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| Figura 1 – Giovanni Arduino (Biblioteca del Museo Correo, Venezia) |
Geoitaliani si spinge lontano nel tempo, nel XVIII secolo, per “festeggiare” uno dei padri della geologia moderna, Giovanni Arduino (fig. 1), nato a Caprino Veronese il 16 ottobre 1714 e spentosi a Venezia il 21 marzo 1795, di cui nel 2014 ricorre il trecentenario della nascita.
Fu professore di chimica, metallurgia e mineralogia a Venezia e precursore in Italia dei metodi di indagine stratigrafica, nonché geologo a tutto tondo quasi un secolo prima del fondamentale volume di Charles Lyell “Principi di Geologia”, che riprendeva sistematizzandole in modo organico le teorie di Hutton ed è da molti considerato il testo fondatore della geologia moderna.
Un’epoca pionieristica, quella della prima metà del Settecento, per gli appassionati di Scienze della Terra nell’Italia non ancora unificata: in una lettera del 18 gennaio 1758 ad Antonio Vallisnieri figlio, Arduino parla de: “…la grande difficoltà che si ha, specialmente in questa nostra Italia, di far raccolte di Pietre, di Minerali e di Fossili, non solo delle Regioni a noi lontane, ma anche dei Paesi che ci sono vicini…” e in un'altra, del 3 aprile 1758 a Girolamo Festari, manifesta la sua passione per una disciplina che permetteva di studiare regioni anche lontane dalla patria veneta: “Ella continui con coraggio, e con perseveranza l’incominciato cammino, e faccia questo onore a se stessa, alla Patria [veneta] e all’Italia, di far conoscere non essere solo oltremonti e nel freddo Settentrione che il Regno Sotterraneo si osserva; che i Fossili si conoscono…”.
Come accadde anche ai geologi che vissero nel secolo successivo, molti dei quali attivi fautori dell’unità d’Italia, anche Arduino intuì che le analogie tra le caratteristiche geologiche e stratigrafiche di porzioni di penisola italiana appartenenti a stati diversi permettevano di parlare già in nuce di un’Italia “unitaria”. In particolare, oltre alla sua naturale propensione per le escursioni geologiche, Arduino trovò diverse conferme grazie alla sua professione di geologo minerario e metallurgo, le cui committenze lo portarono ad operare in diverse località, soprattutto in Veneto e in Toscana.
Come tutti i grandi uomini di scienze (anche applicate) fu socio delle più prestigiose società dell’epoca: dalla Società Italiana (detta poi dei XL), all’Accademia dei Fisiocritici di Siena, dalle Accademie delle Scienze di Torino e di Mantova alla Società degli Amici Scrutatori della natura di Berlino, fino all’Accademia di agricoltura di Vicenza, di cui fu anche segretario. Mantenne estesa corrispondenza (fonte di preziose informazioni scientifiche) con eminenti scienziati italiani e stranieri, tra cui citiamo Déodat de Dolomieu, geologo francese da cui presero il nome il minerale dolomite e le omonime montagne italiane, e lo svedese Carl von Linné, più noto come Linneo, uno dei più grandi naturalisti della storia.
Gli inizi e la Pesciara di Bolca
Dopo aver compiuto i primi studi a Verona, si recò giovanissimo, grazie all’aiuto di un mecenate, nelle miniere di ferro di Chiusa (Bolzano) per apprendervi la metallurgia, la mineralogia e "tutto ciò che riguarda la scienza del regno fossile", come egli stesso dice in uno scritto autobiografico. Trasferitosi a Schio nel 1740, vi esercitò per otto anni la metallurgia, fornendo le sue consulenza per la conduzione di miniere nel Bergamasco e nel Modenese.
Arduino non poteva non occuparsi anche di uno dei giacimenti fossiliferi più noti del mondo, Bolca, località dei Monti Lessini, proprio nella provincia di Verona. Il giacimento ha restituito un’abbondantissima fauna dell’Eocene (circa 50 milioni di anni fa), costituita soprattutto da pesci fossili (fig. 2) ma anche da rettili marini, molluschi, crostacei e piante, che hanno arricchito i musei paleontologici non solo di tutta Italia.
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| Figura 2 – Il pesce fossile Mene rhombea, esposto al Museo di Geologia e Paleontologia di Padova |

