martedì 11 novembre 2014

Un “Sentiero Geologico” nel Parco Nazionale della Sila

di Anna Rosa Scalise

Il Parco Nazionale della Sila, dopo il Pollino e l’Aspromonte, è il terzo Parco della Calabria. Si estende per 737 kmq nelle provincie di Cosenza, Catanzaro e Crotone e racchiude tra le zone più selvagge e più affascinanti della regione. Vaste foreste ed estesi altopiani offrono incantevoli paesaggi che si sporgono sul Pollino, sul Mar Tirreno, sul Mar Ionio e sull’Aspromonte.
Il Parco, istituito nel 1997, tutela uno dei più significativi sistemi di biodiversità e fa parte della rete mondiale dei siti di eccellenza dell’Unesco come riserva della Biosfera italiana.

La Sila occupa il cuore della Calabria: è un vasto acrocoro a forma rettangolare, posto in direzione N-S nella parte centrale della Regione e si sviluppa per circa 1700 kmq in aree relativamente pianeggianti comprese tra 1200 e 1400 m s.l.m.

La superficie sommitale del massiccio della Sila, in riferimento alla quale si usa la definizione di Altopiano Silano, conserva ancora i caratteri di una vasta spianata continentale, evoluta in clima caldo-umido tra il Pliocene superiore ed il Pleistocene inferiore con un intenso stato di alterazione nelle rocce affioranti tale da formare una superficie di erosione, con morbide dorsali, da cui si originano i principali fiumi della regione. Le morfologie delle valli, in alcuni punti, si presentano larghe e piatte come risultato del modellamento glaciale attivo fino a circa 10.000 anni fa. Le valli separano cime arrotondate a forma di cupola: le più importanti sono Botte Donato (1929), Montenero (1881) e Gariglione (1765).

Il paesaggio cambia repentinamente dai cigli delle spianate sommitali fino ai 600 m s.l.m., dove si riconoscono i piani di faglia che hanno agito sull’immenso innalzamento della regione. Le ricostruzioni geotettoniche datano l’emersione del massiccio silano a circa 7 milioni di anni fa con un tasso di sollevamento di circa 0.2-0.4 mm/anno. Sui versanti scoscesi si sono impostate valli fortemente incise, gole lunghe e strette ed estese zone franose.


Il sollevamento della Sila ha reso l’Altopiano un’area favorevole alla conservazione di indicatori geomorfologici e pedostratigrafici importanti per ricostruire l’evoluzione del clima sulla Terra negli ultimi milioni di anni. Un esempio sono i paleosuoli che si sono formati sopra le rocce cristalline, che favoriscono una grande varietà biologica ed un ecosistema forestale.
Il territorio del Parco si espande nelle aree della Sila Greca, della Sila Grande e della Sila Piccola. La Sila Greca occupa l’area più a nord ed è la minore, la Sila Grande è la più estesa, occupa l’area centrale e comprende le vette più alte di tutto il Parco, tra queste Botte Donato; la Sila Piccola che è la fascia più a sud si estende dal lago Ampollino al M. Gariglione.

La Sila, il cui toponimo deriva dal greco Hyle e dal latino Silva, che vuol dire selva o foresta, rappresenta ancora un angolo incontaminato dalla presenza antropica; essa è sempre stata considerata come una foresta vergine impenetrabile poco adatta ad ospitare comunità permanenti.
I Bruzi, infatti, non riuscirono ad abitare la Sila in maniera stabile solo nei periodi più temperati potevano trovarvi rifugio e attraversarla per intraprendere guerriglie contro i coloni greci. Nei periodi storici è stata utilizzata molto come un grande bacino per lo sfruttamento di legname e come luogo impervio nel quale popoli in fuga poterono trovarvi tranquilli ripari.



Il Parco è sede di tre bacini artificiali: il lago Cecita, il lago Arvo e il lago Ampollino, immersi in un territorio ad aree boscate molto esteso. Tra tutti i Parchi nazionali quello della Sila ha la maggiore percentuale di estensione boscata, circa l’80% del totale, costituita da faggete e pinete del tipico pino silano: il Laricio. Il Parco protegge 73.000 ettari di superficie all’interno dei quali ricadono le riserve a salvaguardia degli antichi boschi primigeni come quelle di Fallisto, Gariglione e Gallopane.

Dopo tantissimi anni, questa estate, sono ritornata in questi luoghi e nella Sila Piccola presso il Villaggio Mancuso nel Comune di Taverna (CZ), mi sono recata al Centro Visite Monaco all’interno della Riserva naturale Biogenetica “Poverella” (un’area prevalentemente coperta dal Pino Laricio in formazione pura). Il bosco è tutelato dal Corpo Forestale dello Stato che effettua una politica di rimboschimento, protezione ambientale e di tutela contro gli incendi. E’ un centro di Eccellenza specializzato nell’educazione ambientale, finalizzato alla conservazione dell’ambiente naturale, delle oasi di biodiversità a scopo divulgativo, didattico e scientifico. All’interno del Centro ci sono aree destinate a luoghi di ambientamento e diffusione per Caprioli, Cervi e splendidi esemplari di Gufo Reale.

E proprio tra i Larici, i Cervi, i Caprioli e una distesa di ortensie lilla che ho scoperto con grande piacere l’esistenza di un “Sentiero Geologico”.
Il Sentiero, è un percorso attrezzato con grossi campioni di rocce e pannelli descrittivi che riassumono le caratteristiche di ogni di roccia esposta: nome, provenienza, tipo, età, genesi e composizione mineralogica.
Il Sentiero, durante il suo percorso, offre quindi un’opportunità di osservare tutte le rocce che costituiscono l’Altopiano della Sila, rappresentative di varie località del Parco, tra quelle più antiche dell’era paleozoica.

Norman Douglas, scrittore inglese, nel 1915 riferendosi ai monti della Sila scriveva:
“….è un venerando altopiano granitico, che si ergeva qui quando gli orgogliosi Appennini sonnecchiavano ancora sul letto melmoso dell’oceano.…”;
in poche righe spiegava così l’origine geologica della Sila ben distinta da quella dell’Appennino.



Il territorio silano fa parte geologicamente del massiccio granitico- cristallino che costituisce l’arco calabro-peloritano, cioè quelle rocce più antiche (paleozoiche) che si sono formate a partire da circa 300 milioni di anni fa in un’area del Mediterraneo, coinvolte poi successivamente nell’orogenesi alpina e nell’orogenesi appenninica che è in atto ancora oggi.

Il geografo Giovanni Marinelli (1846-1900) e il geologo Emilio Cortese (1856-1936), illustri studiosi del passato, coniarono per il massiccio silano l’appellativo di “Alpi calabresi” per il tipico ambiente montano e per la similitudine tra i tipi di rocce affioranti nella la Sila e lungo la catena alpina.
L’Altopiano montuoso è formato essenzialmente da rocce magmatiche e rocce metamorfiche che occupano l’area centrale, attorno alla quale i margini collinari sono formati da rocce sedimentarie terziarie e quaternarie.
Le rocce affioranti più diffuse sono costituite da graniti, dioriti, scisti, micascisti, gneiss e porfidi: esse sono rappresentate nella Carta Geologica del Parco Nazionale della Sila, realizzata dall’Università della Calabria ed esposta lungo il percorso geologico.
Nella zona tra Longobucco(CS) e Caloveto(CS) affiorano le rocce sedimentarie di età compresa tra il Giurassico (210 milioni di anni fa) e l’Eocene (55milioni di anni fa). In queste aree si rinvengono strati fossiliferi che contengono importanti organismi estinti come per esempio le ammoniti che vivevano nei bacini oceanici ai tempi dei dinosauri. I litotipi più importanti sono: conglomerati quarzosi, conglomerati a matrice sabbiosa e a brecce poligeniche, marne calcaree grigie e calcari marnosi rossi.

Le rocce magmatiche che affiorano nei territori del Parco tra la Sila Grande e la Sila Greca sono principalmente rocce intrusive. I litotipi che affiorano più diffusamente sono i graniti; meno frequenti i gabbri e porfidi presenti in volumi modesti.
La natura petrografica dei graniti è piuttosto variabile: di raro si tratta di veri e propri graniti s.s., si dovrebbe parlare in realtà di rocce di tipo granitico, ossia granodioriti, monzoniti, tonaliti, apliti, dioriti quarzifere con filoni di pegmatiti, di età tardo Paleozoica (285 milioni di anni fa).

Le rocce metamorfiche presenti sono: gneiss, granuliti, migmatiti, marmi, filladi, scisti, metaboliti e oficalci.
Gli gneiss e le migmatiti facenti parte delle Unità della Sila derivano dal metamorfismo ercinico (Permiano (299-251 milioni di anni fa)- Carbonifero (359-299 milioni di anni fa )). Affiorano estesamente nell’area di Monte Botte Donato, mentre spettacolari affioramenti di marmi e granuliti sono presenti sulla vetta di Monte Gariglione.
Gneiss micascisti a gneiss occhiadini localmente in associazione con rocce granitiche e subordinatamente marmi fanno parte delle Unità di Castagna di età paleozoica e si rinvengono nella Sila Piccola e sul bordo orientale della valle del Fiume Crati.
Le metabasiti che sono rocce metamorfiche erciniche derivanti da rocce magmatiche basiche che hanno subito un basso grado di metamorfismo insieme alle oficalci affiorano nell’area compresa tra Monte Reventino e Gimigliano (CZ).
Le filladi sono rocce che hanno subito un basso grado di metamorfismo di quelle che fanno parte del metamorfico ercinico; sono le più antiche e si osservano nell’intorno dei centri abitati di Longobucco (CS) e Bocchigliero (CS).
Le analisi con metodi radiometrici eseguite su campioni di rocce metamorfiche silane hanno dato come risultati età comprese fra 144 e 255 milioni di anni fa (Carbonifero –Permiano).
Di particolare interesse è il metabasalto metamorfico di Conflenti (CZ) di età Giurassica che deriva dalle trasformazioni durante l’orogenesi alpina (180 milioni di anni fa) di rocce ignee effusive di composizione basaltica.
Questa roccia è conosciuta come “marmo verde di Calabria” o “verde Calabria” ed è utilizzata in architettura come rivestimento di pavimentazione e per la realizzazione di elementi decorativi. La pietra verde è stata estratta in passato in cave presenti nella Sila piccola nell’intorno di Gimigliano (CZ) (attualmente esiste una cava attiva nel comune di Conflenti (CZ). E’ stata usata come elemento decorativo in molte chiese del Catanzarese, nella pavimentazione della Reggia di Caserta, nella basilica di San Giovanni in Laterano a Roma e a San Pietroburgo.
In località Macrociali presso Longobucco (CS) si rinvengono invece le granodioriti a fenocristalli di feldspato potassico che sono rocce intrusive del Permiano prodotte dalla solidificazione di magmi acidi, ricchi in silicio. Le granodioriti silane si formano circa 275 milioni di anni fa nelle fasi terminali dell’orogenesi ercinica. Fanno parte del grande gruppo delle rocce granitoidi e sono composte da: quarzo, plagioclasi, k-feldspati, biotite, miscovite, apatite, zircone. Vengono utilizzate per la pavimentazione e per la realizzazione di elementi decorativi.
Da queste rocce è stata ricavata la lapide in ricordo della visita di Sua Santità Giovanni Paolo II posta all’entrata dell’Abbazia Forense di San Giovanni in Fiore (CS).



Le diversità geologiche e i processi formativi descritti si osservano in modo discontinuo in regioni isolate, lontane e spesso difficilmente da raggiungere e da visitare, in concreto poco fruibili alle popolazioni. La Sila offre invece un’opportunità unica alla conoscenza delle geoscienze in uno scenario naturale e suggestivo favorita anche dall’esistenza di un Parco Nazionale.





Per saperne di più:

  • Carta geologica della Calabria scala 1:25.000. Centro Cartografico della Calabria (www.regione.calabria.it)
  • Cortese E. (1934)- Descrizione Geologica della Calabria (Roma, 1895). Mem. Descr. della Carta Geologica d’Italia vol. IX Roma 1895, ristampato 1934.
  • Ogniben L. (1973) - Schema geologico della Calabria in base ai dati odierni Ist. Geol. Univ. di Catania. Riassunto delle conoscenze disponibili in letteratura da Cortese (1895) a il 1972. Geol. Rom. 12 243-585 258 fig 1 carta a colori f.t., Roma.
  • Mirocle Crisci G., Marabini S.,Procopio F., Vai G.B.,Muto F. (2013)- Gli straordinari aspetti geologici della Sila. Sinergie, rapporti di ricerca n.37, pp.95-102.
  • Servizio Geologico d’Italia - ISPRA - Cartografia geologica d’Italia alla scala 1:100.000 Fogli n. 236 Cosenza; 237 S. Giovanni in Fiore; 241 Nicastro; 242 Catanzaro.