martedì 1 maggio 2018

La "Rocca tu Dracu" e i "Caddareddi" di Roghudi

di Marco Pantaloni

Nella Calabria greca, su uno sperone roccioso affacciato sul corso della Fiumara Amendolea, si trova il borgo di Roghudi. La sua posizione isolata ha permesso la conservazione delle usanze e del dialetto dai tipici caratteri neogreci. Il nome del paese, Richùdi o Rigùdi in greco di Calabria, si fa derivare dal termine greco ῥάχῃ (rupe) o ῥαχώδθς (rupestre).




L’abitato di Roghudi vecchio, abitata sin dal 1050, venne abbandonata dopo due fortissime alluvioni avvenute nel 1971 e nel 1973 e l’attivazione di alcune frane. Per circa 18 anni, la popolazione originaria venne distribuita nei paesi limitrofi fino al 1988, quando venne edificata Roghudi nuova, a circa 40 km di distanza dal vecchio centro, lungo la costa ionica in prossimità di Melito di Porto Salvo.
A distanza di qualche chilometro da Roghudi vecchio, ubicata sui versanti dell’Aspromonte, sorge la frazione Ghorio, un piccolo nucleo di case quasi disabitato. Da qui è possibile raggiungere un curioso sito geologico, particolarmente interessante.

Si tratta di un masso conosciuto localmente come “Rocca tu Dracu“ (roccia del drago), un grosso monolite trapezoidale da un vago profilo aquilino, caratterizzato dalla presenza, su un lato, di due cogoli arrotondati che alludono a grandi occhi. In prossimità di questo, si trova poi un affioramento roccioso con evidenti gibbosità sulla superficie, anch'esse dovute a fenomeni erosivi, la cui presenza richiama la leggenda di piccole caldaie contenenti latte (Caddareddhi) che alimentavano un drago custode di un ricco tesoro.


Immagine tratta da: www.calabrianotizie.it
La "Rocca tu Dracu" (Rocca del Drago)
I "Caddareddi" (Le caldaie del latte)



Di Roghudi e dei problemi dei fenomeni franosi del territorio calabrese si occupò il vulcanologo napoletano Venturino Sabatini. Infatti, nel 1908 Sabatini fu incaricato di studiare i fenomeni franosi del territorio calabrese e nel 1909 partecipò ai lavori della Commissione reale per la designazione delle zone più adatte alla ricostruzione degli abitati colpiti dal terremoto di Messina e Reggio di Calabria del 28 dicembre 1908. Dopo i suoi rilievi compiuti nel territorio dell’Aspromonte, pubblicò nel 1909 un lavoro dal titolo “Contribuzione allo studio dei terremoti calabresi”, nel Bollettino del R. Comitato geologico d’Italia, vol. 10, pagine 235-345, nel quale analizzò gli effetti al suolo del sisma e riprodusse, in due figure, le spettacolari forme di erosione che, evidentemente, colpirono la sua attenzione.


Immagine contenuta in:
Sabatini V. (1909) - Contribuzione allo studio dei terremoti calabresi.
Bollettino del R. Comitato Geologico d’Italia, 10, 235-345

L’analisi della Cartografia Geologica d’Italia in scala 1:100.000, pubblicata nel 1885 a cura di Emilio Cortese, riporta il sito di Roghudi e della frazione Ghorio, come costituito da scisti anfibolici, micascisti e gneiss.

Stralcio del foglio 254 Messina - Reggio Calabria
della carta Geologica d'Italia alla scala 1:100.000
(Servizio Geologico d'Italia - ISPRA)

Stralcio della legenda del foglio 254 Messina - Reggio Calabria
(Servizio Geologico d'Italia - ISPRA)

Per saperne di più: