sabato 25 maggio 2013

Valerio Magrelli, “Geologia di un padre”


RECENSIONI
di Alessio Argentieri


Un inaspettato omaggio alla geologia come “scienza della memoria” giunge dal mondo letterario.
Valerio Magrelli, traduttore e saggista, ordinario di Letteratura francese all’Università di Cassino, ricostruisce la figura del padre scomparso Giacinto, ingegnere nato a Pofi in Ciociaria, attraverso 83 capitoli- tanti quanti gli anni da lui vissuti- in una sorta di “stratigrafia” di pensieri intimi, ricordi, impressioni, consapevolmente intitolata “Geologia di un padre”.
Nel suo percorso di reminiscenza e di identificazione con le generazioni precedenti, l’autore segue, in ordine apparentemente casuale, la linea del tempo della propria esistenza sovrapposta a quella del genitore. E risale il passato lungo un ideale albero genealogico fino alla popolazione italica degli Ernici, concludendo la “filogenesi paleoantropologica” nel Paleolitico inferiore. E’ in quell’epoca remota che avviene l’incontro con il capostipite Argil, nome attribuito all’ominide adulto ritrovato nel 1994 a Campogrande, tra Pofi e Ceprano: il “Pofantropo”, il “nonno d’Europa”, fossile umano più antico rinvenuto in Italia e tra i più antichi del continente europeo (in realtà recenti studi magnetostratigrafici lo hanno “ringiovanito”, datando a circa 450.000 anni fa il livello di sedimenti lacustri che lo contenevano).
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Ma il processo di ricerca della propria identità individuale e familiare ha connotazione geologica anche in quanto strettamente connesso al territorio d’origine, “patria elettiva” dell’Autore. E allora il viaggio nel tempo sfiora nuovamente il Pleistocene, rievocando il vulcanismo ernico (430.000-120.000 anni fa) di cui Pofi è stato uno dei centri di emissione, come Ceccano, Giuliano di Roma, Patrica - Selva dei Muli e Tecchiena. 

Foglio 159 “Frosinone” della Carta Geologica d’Italia”
alla scala 1:100.000 (1a edizione, Roma, 1929)

E chissà se la presenza dei prodotti vulcanici, le “prete nere” (piroclastiti e colate laviche a composizione tefritico- leucititica), oltre ad aver naturalmente condizionato morfologia, paesaggio ed architettura del borgo natìo e dei suoi dintorni, non abbia influenzato anche il carattere degli indigeni… A proposito della nonna paterna Magrelli scrive infatti: “Era scesa tanti anni prima dai Monti della Ciociaria, e recava con sé, atrofizzato, un dialetto tenebroso e arcaico come le sue vesti”.


La città di Pofi

Il percorso di identificazione di Magrelli con il genitore si conclude con una differenziazione: “La lontananza da mio padre, insomma, più che genealogica, mi appare geologica.” E poco oltre: “… mi interessa l’aspetto geologico del passato, anzi, per meglio dire, la geologia della biografia”.
Riferimenti geologico-stratigrafici troviamo infine anche nel titolo dell’appendice, costituita da quattro poesie, che chiudono il libro: “Cronache dal Pleistocene”.

E allora grazie a Valerio Magrelli per aver voluto, con le sue “memorie dal sottosuolo ciociaro”, affrontare temi così intimi ricorrendo alla metafora delle nostre amate discipline geologiche, che oggi più che mai hanno bisogno di veder riconosciuta- anche in sedi inconsuete- la propria importanza nel contesto sociale italiano del XXI secolo.



Per saperne di più:
  • Valerio Magrelli, Geologia di un padre, Einaudi (Torino, 2013).
  • Giovanni Muttoni, Giancarlo Scardia, Dennis V. Kent, Carl C. Swisher, Giorgio Manzi, Pleistocene magnetochronology of early hominin sites at Ceprano and Fontana Ranuccio, Italy, Earth and Planetary Science Letters, 286 (2009), 255–268.
  • Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000, Foglio 159 “Frosinone”.
  • Museo del Vulcanismo Ernico Comunale di Giuliano di Roma (http://www.comune.giulianodiroma.it/
  • Museo Preistorico di Pofi (http://www.museopreistoricodipofi.it/)