giovedì 6 giugno 2013

38 a.C., il petrolio a Roma


di Marco Pantaloni
Rappresentazione della fuoriuscita di "olio"
dalla porta della taberna meritoria

(Pietro Cavallini, abside della Basilica di
Santa Maria in Trastevere)



Al viaggiatore, geologo e non, che si trova a girare per le strade ed i vicoli del quartiere di Trastevere a Roma, non sarà sfuggita la denominazione di uno dei vicoli più caratteristici del quartiere: via della fonte d’olio.

Per capire il significato di questo curioso nome occorre entrare nella vicina Basilica di Santa Maria in Trastevere; osservando il gradino nella parte destra del presbiterio è ben visibile l’epigrafe “Fons olei” incisa in un puteale di marmo.




La spiegazione di questa denominazione risale al 38 a.C., 716 anno dalla fondazione di Roma, quando avvenne una improvvisa scaturigine di un fluido oleoso nero dal pavimento di una taberna meritoria, cioè di una foresteria per i militari veterani di guerra. Il fluido continuò a scorrere per un intero giorno e una notte, arrivando a defluire nelle acque del Tevere, poco distante. È ovvio che allo straordinario evento venne attribuito un significato prodigioso che lasciava presagire un evento miracoloso.
L’avvenimento, infatti, venne interpretato dagli ebrei come un segno dell’avvento del Messia (parola che in ebraico significa “l’unto del Signore”) ed anche i cristiani romani, gran parte provenienti dall'ebraismo, consolidarono l’interpretazione: per loro l’olio rappresentava il segno della misericordia. Il luogo dove sorgeva la taberna meritoria venne quindi consacrato e, in seguito, vide prima l’edificazione di una domus ecclesiae e, più tardi, l’edificazione della basilica di Santa Maria in Trastevere immediatamente sopra il luogo della “miracolosa” eruzione.
Ancora più indicativa è la rappresentazione dell’evento che Pietro Cavallini, pittore romano del XIII secolo, riprodusse alla base del catino dell’abside, dove è ben visibile la taberna meritoria dalla cui porta fuoriesce un copioso rivolo nerastro che corre verso il vicino Fiume Tevere.

Ben diversa è l’interpretazione data da altri studiosi: nei pressi dell’attuale Piazza di Santa Maria in Trastevere esistevano piazze che venivano “allagate” e nelle quali venivano effettuate le naumachie, ovvero le battaglie navali. Ottaviano Augusto fece costruire l’acquedotto Alsietino, che prelevava l’acqua dal Lago di Martignano (Lacus Alsietinus), sia per usi irrigui, non potabili, che per riempire di acqua queste piazze. Da qui la denominazione più prosaica: olei potrebbe essere la corruzione di olidus, ossia sporco o, con termine moderno, inquinato.

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