Nel 1838, Carmelo Maravigna, naturalista
catanese e professore di chimica nella locale università, grazie alle
“paterne cure dell’Augustissimo e
Clementissimo Monarca Ferdinando II,
Re del Regno delle Due Sicilie, di
Gerusalemme, ec.
Duca di Parma, Piacenza, Castro, ec. ec.,
Gran Principe
Ereditario di Toscana, ec. ec. ec.”
poté compiere un lungo viaggio che,
dalla sua città, lo portò al congresso scientifico di Clermont Ferrand.
Già nel 1837 Maravigna era stato invitato ad
un precedente Congresso a Metz; sia l’Accademia Gioenia che il Decurionato si
premurarono di procurargli il denaro necessario al viaggio, nonostante si fosse
in un’epoca “lagrimevole per la capitale
della Sicilia”.
Il Maravigna lavorò alacremente per quel Congresso,
concentrando la sua ricerca sulle specie mineralogiche dell’Etna. Il lavoro risultò
così corposo da meritare di essere trasformato in un compendio su tutta la
“Orittognosia etnea”. Non contento, agognando di esporre la sua ricca
collezione di cristalli di zolfo, redige una “Monografia sulle forme
cristallografiche dello zolfo”, ricca di tavole originali.
E ancora, a
integrazione della malacologia siciliana di Poli, pubblicò le “Memorie di
malacologia e di conchiologia di Sicilia”, sugli Atti dell’Accademia Gioenia di
Catania.
Non solo: volle anche cercare di confutare la
teoria che “le tefrine, i basalti e le
trachiti sono prodotte da sollevamento di molle materia dalle interne viscere
della Terra, che va a prendere forma di cupole” e che, invece, “provengono da vulcaniche eruzioni, che
trovansi in corrente”. Scrisse quindi, per il congresso di Metz, una
“Memoria su i rapporti fra la tefrina, il basalte e la trachite dell’Etna”.
Purtroppo, però, la mancanza di fondi e la
febbre asiatica che colpì la città di Marsiglia nel luglio 1837 impedirono al
Maravigna di partire. Venne quindi invitato alla successiva 6a sessione del
congresso scientifico, questa volta a Clermont Ferrand.
