di Fabiana Console
Nel febbraio del
1859 presso l’Accademia Pontificia Tiberina Giuseppe Ponzi, che divenne primo
titolare della Cattedra di Geologia voluta da Papa Pio IX a Roma nel 1864, lesse
il suo discorso Sulla Storia naturale del Lazio, in seguito pubblicato nel vol.
158 del Giornale Arcadico.
In quella
memoria egli fece una breve esposizione degli avvenimenti di natura vulcanica
che si attuarono in quella regione e diede una spiegazione, per la prima volta,
“dei monti che ne risultarono”.Dopo quasi quattordici anni, tornato a leggere quello scritto, ne rimase così “mal contento” tanto da indurlo a condannarlo “alla oblivione” e riprodurlo corretto con nuove cognizioni “acquistate” da ulteriori osservazioni geologiche che espose il 7 dicembre del 1873 alla Reale Accademia dei Lincei, il cui Presidente era allora Quintino Sella.
L'origine
vulcanica dei territori oggi denominati Colli Albani era stata riconosciuta per
la prima volta dal fisico Girolamo Lapi, nel 1759, che aveva anche riconosciuto
i laghi di Albano e Nemi come crateri vulcanici. Molti studiosi, italiani e
stranieri, si erano interessati in seguito a vari aspetti geologici, giungendo
alla carta di sintesi di Murchison, e molti altri studi seguirono, sempre più
approfonditi. In questo breve scritto si vuole fare una sintesi del lavoro di
Ponzi che ha dato poi vita alla prima vera Carta geologica dei vulcani del Lazio,
rilevata e disegnata da lui. Come detto, gli studi su quest'area, rivelatasi di
grande interesse, si moltiplicarono e portarono a rappresentazioni
cartografiche sempre più complesse e dettagliate e a ricostruzioni approfondite
dell'evoluzione di quello che appariva sempre più un territorio vulcanico
decisamente articolato.

