mercoledì 19 febbraio 2014

Luoghi della memoria della geologia italiana: la miniera di Su Suergiu a Villasalto (Gerrei)

di Alessio Argentieri
e Marco Pantaloni

Introduzione
Nel suo recente reportage di viaggio sugli scenari della Grande Guerra, pubblicato sul quotidiano La Repubblica nell’agosto 2013, Paolo Rumiz constata con rammarico e disappunto, nella tappa sul Monte Hermada, che “l’Italia se ne fotte della memoria dei luoghi”.

Tale affermazione ha fatto riflettere noi della Sezione di Storia delle Geoscienze della Società Geologica Italiana, che tentiamo, nel nostro piccolo, di contribuire all’inversione di questa tendenza. E lo facciamo rinverdendo la memoria, un po’ offuscata, dei luoghi simbolici della storia della geologia italiana (con malcelata preferenza per quelli non di primo piano), a cui dedichiamo sovente spazio nel blog GEOITALIANI.
Un filone quasi inesauribile lo rappresentano i luoghi dell’epopea mineraria nazionale, dove i nostri geoscienziati e tecnici della seconda metà del XIX secolo si resero protagonisti dello sviluppo industriale e della modernizzazione del giovane Stato unitario.

Tra i molti siti estrattivi ormai dismessi, sono certamente quelli della Sardegna ad emanare un particolare, malinconico fascino. Oggi vogliamo ricordare la miniera di Su Suèrgiu - in campidanese “il sughero”- presso Villasalto, nel Gerrei.
Il sito, attivo dalla seconda metà dell’Ottocento, rappresentò a lungo il principale centro in Italia per l’estrazione e lavorazione dell’antimonio, materia prima fondamentale per l’industria bellica nazionale; all’epoca Su Suèrgiu rivaleggiava per il primato con la fonderia di Manciano, nel grossetano. Lo sviluppo socio-economico del territorio circostante fu profondamente condizionato dalle alterne vicende dell’industria mineraria per quasi un secolo, dall’Unità del Regno, proseguendo attraverso le due Guerre Mondiali, fino al definitivo declino con l’abbandono della concessione nel 1987.



La palazzina della Direzione della miniera

Fregio sulla facciata della palazzina

Inquadramento geologico
Il Gerrei si trova nella “Zona delle Falde esterne”, dove affiorano le unità del complesso metamorfico del basamento ercinico. E’ proprio nel settore sud-orientale del massiccio sardo che, grazie agli studi della scuola pisana, negli anni ’70 del XX secolo venne riconosciuto il carattere alloctono del basamento e la tettonica polifasata sinmetamorfica ercinica dell’edificio a falde. Già il tedesco Teichmüller aveva identificato un importante lineamento tettonico, la “Faglia di Villasalto”, che mette a contatto le “Arenarie di San Vito” (Cambriano- Ordoviciano inferiore) con i “Calcari di Villasalto” (Devoniano medio/superiore- Carbonifero inferiore). L’elemento fu poi caratterizzato da Carmignani et al. (in uno studio del 1978, focalizzato proprio sul giacimento antimonifero) come sovrascorrimento ercinico a vergenza occidentale, marcato da un’ampia fascia milonitico-cataclastica, che separa le metareniti e metapeliti, appartenenti all’Unità tettonica del Sarrabus, dalla sottostante successione di piattaforma carbonatica pelagica, riferita invece all’Unità tettonica del Gerrei.
La sequenza carbonatica è costituita da alternanze di metapeliti carbonatiche e metacalcari grigi (“Scisti a tentaculiti” Auct.), passanti superiormente a metacalcari massivi stratificati, talora nodulari, con sottili intercalazioni di metargilliti scure carboniose (“Calcari di Villasalto” Auct. o “Calcari a Clymenie” Auct.). Fu Domenico Lovisato, in uno scritto del 1894, il primo studioso ad individuare la presenza di sedimenti del Devoniano superiore nella Sardegna sud-orientale, grazie al rinvenimento di Clymenie e Goniatites linearis nei calcari affioranti presso la miniera di Villasalto.


Il Foglio 226 “Mandas” della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000
(1a ed., 1959; rilevatori Antonio Cavinato ed Enzo Beneo)
Servizio geologico d'Italia




Breve storia delle ricerche minerarie
In ragione del suo assetto geologico, il territorio di Villasalto è ricco di minerali: oltre a quelli di antimonio (stibina o antimonite, stibiconite, senarmontite, cervantite, valentinite e kermesite) si rinvengono scheelite, fluorite, barite, cuprite, galena argentifera. I ricchi filoni antimoniferi sono contenuti negli argilloscisti intercalati ai calcari.


Intercalazioni di metargilliti scure carboniose
nei “Calcari di Villasalto” affioranti presso Su Suergiu


Le risorse del sottosuolo del Gerrei furono sfruttate dall’uomo sin dal Neolitico, come testimoniato dal rinvenimento nella necropoli di Pranu Mutteddu, presso Goni, di reperti in rame e argento riconducibili alla Cultura prenuragica di Ozieri (3500-2800 a.C.).
Ma la nostra storia entra nel vivo in epoca moderna, a partire dalla metà dell’Ottocento. Un imprenditore di nome Francesco Ferro (nomen omen) avviò nel 1854 le ricerche minerarie nella zona di Villasalto. Nel 1861 fu Alberto Ferrero della Marmora (anche lui, grazie a questo doppio cognome, predestinato ad interagire con il regno minerale!) nel suo Itinerario dell’Isola di Sardegna, a menzionare il giacimento (“…vicino ad Armungia è stato trovato un filone di antimonio più ricco di quello di Ballao”), senza peraltro dedicare altri commenti a questo territorio.
Nel gennaio 1880 aprirono la miniera i due imprenditori Carlo Rogier e Giuseppe Carcassi, a cui si associò due anni dopo il toscano Carlo Scaniglia, costruttore della prima fonderia vicino alle gallerie di estrazione del minerale. Nel 1889 la proprietà passo alla “Società Anonima Miniere e Fonderie di Antimonio”, con sede a Genova, all’epoca detentrice del monopolio nazionale di produzione del metallo. Nello stesso anno venne pubblicata la “Carta geologico-mineraria del Sarrabus”, realizzata da Calogero De Castro (ingegnere del Regio Corpo delle Miniere, di cui divenne in seguito Capo), “colla scorta delle triangolazioni fatte nella zona argentifera e della carta del Lamarmora completando i rilievi con sommarie operazioni topografiche eseguite con il concorso dell’Aiut.e I. Capron”.

La pregevole Carta geologico mineraria del Sarrabus di Calogero De Castro (1889)
in scala 1:50.000, con sezioni in scala 1:25.000 del filone argentifero del Sarrabus

Un ruolo nelle vicende estrattive lo ebbe il mineralogista, paleontologo e ingegnere minerario Giovanni Battista Traverso, che lavorò in Sardegna dagli anni ’70 del XIX secolo, prima come direttore e poi come ispettore generale della “Società anonima miniere” di Lanusei. Egli contribuì ad impostare lo sfruttamento a Su Suergiu dell’antimonio (minerale su cui produsse una monografia nel 1897); fu autore anche di una nota sul rinvenimento di wolframato di calcio (scheelite) come minerale accessorio nei giacimenti.


L’ingegnere minerario Giovanni Battista Traverso (Genova, 1843– Alba, 1914).

Come detto, l’andamento produttivo fu alternativamente influenzato dalle vicende belliche del XX secolo. La guerra russo giapponese del 1904-05 causò l’esaurimento delle riserve mondiali di antimonio, determinandone un notevole incremento del prezzo sul mercato internazionale; in questo scenario la proprietà ampliò la coltivazione delle ricerche a Villasalto ed ammodernò la fonderia. Seguì una nuova fase di declino, con forte ripresa contestuale all’entrata dell’Italia nella Grande Guerra e successivo brusco arresto della produzione dopo l’armistizio. La chiusura di ogni ciclo portava con sé, inevitabilmente, forti crisi sociali ed economiche per la comunità locale.
Dopo che nel 1925 il gruppo minerario Montevecchio aveva rilevato la maggioranza del pacchetto azionario societario, i contraccolpi della crisi mondiale del ’29 si fecero sentire anche nella zona teatro della nostra storia, dove in quell’epoca si raggiunsero i minimi storici di produzione. Ma ancora una volta nuovi eventi risollevarono le sorti di Su Suergiu: grazie all’invenzione da parte dell’ingegner Arcangelo Bernardini di nuovi forni “a muffola”, nel 1930 si cominciò a produrre un ossido di antimonio bianco di ottima qualità chiamato Italox.


Campioni di scheelite conservati al Museo

Forma del panetto di antimonio puro
con marchio di fabbrica a stella conservato presso il Museo


Il prodotto era atto a rivaleggiare con l’equivalente inglese, il Timonox, in contrapposizione alla “perfida Albione” ed a supporto delle politiche autarchiche avviate dal regime fascista in quegli anni e compiutamente impostate nel 1936 dopo le sanzioni. In questo contesto, la guerra in Etiopia (1936-39) fu occasione di un’ulteriore fase di sviluppo grazie a cospicui finanziamenti statali. Nel 1941 un Decreto Ministeriale conferì la concessione mineraria all’Azienda Minerali Metallici Italiani, società controllata dallo Stato, che durante il Secondo Conflitto Mondiale incrementò la ricerca di nuove vene da sfruttare per compensare l’esaurimento di quelle già coltivate.
Nel dopoguerra la miniera si avviò al definitivo declino: dopo il passaggio alla A.M.M.I. s.p.a. nel 1951, le attività di ricerca e coltivazione subirono un progressivo decremento, sino alla chiusura sancita nel 1968. Nel 1979 la concessione passò alla SAMIM (gruppo ENI) e quindi nel 1987, sempre nell’ambito del Ente, alla S.I.M. (Società Italiana Miniere). La definitiva rinuncia comportò il trasferimento dei beni nel 1995 alla Regione Sardegna, che li passò al Comune di Villasalto.

Su Suèrgiu oggi
Alla fine di questa lunga storia, il sito di Su Suèrgiu è divenuto parte del “Parco geominerario storico ed ambientale della Sardegna”, istituito con Decreto Ministeriale del 16/10/2001.
Il centro si trova pochi chilometri fuori dal paese di Villasalto, alla testata della valle del Riu Sessini, nel bacino idrografico del Flumendosa. Suggestiva è la visita al villaggio abbandonato, sviluppato attorno alla bella palazzina in stile liberty che ospitava la Direzione, e costituito da diversi edifici (dimore per gli impiegati e gli operai, magazzini e chiesetta dedicata- ça va sans dire- a Santa Barbara). Dalla terrazza, da cui parte un ascensore diagonale (purtroppo non in funzione), si osserva nella vallata sottostante l’area industriale dismessa, con l’edificio diroccato della fonderia.


Perforatrici conservate presso il Museo

Oggi si può visitare su appuntamento il Museo archeologico-industriale dell’attività mineraria, gestito dal Comune di Villasalto tramite una cooperativa. Nonostante le razzie subìte nel lungo periodo di abbandono dopo la chiusura, il museo, realizzato nell’edificio della Direzione, conserva reperti di archeologia industriale che consentono di far rivivere lo spirito di quei luoghi. Da tempo attende di concretizzarsi un progetto di pieno recupero del sito, opportunità importante per risollevare le sorti del Gerrei, terra lambita solo marginalmente dai flussi turistici ed afflitta da una severa crisi socio-economica che in trent’anni ha costretto circa la metà dei suoi abitanti ad emigrare.


Minatori e cernitrici allo sbocco del “livello Margherita”

GEOITALIANI, nella convinzione che la rinascita delle scienze geologiche in Italia sia connessa anche a quella dei luoghi simbolici, auspica una nuova fase per quello di Villasalto, sperando di aver incuriosito gli amici che amabilmente ci leggono a sceglierlo come mèta di visita.

Ringraziamenti
Siamo grati ad Alberto Atzeni, biddesatesu d.o.c. e amico della prima ora di GEOITALIANI, che ci ha suggerito di visitare questi luoghi, e ai Professori Sebastiano Barca e Felice Di Gregorio dell’Università di Cagliari per i preziosi suggerimenti.

L'articolo è stato gentilmente pubblicato anche sul sito internet dell'Ordine dei Geologi della Sardegna:
http://www.geologi.sardegna.it/news/news/articoli/getarticle/News/detail/luoghi-della-memoria-della-geologia-italiana-la-miniera-di-su-suergiu-a-villasalto-gerrei/


Per saperne di più:

  • C. De Castro (1889) Carta geologico mineraria del Sarrabus, scala 1:50.000, R. Stab. Carto- Lit. Virano e c., Roma.
  • C. De Castro (1890) Descrizione geologico-mineraria della zona argentifera del Sarrabus (Sardegna), Memorie descrittive della carta geologica d'Italia, Vol. 5, pubblicata a cura del R. ufficio geologico, Roma, Tipografia nazionale
  • D. Lovisato (1897), Il Devoniano nel Gerrei (Sardegna), Atti Acc. Naz. Lincei, Rend. Cl. Sc. Fis. Mat e Nat., 3, pp. 131-135.
  • G.B. Traverso (1897), L'antimonio. Storia, proprietà, minerali, giacimenti di minerali d'antimonio, metallurgia, usi, leghe, prodotti chimici, saggi, commercio dei minerali d'antimonio, Tip. Sansoldi, Alba.
  • R. Teichmüller (1931), Zur Geologie der Thyrrenisgebietes. Teil 1: Alte und junge Krunstenbewegungen im südlichen Sardinien, in Ges. Wiss. Göttingen, Math-Phys. Kl., Nachrichten, 3, 857-950, Göttingen.
  • Servizio Geologico d’Italia e Regione Autonoma della Sardegna (1959) Foglio 226 “Mandas” della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000 (I ed.), Firenze.
  • L. Carmignani, G. Cortecci, G. Dessau, G. Duchi, G. Oggiano, P. Pertusati & M. Saitta (1978), The antimony and tungsten deposit of Villasalto in South-Eastern Sardinia and its relationship with Hercynian tectonics, in Schweiz. mineral. petrogr. Mitt., 58, 163-188, Zurich.
  • M. Rassu (1997), Villasalto. L’ambiente, la storia, la miniera, Edizioni Grafica del Parteolla, 175 pp.
  • L. Carmignani, G. Oggiano, S. Barca, P. Conti, I. Salvatori, A. Eltrudis, A. Funedda, S. Pasci (2001), Geologia della Sardegna. Note illustrative della Carta Geologica della Sardegna a scala 1:200.000, Memorie descrittive della Carta Geologica d’Italia, vol. LX, 283 pp., 3 tav. f.t.;
  • S. Axana e A. Cardia (2010), Sa mina de Su Suèrgiu in Biddesatu, 115 pp.
  • http://www.minieredisardegna.it
  • http://susuergiu.biddesatu.net