Il diaspro è una
roccia sedimentaria silicea di origine chimica-organogena, deposta in ambiente
marino profondo, caratterizzata da grana finissima, aspetto compatto, liscio,
frattura concoide, in diverse varietà di colore, talora molto intense, dal
rosso al verde, dal nero-marrone al giallo.
Il diaspro non è
una pietra preziosa ma ha assunto, sin dagli albori della storia dell'uomo, un
valore essenziale per la sua sopravvivenza, prima, e successivamente per il suo
progresso.
Non tutti sanno, ad
esempio, che il termine “pietra di paragone”, usato ormai più che altro in
senso figurato, corrisponde proprio ad una varietà di diaspro nero (“pietra
lidia”), adoperata specie in passato per verificare (per strofinamento) i
metalli preziosi utilizzati come merce di scambio e poi come moneta, fino a
quando venne introdotto il conio, ovvero il sistema di “certificazione” del
peso e del valore del metallo da parte dei governi di emissione.
Ma l'interesse
dell'uomo per il diaspro risale alla notte dei tempi, cioè a quando iniziò a
servirsi di questa roccia, insieme ad altri materiali di seconda scelta, per la
realizzazione (intenzionale) dei più primitivi manufatti litici. Pochissime
altre rocce, infatti, potevano risultare altrettanto adatte ad essere tagliate
(tramite elementari percussioni) e a tagliare.
Possiamo quindi
considerare il diaspro una delle prime rocce di vero interesse nella nostra
storia, prima a divenire attrezzo e anche merce di scambio.
Fra i ritrovamenti
archeologici di sfruttamento del diaspro, uno dei più interessanti e antichi è
certamente quello del Monte Lama, nell'Appennino Ligure-Emiliano, la cui
scoperta si deve a un giovane archeologo autodidatta, Osvaldo Baffico,
prematuramente scomparso in un incidente stradale.
