparos (Grecia), considerata all'epoca la più bella grotta conosciuta.
Brocchi visitò anche, tra il 1817 e il 1822, gli ingressi dei Meri del Soratte, tre grandi voragini carsiche, la chiesa rupestre di Santa Romana, che occupa una caverna naturale sempre sul Monte Soratte. e la grotte costiere del Circeo, scrivendone in alcune pubblicazioni.
Giuseppe Ponzi, che fra le sue numerose cariche ebbe anche la prima cattedra di Geologia all’Università di Roma “La Sapienza” dal 1864, e che fondò nel 1873 il Museo di Geologia, si interessò allo studio delle grotte; si ricorda in particolare lo studio tramite saggi di scavo delle brecce ossifere del riempimento della Grotta di Collepardo.
Fra i geologi che si interessarono e scrissero di carsismo nel Lazio alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX si deve citare anche Giuseppe Augusto Tuccimei, che si occupò dell’area sabina e degli Ernici, e Carlo Viola, che scrisse un lavoro di interesse generale sul carsismo, fenomeno che all'epoca era poco studiato e non ancora puntualmente definito.
