lunedì 18 dicembre 2017

Capellini Rettore redivivo nel suo Museo a Bologna

di Gian Battista Vai

Dal 13 Dicembre 2017 un suggestivo ritratto ad olio di Giovanni Capellini (1833–1922) accoglie i visitatori che, arrivati in cima allo scalone d’onore, entrano nella Sala Bolca 1 del Museo Geologico Giovanni Capellini (MGGC). E’ la sala del duplice Pesce Angelo fossile, uno dei soli dieci esistenti al mondo, tutti provenienti dalla pesciara più famosa del globo e la più antica, per essere stata pubblicata fin dal 1555 dal medico Pier Andrea Mattioli.




Quel quadro, così vivo e pieno di introspezione psicologica, era uscito dal pennelli di Alberto Fabbi, noto ritrattista bolognese, nella temperie del lontano 1888 quando Capellini era per la terza volta Rettore dell’Alma Mater, appunto. Era tutto preso a preparare la prima celebrazione del Centenario dell’Università, l’Ottavo, dopo averne decretato l’origine nel 1088. L’idea era stata sua, a inizio 1886, con l’incarico a Carlo Malagola, Archivio di Stato, di fare le necessarie ricerche. Ma, si sa, i muri hanno orecchie, e a fine 1886 Corrado Ricci documentava a Carducci e Albicini che lo Studio esisteva già a fine XI secolo. Capellini per la sua notorietà conosceva già celebrazioni centenarie di sedi quali Bruxelles, Uppsala, Edimburgo, Heidelberg, Graz, tutte meno antiche di Bologna, per cui non faticò per raggiungere l’unanime consenso nell’indire il Centenario Bolognese, fissando l’origine al 1088, appunto. Il braccio vocale e scenico della celebrazione venne lasciato, ovviamente al bardo Carducci, amico della prima ora di Capellini, come appare dalle cronache, e dai Ricordi di Capellini stesso. A lui però andava riconosciuta l’intuizione, e a Ricci la documentazione. Nel quadro di Fabbi traspare la solennità di quell’evento, ma anche la trepidazione di Capellini per sventare, nell’anno che intercorse fra l’annuncio dell’evento e la sua celebrazione, i tentativi di invidiosi e pigri per “mandare tutto a monte” o “rimandare la festa alla fin del secolo”.
Sorprende, ma non troppo, che il quadro eccellente non sia rimasto al titolare o all’Università di Bologna. Sappiamo solo, per ora, che per almeno un secolo è stato proprietà del nobile casato Lambertini e eredi Mioni, fino alla acquisizione dell’Università nel 2015.

La notizia dell’esposizione del quadro di Capellini nel suo Museo ha subito favorito la donazione allo stesso Museo di un altro fine ritratto antico a carboncino e matita del Barone Achille De Zigno (1813– 1892, amatore paleontologo, grande collezionista, personaggio chiave dell’Unità d’Italia, e amico di Capellini. La ragione dell’abbinamento è presto detta. Il Barone padovano nell’Ottocento è stato il maggiore mecenate del MGGC in termini di collezioni di fossili donate, come il Rettore del IX Centenario, Roversi Monaco, lo è stato nel Novecento in termini di investimento per il recupero statico e funzionale.



La collezione più preziosa e spettacolare donata da De Zigno a Capellini per il suo Museo è senza dubbio quella di Bolca nel Veronese, ricca di pesci eocenici straordinariamente ben conservati, spesso ancora provvisti di resti di organi molli interni allo scheletro. Tutti i maggiori musei geologici del mondo  hanno sempre fatto a gara per esibire qualche pezzo di Bolca, non solo per il valore scientifico e storico ma anche come icone del bello naturale. E anche su questo piano il MGGC non delude le aspettative già a partire dalla contemplazione del rarissimo Pesce Angelo.

Ci sono anche altre due collezioni donate da De Zigno a Capellini nel 1863, la flora dei Calcari di Rotzo e quella dei Calcari Oolitici, il cui valore scientifico supera quello espositivo, e che anche oggi è frutto di approfondite indagini scientifiche per la varietà delle specie rappresentate e la loro importanza stratigrafica. Consistono di oltre duecento lastre marne e calcari con resti di piante fluitate nelle lagune mareali delle spiagge venete e delle Dolomiti vecchie di età giurassica. Penso che il dono di queste collezioni sia costato non poco al Barone in termini affettivi, visto che lui si riteneva e era prima di tutto un paleontologo delle piante.

Eppure la scelta del Barone e la sua innata generosità si sono rivelate azzeccate, perché Capellini e i suoi successori fino ad oggi, con l’Università di Bologna, hanno conservato e valorizzato lo straordinario patrimonio donato per oltre 137 anni, a beneficio degli studiosi di ogni parte del mondo e per il godimento stupito di tutte le masse di visitatori di ogni età.

I pronipoti, consci della munificenza dei doni del loro antenato e della garanzia e visibilità che il MGGC continua a dare ad essi, hanno pensato di seguire le orme dell’avo donandone un prezioso ritratto antico, a seguito della celebrazione del Bicentenario della nascita di De Zigno nel 2013. Noi lo accogliamo con gioia e gratitudine, come fece allora Capellini per le collezioni, e cercheremo di carpire e interpretare i colloqui che i due personaggi potranno di nuovo intessere sul piano metafisico.

Per saperne di più:
Museo Geologico Giovanni Capellini - via Zamboni, 63 40126 Bologna
http://www.museocapellini.it/