lunedì 22 ottobre 2018

Geoitaliani alla Settimana del Pianeta Terra – “Il Drizzagno e l’ansa morta di Spinaceto lungo il Tevere”


di Marco Pantaloni

La “Settimana del Pianeta Terra, l'Italia alla scoperta delle Geoscienze" è un festival scientifico che coinvolge tutta l'Italia e che, dal 2012, rappresenta il principale appuntamento per la diffusione della cultura geologica in Italia.
Geologi e naturalisti, membri della Sezione di storia delle geoscienze, hanno organizzato il giorno 20 ottobre 2018 un escursione sul tema “Il Drizzagno e l’ansa morta di Spinaceto lungo il Tevere: caratteri geologici ed ecosistemi fluviali a confronto”, del quale la nostra sezione aveva già parlato (link).


L’obiettivo dell’escursione è stato quello di porre all’attenzione dei cittadini i caratteri peculiari del territorio, focalizzando gli aspetti geologico-ambientali, sfruttando le conseguenze dettate dalla realizzazione di un opera, avvenuta nel 1940, che ha causato l’abbandono, da parte del Fiume Tevere, di un ampio tratto del suo percorso, il meandro di Spinaceto.


Percorrendo brevi e agevoli sentieri, spesso posti a poca distanza dalle nostre abitazioni, è possibile osservare, nei residui lembi di ambienti naturali ancora preservati dall’urbanizzazione, le caratteristiche geologiche del territorio, l’evoluzione dello stesso in seguito agli interventi dell’uomo e come, nell’arco di pochi anni, la natura tende a riappropriarsi delle superfici non antropizzate.
Il caso del meandro di Spinaceto, abbandonato a seguito dell’intervento di rettifica dell’alveo del Tevere per finalità idrauliche effettuato, è un esempio tipico di questa evoluzione ambientale.
Durante l’escursione sono stati descritti i caratteri geologici e geomorfologici del territorio e i cambiamenti sia all’ambiente che all’ecosistema indotti dalle attività umane.
Dal punto di osservazione privilegiato costituito dal Ponte monumentale di Mezzocammino, sul GRA, è stato possibile osservare l’opera del taglio del meandro di Spinaceto del Tevere, il cosiddetto Drizzagno. L’opera ha completato l’importante progetto di sistemazione idraulica avviato alla fine del ‘800 con la costruzione dei “Muraglioni” all’interno del centro urbano, eliminando la grande ansa che, da quel momento, è stata abbandonata dalle acque fluviali. Grazie al materiale documentale conservato negli archivi, è stato possibile ricostruire l’immenso lavoro per la realizzazione dell’opera, della quale molte tracce sono ancora oggi visibili, grazie anche all’ausilio di cinegiornali dell’epoca.



Tuttavia, nonostante il forte impatto antropico e il pesante condizionamento della presenza della più importante via di comunicazione di Roma, il Grande Raccordo Anulare, è stato possibile osservare dei lembi di vegetazione naturale (con molte specie tipiche degli ambienti fluviali presenti nella lista degli habitat protetti all’interno della Direttiva Habitat quali le foreste e boscaglie a salice e pioppo) oltre a piante naturalizzate come platani e gelsi ed invasive come la robinia; con i partecipanti all’escursione si è riuscito poi a camminare nell’antico letto del fiume e “toccare con mano” i sedimenti trasportati dal Tevere nell’arco dei tempi geologici e “ricostruito” in sito il percorso del fiume anche grazie ai residui di vegetazione ancora presenti sulle sponde fluviali ormai abbandonate.

foto di Veruska Sebastianelli


foto di Paola Veronese
L’evento, partecipato da circa 100 persone, si è svolto attraverso l’uso di canoe, di biciclette o a piedi. Partendo da diversi punti della città, i tre gruppi si sono poi incontrati in corrispondenza del Ponte monumentale di Mezzocammino, che di per sé costituisce un opera degna di rilievo storico-architettonico.

Foto di Paola Veronese
foto di Paola Veronese
foto di Paola Veronese
L’evento è stato organizzato con la collaborazione tra ISPRA, la Sezione di storia delle geoscienze della Società GeologicaItaliana, la Federazione Italiana Amici della Bicicletta (FIAB), l’associazione “Regina Ciclarum”, l’Associazione “Discesa Internazionale del Tevere”.