venerdì 3 ottobre 2014

Le Tre Fontane e il martirio di San Paolo

di Marco Pantaloni

A Roma, sulla trafficata Via Laurentina, in prossimità del complesso sportivo dell’Acqua Acetosa e del Luna Park, ormai abbandonato, sorge un luogo di pace, isolato dal traffico e dal rumore, simbolo per la Cristianità.
Si tratta del complesso abbaziale delle Tre Fontane, che presenta i caratteri di un monastero fortificato, come si vede già dal portale d'ingresso, il cosiddetto Arco di Carlo Magno.

L’Abbazia delle Tre Fontane sorge in una piccola valle attraversata dal tracciato dell’antica Via Laurentina; la zona veniva chiamata, in antichità, “Acquae Salviae”. Si presume che il toponimo derivi dall’associazione dell’abbondanza delle acque con il nome della famiglia proprietaria dei terreni in tarda epoca latina.


L'area delle Acquae Salviae (tratta da Google Earth)

La storia di questo luogo risale alla metà del VII secolo, quando è attestata la presenza di un “abate Giorgio, del monastero di Cilicia che sorge alle Acque Salvie della nostra città”. Il nucleo originario del complesso, quindi, fu quello greco-armeno, a cui viene attribuita la fondazione della chiesa che oggi si chiama Santa Maria Scala Coeli.

Alla fine dell’XI secolo, col decadimento di importanza del monastero armeno e lo sviluppo del potere dei Cluniacensi, l’abbazia e i possedimenti passarono, per pochi decenni, a questi ultimi. In seguito, poi, l’intera area passò dai Cluniacensi ai Cistercensi, che edificarono la Chiesa Abbaziale.

Dopo lunghi secoli e varie vicissitudini, nel 1808 l’Abbazia fu soppressa dai francesi, che dispersero il patrimonio; solo libri e archivi vennero trasferiti in Vaticano. La valle delle acquae salviae, abbandonata alla natura, si impaludò e l’area venne infestata dalla malaria.
Nel 1867, 18° centenario del martirio dei Santi Pietro e Paolo, grazie ad una donazione francese venne insediata nell’antica abbazia una comunità di Trappisti che provvidero al restauro della basilica e alla bonifica dell’area. La bonifica fu realizzata per mezzo di canalizzazioni, piantumazione di eucalipti e l'interramento di uno stagno.





Cercando un filo logico che leghi questo luogo alla nostra disciplina, non è l’aspetto storico-architettonico quello che suscita la nostra curiosità, bensì l’origine della denominazione del luogo: le Tre Fontane.
Secondo la tradizione cristiana, il 29 giugno del 67 d.C. fu proprio nella valle delle acquae salviae che San Paolo di Tarso venne decapitato; la testa dell’”apostolo dei Gentili”, il principale missionario del Vangelo di Gesù, cadendo a terra rimbalzò tre volte. In ciascun punto scaturì una sorgente, distanziata pochi metri una dall’altra.
Queste sorgenti si trovano all’interno della suggestiva Chiesa di San Paolo alle Tre Fontane, costruita nel V secolo sul luogo dove l'apostolo fu, secondo la leggenda, martirizzato e decapitato, come recita la grande lastra marmorea posta sull'architrave della facciata: "S. Pauli Apostoli Martyrii Locus Ubi Tres Fontes Mirabiliter Eruperunt”, ossia "Luogo del martirio di S.Paolo Apostolo dove tre fonti sgorgarono miracolosamente".










Già Andrea Bacci nel 1571, nel suo trattato De Thermis (un libro sulle acque, la loro storia e le qualità terapeutiche che venne accolto con entusiasmo dalla società scientifica papalina e fu oggetto di molte ristampe), ricorda che quelle tre sorgenti erano “crassae, fumosae et cum aliquali tepore”.
La prima polla ha la caratteristica di essere calda, la seconda tiepida, la terza fredda. Sulle tre fontane, che a lungo conservarono le differenti temperature delle acque, furono erette tre edicole in ricordo del miracolo avvenuto. Le edicole sono a forma di nicchia con colonne di marmo nero di Chio, sovrastate dallo stemma della famiglia Aldobrandini e da un catino a conchiglia; su ognuna delle quali è scolpita la testa di S. Paolo. Per molto tempo l'acqua fu distribuita ai fedeli perché ritenuta miracolosa per varie malattie, ma nel 1950, a causa dell'inquinamento, il flusso venne chiuso.



Oggi è possibile ascoltare il fluire delle acque avvicinandosi alla base delle edicole e, nel silenzio della Chiesa, pensare alla moltitudine di fedeli che, nei secoli, hanno venerato questo luogo mistico e le tre polle d’acqua sorgiva.

Per concludere questo racconto, prima di uscire dalla chiesa, è necessario notare nell'angolo di destra, vicino alla prima edicola e protetta da una cancellata, la colonna di marmo bianco alla quale la tradizione vuole che S. Paolo sia stato legato per subire il martirio.


Forse degli accurati studi idrogeologici potrebbero spiegare in modo scientifico l’origine di queste tre piccole sorgenti; la Chiesa sorge sui depositi siltoso-sabbiosi e siltoso-argillosi delle piane alluvionali del Fiume Tevere, con alla base livelli ghiaioso-sabbiosi che possono ospitare una falda in pressione (SFTba nel foglio 374 Roma della Carta geologica d’Italia in scala 1:50.000). Nell’area, questi depositi quaternari sono in contatto laterale con l’unità medio pleistocenica della Formazione di Valle Giulia (VGI: ghiaie, sabbie e limi, con travertini fitoclastici alla sommità), oltre che con i depositi piroclastici costituiti dalle Pozzolane rosse (RED nella carta geologica), anch’esse di età Pleistocene medio p.p.

Stralcio del foglio 374 Roma
della Carta geologica geologica d'Italia
in scala 1:50.000

E' nostra opinione, tuttavia, mantenere un’aura di mistero sull'origine di queste acque. La leggenda sulla nascita delle sorgenti e le virtù terapeutiche assegnate alle acque, dovrebbero essere preservate dalle osservazioni scientifiche, che poco o nulla potrebbero aggiungere al profondo valore mistico del luogo.

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