di Andrea
BollatiAlfonso Vinci esplorò montagne e pareti mai salite in Italia e in Sud America, raggiunse remote aree dell'Amazzonia e trovò il giacimento di diamanti più importante del Venezuela; durante le spedizioni entrò in contatto con popolazioni che non avevano mai visto gli "uomini di barba". Dei suoi viaggi ed esplorazioni scrisse diversi magnifici libri.
Gli studi e l’attività alpinistica
Conseguita la maturità classica, nel 1933 Alfonso Vinci si trasferì a Milano dove si iscrisse alla facoltà di Lettere, dove studiò Filosofia. Si iscrisse poi alla facoltà di Scienze Naturali e si laureò con la specializzazione in Geologia nel 1940.
Durante gli anni universitari fu molto intensa la sua l’attività alpinistica e fu allievo di Riccardo Cassin, uno dei più forti alpinisti del ‘900 (che lo ricordava così: "Era il migliore de quii de Com, aveva determinazione e una forza fisica non comune…..” ). Nel 1934 Vinci era già capocordata e ripeteva, con i suoi compagni, le più difficili arrampicate della Grignetta (montagna lombarda e palestra di arrampicata di famosi alpinisti come Emilio Comici, Riccardo Cassin, Walter Bonatti, ecc.) e quando gli era possibile si recava in Val Màsino e sulle Dolomiti, specialmente in Civetta dove salì, la Via Solleder alla Nord-Ovest e la Tissi alla Torre Trieste.
Nel 1937 fu chiamato nell'esercito e frequentò come allievo ufficiale la Scuola militare di alpinismo di Aosta. Poi continuò gli studi universitari e l’attività alpinistica. Le vie più importanti aperte nelle Alpi furono realizzate dal 1936 al 1939, poi la sua attività fu interrotta dal richiamo alle armi. La sua via sicuramente più conosciuta e ripetuta (oggi una via classica) è lo Spigolo Vinci al Cengalo, un aereo spigolo di 350 m su splendida roccia granodioritica. Altre vie aperte, “minori”, denotano una costante ricerca delle difficoltà e delle tecniche più avanzate. Nel 1939, la salita della remota parete nord ovest del monte Agnér in Dolomiti (alta 1300 m e allora ancora inviolata), gli varrà la Medaglia d'oro al valore atletico.
Nel 1940 fu ammesso al Club Alpino Accademico Italiano e con l’entrata in guerra dell’Italia, fu chiamato alle armi quale ufficiale di complemento negli alpini. Nel 1941 si imbarcò per l’Albania. Tornato lo stesso anno, ebbe l’incarico di istruttore di roccia presso la Scuola militare di alpinismo di Aosta, prima a Madonna di Campiglio, poi al Catinaccio.
Nel 1942-43 si trovava in Francia, a Grenoble, come tenente degli Alpini (nel Battaglione Sciatori Monte Rosa), quando l’8 settembre giunse la notizia dell’armistizio, abbandonò la caserma e partì a piedi per raggiungere Talamona, dove iniziò a organizzare i primi gruppi della Resistenza valtellinese.