venerdì 21 gennaio 2022

Cartoline di un tempo passato: gli scogli di Ventimiglia


di Luca Barale

La città vecchia di Ventimiglia (IM), nell'estremo Ponente ligure, sorge su uno sperone roccioso costituito da depositi conglomeratici deltizi di età pliocenica (Marini, 2001; Breda et al., 2009). La sottostante spiaggia, nota un tempo come spiaggia de suta a Cola o di Ponente (oggi di Marina San Giuseppe), era costellata di numerosi massi conglomeratici, di dimensioni variabili, crollati dalla soprastante rupe.
Il più celebre era senza dubbio lo Scoglio Alto (Scögliu Autu), un "torrione conglomeratico", prendendo a prestito le parole di Federico Sacco (1934), con un'altezza stimata, a seconda delle fonti, tra i 15 m (Sawicki, 1908) e i 18 m (James Jackson, vedi Fig. 1).


Fig. 1. Lo Scoglio Alto in un'immagine del fotografo James Jackson (1843-1895), datata 28 Marzo 1890. La didascalia recita: "Scoglio di puddinga di circa 18 metri di altezza, scolpito dalle acque, sulla spiaggia di Ventimiglia. Un doganiere italiano, in piedi alla base dello scoglio, serve da scala". Fonte: Gallica - Bibliothèque nationale de France.

Per la sua peculiare morfologia e imponenza, lo Scoglio Alto fu descritto e raffigurato in numerosi lavori geologici a partire dalla seconda metà del diciannovesimo secolo. I diversi autori che ne trattarono, oltre al già citato Sacco, lo descrissero di volta in volta come "rocher aux formes hardies, obélisque naturel" (Gaudin e Moggridge, 1864), "15 m hohe Säule aus pliocänem Konglomerat, die ganz isoliert auf dem Schotterstrand dasteht" (colonna alta 15 m di conglomerato pliocenico, che si erge completamente isolata sulla spiaggia di ghiaia; Sawicki, 1908), "rupe in forma di pinacolo, in cui gli strati, pressoché verticali, accusano il raddrizzamento che subì nella caduta" (Issel, 1911), "smisurato banco di roccia [...] precipitato dai pendii soprastanti [...] rimasto infisso nella sabbia della costa" (Rovereto, 1928).


Fig. 2. Lo Scoglio Alto in due fotografie tratte da lavori geologici di inizio '900. a) Immagine scattata da Alberto Pelloux (in Issel, 1911); si riconoscono, a destra dello Scoglio Alto, la Pria Naviglia e, a bordo immagine, una parte della Pria Margunaira. b) Immagine tratta da Rovereto (1928) che mostra lo Scoglio Alto e la Pria Naviglia, quest'ultima indicata erroneamente nella didascalia originaria come "Schiena d'Asino" (nome di un altro scoglio situato a poca distanza).

Lo Scoglio Alto, insieme ai due vicini scogli noti come Pria (= Pietra) Naviglia e Pria Margunaira, anch'essi costituiti di conglomerato pliocenico, dava luogo a uno scorcio iconico, citato, tra fine '800 e inizio '900, in tutte le guide per viaggiatori che trattavano della città di Ventimiglia e ritratto, da ogni angolazione possibile, in decine di cartoline postali (Fig. 3a, b).


Fig. 3. Lo Scoglio Alto in due cartoline d'epoca. a) Cartolina spedita nel 1914: da destra verso sinistra si riconoscono lo Scoglio Alto, la Pria Naviglia e la Pria Margunaira. b) Cartolina spedita nell'Agosto del 1917, alcuni mesi dopo il crollo dello Scoglio Alto, qui ritratto insieme alla Pria Naviglia. Nell'immagine è ben riconoscibile la stratificazione del conglomerato, immergente ad alto angolo verso sinistra.

Nel Febbraio del 1917, a causa di una forte mareggiata, lo Scoglio Alto fu scalzato alla base e "si abbatté sulla spiaggia come un gigante fulminato" (Salvo, 1925). Il gigantesco monolite si spezzò in diversi tronconi, che rimasero sull'arenile e furono poi inglobati nella costruzione della passeggiata a mare G. Marconi negli anni '50. Nel 1932, pochi anni dopo il crollo dello Scoglio Alto, anche la vicina Pria Naviglia fu distrutta da una mareggiata.

Dei tre scogli originari, l'unico arrivato fino ai giorni nostri è la Pria Margunaira, o più semplicemente Margunaira (43°47'20.8"N, 7°36'06.3"E; Fig. 4a-d). Il nome deriva dal termine dialettale margùn (marangone, cormorano), verosimilmente perché lo scoglio era frequentato in passato da tali uccelli. Il 15 Giugno del 1924, con solenne cerimonia, fu apposta sullo scoglio una lapide in marmo bianco in memoria dei marinai ventimigliesi caduti nella Prima Guerra Mondiale e fu installato un pennone portabandiera (Anonimo, 1924; Fig. 4b). La lapide, tuttora presente anche se mal conservata (Fig. 4c), reca incisi i nomi di dodici marinai, ai lati di un medaglione con una testa di soldato e il motto dannunziano "Donec ad metam" ("Fino alla meta").

La Margunaira era originariamente separata dalla riva da uno stretto braccio di mare. Meta prediletta dei tuffatori, lo scoglio fu addirittura dotato, a un certo punto, di un trampolino artificiale, visibile nell'immagine 4d; nella stessa immagine lo scoglio appare collegato a terra da una scogliera artificiale perpendicolare alla linea di riva, realizzata negli anni '50. L'ultimo tratto di tale scogliera, addossato allo scoglio, fu in seguito rimosso e la Margunaira tornò a essere completamente circondata dalle acque, condizione in cui è rimasta fino ai primi anni 2000.


Fig. 4. La Margunaira nel tempo. a) Cartolina di inizio '900, che mostra lo scoglio ancora senza lapide. b) Cartolina del primo dopoguerra, che mostra un momento della cerimonia di inaugurazione della lapide ai marinai caduti (da una fotografia di G. Bugelli, pubblicata anche in Anonimo, 1924). c) Dettaglio della lapide come si presenta oggi; foto del 5 Gennaio 2022. d) Cartolina (anni '50-'60) che mostra la Margunaira collegata alla riva da una scogliera artificiale (e dotata di trampolino per i tuffi, visibile sulla sinistra).

Nell'ultimo decennio, la costruzione del porto turistico di Ventimiglia e il contestuale, notevole avanzamento della linea di riva hanno causato lo 'spiaggiamento' della Margunaira. Lo scoglio, un tempo "baciato senza posa dalle azzurre acque del Mar di Liguria" (Anonimo, 1924), dista ora una trentina di metri dalla riva e si trova ormai sepolto dalla ghiaia per più di un terzo della sua originaria altezza fuori acqua (Fig. 5).


Fig. 5. La Margunaira come appare oggi, 'spiaggiata' e in parte sepolta (si confronti con le immagini 3b e 3d). Sulla destra in a), e sullo sfondo in b), è visibile parte del molo del nuovo porto turistico di Ventimiglia. Foto del 5 Gennaio 2022.


Bibliografia

Anonimo (1924) - Ventimiglia ai caduti del mare. L'Italia Marinara, 4(7), 111 (più foto a p. 113).

Breda A., Mellere D., Massari F., Asioli A. (2009) - Vertically stacked Gilbert-type deltas of Ventimiglia (NW Italy): The Pliocene record of an overfilled Messinian incised valley. Sedimentary Geology, 219, 58–76.

Gaudin C.T., Moggridge M. (1864) - Menton. Bulletin de la Société Vaudoise des Sciences Naturelles, 8(52) 187-197.

Issel A. (1911) - L'evoluzione delle rive marine in Liguria. Bollettino della Società Geografica Italiana, serie IV, 12(10), 1204-1234.

Marini M. (2001) - Il Pliocene Ligure fra Ventimiglia e Bordighera (Imperia, Alpi Marittime liguri): osservazioni preliminari. Bollettino della Società Geologica Italiana, 120, 37–46.

Rovereto G. (1928) - I Bàusi Rossi e la Riviera al confine francese. L'Universo, 9(6), 517-535.

Sacco F. (1934) - Le Alpi. Touring Club Italiano, Milano.

Salvo U. (1925) - Dolce Riviera, paese delle coulisses. Noi e il Mondo, rivista mensile de "La Tribuna", 15(9), 637-642

Sawicki L.R. (1908) - Beiträge zur Geomorphologie der Riviera di Ponente. Atti della Società Ligustica di Scienze Naturali e Geografiche, 19(3-4), 238-288.

 




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