lunedì 28 aprile 2014

Sopra una pioggia di sabbia caduta presso Roma nella notte del 21 e 22 febbraio 1864

di Marco Pantaloni
Un'autovettura, a Londra, colpita dall'inusuale
pioggia di sabbia.


I primi giorni del mese di aprile 2014 alcune agenzie di stampa, amplificate poi dai vari social network, hanno diffuso la notizia di una inusuale pioggia di sabbia su Londra. Quello della pioggia di sabbia è un evento non infrequente per l’Italia, soprattutto per quella meridionale, forse un po’ meno per i paesi nord-europei.

Questo evento ci ha fatto tornare in mente una pubblicazione della seconda metà dell’Ottocento, addirittura di Giuseppe Ponzi, che relaziona “Sopra una pioggia di sabbia caduta presso Roma nella notte del 21 e 22 febbraio 1864”, presentata all’Accademia Pontificia dei Nuovi Lincei nella sessione VII del 5 giugno 1864.

Giuseppe Ponzi (al centro della foto) e i suoi allievi
della scuola romana di geologia.


Ponzi nel suo resoconto esordisce così:
Sebbene alquanto in ritardo a cagione di mia assenza dall'ultima tornata accademica; era pur mio dovere soddisfare un impegno, e parlarvi in proposito del dubio da me suscitato sulla pioggia di sabbie, avvenuta in Roma nella burrascosa notte del 21 al 22 del passato febraro.
Allorchè il nostro collega R.P. Secchi sapientemente ne descriveva il fenomeno, e ne mostrava le polveri raccolte, il vento d'ostro conduttore di esse le fece giudicare provenienti dal deserto di Sahara, al di là dell'Atlantico e attraverso il mare tirreno”.
Dopo questa constatazione, però, si pone un dubbio che, nel seguito, cerca di redimere:
Se non che, il colore la finezza e la somiglianza colle nostre sabbie subappennine fecero sorgere il dubio, se queste vennero realmente dal deserto africano, ovvero siano state le stesse sabbie gialle, plioceniche, sollevate da gagliardo vento, e sparse lungo il suo cammino. Che il vento impetuoso possa condurre anche a distanze notevoli sabbie ed altre più gravi materie, è un fatto che tuttodì vediamo ripetere sotto i nostri occhi; ma che le sabbie cadute in quella notte siano affricane o italiane, questo è il quesito che domanda spiegazione”.

Affronta quindi il problema con metodo scientifico, raccogliendo campioni sia del materiale sabbioso caduto dal cielo, sia di “sabbie subappennine”, raccolte presso la Chiesa di Santa Maria del Rosario a Monte Mario, a Roma, (appartenenti quindi alla formazione di Monte Mario) e analizzandole:
La Chiesa di Santa Maria del Rosario, a Monte Mario a Roma
 A questo effetto vennero da me istituite certe analisi di confronto fra le sabbie piovute, e le subappennine, che a bella posta raccolsi presso la chiesa del Rosario di monte Mario, e passai per uno staccio onde separare la parte più fina come avrebbe fatto il vento. Su di queste vennero pratticate indagini microscopiche e chimiche, per riconoscervi i caratteri comparativi, tanto di aggregazione quanto di composizione”.


La formazione di Monte Mario, estratto dalla legenda del
foglio geologico 347 Roma della Carta geologica d'Italia in scala 1:50.000
(Servizio geologico d'Italia - ISPRA)

 Con la collaborazione del prof. Diorio effettua analisi microscopiche per l’analisi sedimentologiche e micropaleontologiche:
Il prof. Diorio che gentilmente si prestò col suo microscopio, osservò ambedue le sabbie, applicandovi un ingrandimento di 1300 diametri, e rinvenne che l'una e l'altra si componevano di lucenti granelli di quarzo jalino, visibili anche ad occhio nudo, misti ad altri esilissimi frammenti di roccie calcari, e particelle nere probabilmente dovuto all'ossido di ferro. Però in mezzo a questi ingredienti giunse a distinguere dei corpi organici di forme svariate, riferibili alle Diatomee, o Infusori a guscio siliceo, colla differenza che le supposte polveri affricane ne mostravano maggior numero e nelle plioceniche appena se ne distinguevano alcune”.

I due scienziati individuano i seguenti fossili, comparandoli:
Nelle sabbie piovute.
  • Gomphomena lanceolata;
  • Synedra ulna;
  • Pyxidula prisca;
  • Baccillaria vulgaris;
  • Peridinum pyrophorurn;
  • Pinnularia dactylus;
  • Enastrum verrucosum.
Nelle sabbie di monte Mario.
  • Spicula spongiarum;
  • Baccillaria vulgaris.
Dal che trae le seguenti considerazioni:
In tali osservazioni il diligente professore notando la differenza, e che appena una sola specie era comune ad ambedue (la Baccillaria vulgaris), limitandosi alle sole sabbie esaminate, credette trovarvi un carattere differenziale, per il quale le sabbie piovute potersi stimare veramente derivate dal deserto di Sahara, come veniva asserito, trasportata dall'ostro violento di quella burrascosa notte”.

Scoprì poi che, nel frattempo, sulle stesse sabbie, erano state compiute, dal dott. Paolo Poretti, analisi chimiche:
Peraltro mentre si facevano le fisiche indagini si seppe che il dott. Paolo Peretti, diligente chimico, era trattando un analisi di quelle stesse sabbie piovute e di altre raccolte nei contorni nostri per conoscerne i componenti. Allora volli tener dietro a cosifatti lavori per raggiungerne i risultati, i quali in seguito vennero resi di pubblica ragione nella Corrispondenza Scientifica n. 6-7, 22 aprile del corrente anno”.

Le analisi effettuate dal diligente chimico dott. Peretti riportavano, in sintesi, i seguenti risultati:
  • che ad occhio disarmato si scorgevano punti più o meno lucenti […];
  • che la sabbia affondava nell'acqua pura; che produceva effervescenza assaggiata all'acido idroclorico, e […] che la soluzione acida palesò contenere dell'allumina, del ferro della calce, della magnesia;
  • che la parte insoluta dall'acido componevasi nella totalità di particelle piccolissime quarzose eguali fra loro […];
  • che esposte al fuoco dentro un saggiuolo di vetro emanò dei vapori acquosi , appena sensibili, e di poi si annerì con manifestazione di leggieri fumi, i quali avevano un odore di sostanza organica bruciata, che fusa con la borace sur un filo di platino ritorto, ed esposta all'azione della fiamma del cannello, si trasformò in un vetro perfettamente limpido colorato in giallo;
  • comparata scrupolosamente colle nostre sabbie al microscopio, su fondo nero o non trasparente, illuminata dal raggio solare, si condusse col metodo della ragione a giudicarla, essere stata qui trasportata da quei depositi arenari del nostro paese, e non molto lontani, senza enunciarle di sua più che lontana provenienza;
  • che essa non ci presentò caratteri fisici di gran rimarco, ne molto differenti dalle nostre sabbie;
  • da ultimo si disse, che questo fenomeno può sempre riprodursi in quella grande attitudine che impiega la natura di quei venti turbinosi di locale burrasca, e che il più delle volte può rimanere eziandio inosservato.
Nasce allora il dubbio, come afferma:
Ecco due diverse opinioni portate sulle sabbie cadute: una derivata dall'osservazione microscopica dei fossili: l'altra dall'analisi chimica: fatto che dimostra per se stesso quanto sia difficile un giudizio di questa natura”.

Quale sarà pertanto la soluzione del problema?
Se consideriamo l'aggregazione degli elementi minerali componenti ambedue le sabbie, sono i medesimi, cioè calcare e quarzo a cui si aggiungono pezzetti di ferro: ma se guardiamo i resti organici, i soli due fossili osservati nelle sabbie di monte Mario, di cui uno è anche analogo alle sabbie piovute, sono sufficienti a fondare un giudizio di formazione diversa? Al contrario, le diressimo identiche se la Baccillaria vulqaris, ad ambedue comune, bastasse a caratterizzarle. Se in fine ci volgiamo all'analisi chimica non solo avremo identità di risultati in quelle sperimentate da noi; ma eziandio con quella fatta a Parigi dal sig. Dauhrée sulla polvere piovuta alle Canarie il 7 febraro 1863 veramente giudicata affricana, riportata nell'anno scientifico del sig. Figuier. Quella era composta di silice e carbonato di calce presso a poco come tutte le sabbie”.

Guglielmo di Ockham (o Occam)
(Ockham, 1288 - Monaco, 1349)
Ponzi allora risolve la questione seguendo il principio del “Rasoio di Occam”:
La somma adunque di tutti questi studi fatti farebbe piuttosto inclinare a credere l’identità delle sabbie, da cui discenderebbe che le meteoriche siano le stesse nostre subappennine. Ma siccome altri dubii potrebbero ancora sollevarsi di difficile o impossibile soluzione. Così mi sembra miglior partito lasciar la questione qual'è per non complicarla inutilmente, e dichiarare che le polveri cadute nel fenomeno del 21 febraro passato, possono essere giunte dal deserto di Sahara; ma non dimostrate con quella esattezza che oggi esigge la scienza”.


Per saperne di più: