lunedì 10 giugno 2013

1934, la frana di San Lazzaro di Fossombrone (PU)

di Marco Pantaloni



Uno degli eventi franosi più significativi della prima metà del ‘900 è stato senz’altro la frana di San Lazzaro di Fossombrone, in provincia di Pesaro-Urbino: il 13 febbraio 1934 dal versante sud-orientale dei Monti delle Cesane, si staccò una grande frana che travolse alcune abitazioni, la strada statale Flaminia, la ferrovia Metaurense e i campi coltivati, causando 11 vittime. Le cronache dell’epoca descrivono la frana come un movimento in “due tempi”, verificatisi a distanza di pochi secondi. La seconda frana si è riversata sopra le case e la strada per una lunghezza di 150 metri e un’altezza di 15 metri (con un volume stimato di circa 600 mila metri cubi). Un piccolo monumento a ricordo delle vittime, adornato da siepi, è stato eretto lungo la via Flaminia, proprio nel punto d’incontro fra la strada ed il corpo di frana.









Le cronache locali dell’epoca riportano che l’evento fu preceduto da alcuni segnali “premonitori”, quali la scomparsa di sorgenti e scricchiolii. Nonostante questo, però, l’evento colse tutti di sprovvista; in tempi rapidissimi si verificò un velocissimo scorrimento della massa rocciosa la quale, precipitando, si disarticolò frammentandosi in una vera e propria valanga rocciosa (rock avalanche).
Il fenomeno si è verificato nel tratto in cui il Fiume Metauro attraversa la dorsale dei Monti delle Cesane, tagliando ortogonalmente la grande struttura anticlinale mettendo in luce il nucleo costituito dai calcari della formazione della Maiolica. La frana ha interessato la Scaglia Rossa affiorante, nella parte alta del versante, con giacitura suborizzontale, staccandosi dalla zona immediatamente a valle dell'ex Azienda Forestale di Campo d'Asino.



Nonostante il tempo trascorso e le cospicue opere di rimboschimento, sia la zona di distacco che il corpo di frana sono ancora ben visibili. La parte inferiore del corpo di frana si eleva dalla superficie del terrazzo alluvionale del Metauro come un cumulo caotico di detriti dalla sommità semipianeggiante, caratterizzato però da serie di dossi e depressioni. La parte alta dell'accumulo è prolungata verso monte formando una spessa coltre detritica di forma convessa; la zona di distacco si evidenzia, invece, per la sua forma concava che, dall’altezza della strada che collega Fossombrone all’ex Azienda Forestale di Campo d’Asino, arriva fino a metà versante, raccordandosi con la parte sommitale dell’accumulo. Il carattere “valanghivo” di questa frana è ben testimoniato dalla presenza di estese cordonature che si possono ancora oggi vedere, da foto aeree, ai margini dell’accumulo detritico.



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