e Marco PantaloniIntroduzione
Nel suo recente reportage di viaggio sugli scenari della Grande Guerra, pubblicato sul quotidiano
Tale affermazione ha fatto riflettere noi della Sezione di Storia delle Geoscienze della Società Geologica Italiana, che tentiamo, nel nostro piccolo, di contribuire all’inversione di questa tendenza. E lo facciamo rinverdendo la memoria, un po’ offuscata, dei luoghi simbolici della storia della geologia italiana (con malcelata preferenza per quelli non di primo piano), a cui dedichiamo sovente spazio nel blog GEOITALIANI.
Un filone quasi inesauribile lo rappresentano i luoghi dell’epopea mineraria nazionale, dove i nostri geoscienziati e tecnici della seconda metà del XIX secolo si resero protagonisti dello sviluppo industriale e della modernizzazione del giovane Stato unitario.
Tra i molti siti estrattivi ormai dismessi, sono certamente quelli della Sardegna ad emanare un particolare, malinconico fascino. Oggi vogliamo ricordare la miniera di Su Suèrgiu - in campidanese “il sughero”- presso Villasalto, nel Gerrei.
Il sito, attivo dalla seconda metà dell’Ottocento, rappresentò a lungo il principale centro in Italia per l’estrazione e lavorazione dell’antimonio, materia prima fondamentale per l’industria bellica nazionale; all’epoca Su Suèrgiu rivaleggiava per il primato con la fonderia di Manciano, nel grossetano. Lo sviluppo socio-economico del territorio circostante fu profondamente condizionato dalle alterne vicende dell’industria mineraria per quasi un secolo, dall’Unità del Regno, proseguendo attraverso le due Guerre Mondiali, fino al definitivo declino con l’abbandono della concessione nel 1987.
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| La palazzina della Direzione della miniera |
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| Fregio sulla facciata della palazzina |
Il Gerrei si trova nella “Zona delle Falde esterne”, dove affiorano le unità del complesso metamorfico del basamento ercinico. E’ proprio nel settore sud-orientale del massiccio sardo che, grazie agli studi della scuola pisana, negli anni ’70 del XX secolo venne riconosciuto il carattere alloctono del basamento e la tettonica polifasata sinmetamorfica ercinica dell’edificio a falde. Già il tedesco Teichmüller aveva identificato un importante lineamento tettonico, la “Faglia di Villasalto”, che mette a contatto le “Arenarie di San Vito” (Cambriano- Ordoviciano inferiore) con i “Calcari di Villasalto” (Devoniano medio/superiore- Carbonifero inferiore). L’elemento fu poi caratterizzato da Carmignani et al. (in uno studio del 1978, focalizzato proprio sul giacimento antimonifero) come sovrascorrimento ercinico a vergenza occidentale, marcato da un’ampia fascia milonitico-cataclastica, che separa le metareniti e metapeliti, appartenenti all’Unità tettonica del Sarrabus, dalla sottostante successione di piattaforma carbonatica pelagica, riferita invece all’Unità tettonica del Gerrei.
La sequenza carbonatica è costituita da alternanze di metapeliti carbonatiche e metacalcari grigi (“Scisti a tentaculiti” Auct.), passanti superiormente a metacalcari massivi stratificati, talora nodulari, con sottili intercalazioni di metargilliti scure carboniose (“Calcari di Villasalto” Auct. o “Calcari a Clymenie” Auct.). Fu Domenico Lovisato, in uno scritto del 1894, il primo studioso ad individuare la presenza di sedimenti del Devoniano superiore nella Sardegna sud-orientale, grazie al rinvenimento di Clymenie e Goniatites linearis nei calcari affioranti presso la miniera di Villasalto.
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| Il Foglio 226 “Mandas” della Carta Geologica d’Italia
alla scala 1:100.000 (1a ed., 1959; rilevatori Antonio Cavinato ed Enzo Beneo) Servizio geologico d'Italia |


