martedì 4 novembre 2014

La pietra del Carso e il Sacrario militare di Redipuglia

di Marco Pantaloni


Nel giorno celebrativo dell'anniversario della fine della prima guerra mondiale per l'Italia, festa dell'Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate, e nell’anno della ricorrenza del centenario della Grande Guerra, Geoitaliani propone un modesto contributo, su questo tema così profondo, da parte della nostra disciplina.
In questo post parleremo della pietra del Carso, non solo perché costituì il substrato sul quale molte migliaia di uomini hanno combattuto e perso la vita ma anche perché, con tale pietra, è stato realizzato il grande Sacrario militare di Redipuglia, nel quale gli stessi uomini trovarono sepoltura.

Giuseppe Ungaretti, il 5 agosto 1916, dal Valloncello di Cima Quattro sul Monte San Michele scrisse la sua struggente poesia “Sono una creatura”, nella quale la pietra calcarea diventa simbolo della sofferenza e del dolore:

Come questa pietra
del S. Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata.
Come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede.
La morte
si sconta
vivendo.

Lasciando ai lettori le sensazioni nell’interpretare questi versi, cerchiamo ora di descrivere il materiale del quale il Sacrario di Redipuglia è costituito.

Pietra del Carso o pietra di Aurisina
La pietra di Aurisina è un calcare molto puro, compatto, omogeneo, stratificato in potenti bancate, con colore di fondo grigio chiaro. In prima analisi le distinzioni tra le diverse varietà dipendono dalle dimensioni, dalla classazione, dalla quantità e dalla distribuzione della frazione bioclastica. I fossili, quasi sempre in frammenti (bioclasti), sono costituiti da lamellibranchi, soprattutto Rudiste e in subordine foraminiferi, resti algali e rari briozoi. Presentano ottime caratteristiche petrografiche, con tenori di carbonato di calcio che arrivano al 99.5%, e fisico-meccaniche, tali da permetterne una facile lavorabilità e lucidatura, offrendo materiali aventi colore e fioritura omogenee.
Nel comparto merceologico viene comunemente chiamato marmo, anche se la comunità dei geologi conosce bene la differenza tra un marmo (che è una roccia metamorfica) e quei materiali litoidi adatti al taglio e alla lucidatura. La pietra di Aurisina presenta caratteristiche particolarmente elevate di durezza, compattezza e resistenza. Le varietà principali sono Aurisina Chiara, Aurisina Fiorita, Aurisina Granitello e Roman Stone.


Pietra di Aurisina
facies Aurisina fiorita
Viene cavato fin dall’epoca repubblicana all’interno di un vasto bacino estrattivo chiamato Ivere; le diverse varietà derivano da orizzonti del membro di Borgo Grotta Gigante, della formazione dei calcari del Carso triestino, di età Cretacico superiore. Dal bacino dell’Ivere è stato estratto il materiale usato nella X Regio romana per costruzione di Aquileia, allora il più importante centro della parte orientale della penisola. Un altro monumento dell’epoca realizzato con la pietra di Aurisina è, probabilmente, il monolite che copre il Mausoleo di Teodorico a Ravenna, anche se altri centri istriani rivendicano la provenienza.
Le cave tornarono ad avere grande sviluppo in età asburgica; per il trasporto del materiale estratto venne addirittura costruita una diramazione della ferrovia Trieste-Vienna. Ciò permise di trasportare i blocchi di materiale estratto in Austria, Ungheria e Cecoslovacchia. A Vienna venne realizzato con la pietra del Carso il Palazzo Imperiale e il Parlamento, mentre a Budapest venne usata per il Parlamento e l’Opera. La forza lavoro impiegata nelle cave e nei laboratori del Carso era di circa 3000 operai.




In Italia la pietra d’Aurisina venne sfruttata, tra le due guerre, per la costruzione della Stazione Centrale di Milano; si stima che vennero fornite quasi 38.000 tonnellate di materiale, non solo per pavimentazioni e conci ma anche per statue e fregi.
Vanno ricordate poi alcune tra le numerose opere realizzate all’estero: Dai Iki Life Insurance Building” di Sendaj City (Giappone); le opere di rivestimento interno nelle stazioni delle metropolitane di Atlanta (USA) e Francoforte (Germania); centri direzionali alla Defense a Parigi, oltre al Palazzo di Giustizia di Padova e i pavimenti e le opere di decorazione della 3 Linea della metropolitana di Milano.

Ma qui vogliamo ricordarne l’uso nella realizzazione del Sacrario militare di Redipuglia, dedicato alla memoria di oltre 100.000 soldati italiani caduti durante la prima guerra mondiale.
I lavori per la realizzazione del Sacrario vennero affidata alla ditta Marchioro di Vicenza, un’impresa che durante la guerra aveva lavorato alla costruzione di trincee e opere difensive e, nell’immediato dopoguerra, alla costruzione di caserme, fabbriche, opere pubbliche e monumenti. Vennero impiegati oltre trecento operai locali che lavoravano oltre dieci ore al giorno, sabato compreso.
Il versante del rilievo denominato quota 89 si mostrò, come del resto tutte le alture del Carso, difficile da lavorare, se non con l’utilizzo di macchinari ed esplosivi. Anche la piantumazione dei cipressi che contornano la scalinata venne effettuata con l’uso della dinamite, e il materiale di riempimento trasportato dai dintorni di Grado.
Il giorno dell’inaugurazione la colossale opera non era ancora completata, mentre il costo era salito da 20 a 45 milioni di Lire, soprattutto per la svalutazione e le sanzioni collegate alle Guerra d’Africa.
Il disegno architettonico del Sacrario ricorda l'ascesa al cielo e la redenzione dei morti e dei vivi abbandonando la simbologia guerresca.



Unico elemento rimane il maestoso altare del duca d’Aosta, comandante della Terza Armata, che aveva chiesto di poter riposare tra i suoi soldati; si tratta da un imponente monolite di marmo rosso della Val Camonica squadrato e lavorato sul posto. Accanto a questo trovavano posto i sacelli dei suoi generali (Chinotto, Monti, Paolini, Prelli, Riccieri) ricavati in blocchi di granito grigio.



Nei due anni di lavoro l’intera collina venne rivestita di pietra bianca del Carso.
Dal piazzale inferiore parte una scalinata fiancheggiata da lapidi in bronzo con i nomi delle località luogo delle battaglie più cruente, per finire allo slargo con la tomba del duca d’Aosta.



Da qui, l’imponente scalinata di 22 gradoni incorniciati dalla parola “presente” scolpita nella pietra del Carso, nell'Aurisina fiorita.





Per saperne di più:

  • Cucchi F., Pirini Radrizzani C. & Pugliese N. (1987) - The carbonate stratigraphic sequence of the karst of Trieste (Italy). Mem. Soc. Geol. It., 40, 35-44, Roma.
  • Carulli G.B., Onofri R. (1969) - I marmi del Carso. Unione region. Cam. Comm. Ind. Art. Agric. Regione Friuli-Venezia Giulia, , Ed. Del Bianco, 101 pp., Udine.
  • Cucchi F. & Gerdol S., a cura di, (1986) - I marmi del Carso triestino. Ed. Camera di C.I.A.A. di Trieste, 1-195. 
  • Gerdol S. (2001) - Valenze geologiche e morfologiche. In: Piano Territoriale Regionale Particolareggiato della Costiera Triestina - Gruppo di progettazione coord. Arch. Semerani L. RAFVG - Direzione Regionale Pianificazione Territoriale (lavoro inedito). 
  • Gerdol S. (2001) - Carso, nel cuore d'Europa, affacciato sul mare, un antico mondo da scoprire (CD ROM). P.O.Interreg 2 - Comune di Trieste.
  • Il Territorio, semestrale di storia, memoria, cultura, fotografia, ambiente. Edizioni del Consorzio Culturale del Monfalconese.
  • http://www.liceopetrarcats.it/old_site/sperimentazione/sitocarso/economia.htm