lunedì 23 aprile 2018

Pietro Bruno Celico: Il “Sommo”


di Anna Rosa Scalise e Mario Valletta

A ribattezzare Pietro Celico come “il Sommo” sono stati, intorno alla fine degli anni ’80 dello scorso secolo, uno degli estensori di questo ricordo ed una comune allieva, Annamaria Castracani. Nomignolo che viene ora conservato, quale ulteriore segno di spirito fraterno e di affettuosa, cordiale vicinanza che ha, da sempre, legato Anna Rosa Scalise e Mario Valletta (da ora in avanti, ARS ed MV) e del rimpianto più amaro e struggente che la Sua scomparsa, assolutamente prematura, ha lasciato nei loro cuori. Ad ARS è dovuto il ricordo delle tappe che hanno contrassegnato la traccia profonda che solo pochissime figure di ricercatore, quale Pietro è stato, lasciano e la Sua carriera accademica; ad MV, alcuni ricordi legati ad un’amicizia fraterna e ad un rapporto personale e scientifico/professionale, che non ha conosciuto, in oltre trenta anni, la minima incrinatura e che, ancora oggi, è vivo e vitale!!


La Sua figura di “padre fondatore” dell’idrogeologia italiana è stata ricordata in una giornata di studio che si è tenuta il 22 gennaio 2016, da Silvia Fabbrocino, Sua allieva, che ha sottolineato come, sul piano strettamente scientifico: “le sue monografie ed opere cartografiche hanno rappresentato, e tuttora rappresentano, il riferimento fondamentale per la conoscenza idrogeologica del territorio italiano e per la gestione quantitativa e qualitativa delle risorse idriche sotterranee. Basti ricordare la Memoria “Considerazioni sull'idrogeologia di alcune zone dell’Italia centro-meridionale alla luce dei risultati di recenti indagini geognostiche”, pubblicata nel 1979, che ha contribuito fortemente all'avanzamento delle conoscenze sulla circolazione idrica basale degli acquiferi carbonatici, divenendo il punto di partenza per la progettazione dei più grandi sistemi acquedottistici ed infrastrutturali”.

Pietro Celico si laurea in Scienze Geologiche nel 1975, con il  massimo dei voti e la lode, ha prestato la propria opera di Geologo presso la ex Cassa per il Mezzogiorno, svolgendo un'intensa attività per ricerca, captazione ed utilizzazione ottimale delle risorse idriche sotterranee, soprattutto nell'ambito delProgetto Speciale per il reperimento e l'utilizzazione razionale delle risorse idriche superficiali e sotterranee delle Regioni Marche, Abruzzo, Molise, Lazio e Campania (P.S. 29)”: attività che lo vede coinvolto nella programmazione, progettazione, direzione tecnica delle ricerche e lavori di captazione di acque sotterranee, soprattutto di acquiferi carbonatici. E non solo: suoi campi d’azione sono pure indagini finalizzate alla progettazione di importanti dighe; studio di tracciati e siti acquedottistici sia sotterranei che seminterrati; studio della stabilità dei versanti di aree interessate da importanti opere ingegneristiche quali dighe, acquedotti, ecc.
In contemporanea, Pietro Celico svolge un’intensa attività di ricerca scientifica, parzialmente sintetizzata in oltre duecentotrenta pubblicazioni su periodici nazionali ed internazionali: numerosi sono gli elementi di assoluta originalità per la definizione sia dell’approccio metodologico alla ricostruzione dell'idrodinamica sotterranea in acquiferi complessi, con particolare riferimento a quelli carbonatici, che della vulnerabilità degli stessi all'inquinamento e della salvaguardia quali-quantitativa e della gestione ottimale delle risorse idriche sotterranee, comprese quelle minerali.

Nel 1983 pubblica "Idrogeologia dei massicci carbonatici, delle piane quaternarie e delle aree vulcaniche dell'Italia centro-meridionale (Marche e Lazio meridionali, Abruzzo, Molise e Campania)", che è il Quaderno 4/2 della Cassa per il Mezzogiorno, che è stato – e continua ad essere - una sorta di “vangelo” per quanti si siano avvicinati e si avvicinano allo studio completo ed integrato di quelle aree. Qui si ricorda solo la svolta significativa che il “Quaderno” ha rappresentato per la conoscenza dei fattori che condizionano la circolazione idrica basale degli acquiferi carbonatici ed i limiti dei bacini sotterranei, con vari elementi di novità nella definizione del comportamento idrogeologico degli elementi strutturali e nella individuazione di serbatoi sotterranei funzionanti “in serie”.

Ma l’intensa attività scientifica è testimoniata pure da una notevolissima produzione cartografica: la Carta Idrogeologica d'Italia, alla scala 1:500.000; la Carta Idrogeologica della Campania alla scala 1: 200.000; la Carta Idrogeologica dell'Italia centro-meridionale alla scala 1:400.000; la Carta Idrogeologica dell'Italia Meridionale alla scala 1:250.000; il F. 186 “S. Angelo dei Lombardi” della Carta Idrogeologica alla scala 1:100.000; la Carta Idrogeologica della provincia di Napoli alla scala 1: 50.000 e la Carta Idrogeologica della provincia di Avellino alla scala 1:100.000.


Molto attiva pure la partecipazione a Progetti Finalizzati del CNR, come quello relativo alla Geotermia, con particolare riferimento alla geochimica delle acque sotterranee: in un tale ambito rientrano le ricerche relative alle caratteristiche idrogeologiche della zona flegrea, con specifica attenzione allo studio del bilancio di massa e di energia ed al quello degli effetti delle iniezioni di fluidi nel sottosuolo. Altri momenti importanti sono la partecipazione ai lavori, tra altre, di due Commissioni incaricate, una, dello studio della regimazione delle acque e della sistemazione idraulica del bacino del fiume Liri e, l’altra, dell’utilizzazione ottimale e di una maggiore e migliore protezione delle acque termo-minerali di Castellammare di Stabia, alimentate da un importante acquifero carbonatico.

Nel 1986, pubblica il primo volume di "Prospezioni idrogeologiche" e, nel 1988, il secondo. Si tratta di testi completi e molto ricchi di elementi per lo studio dell'idrogeologia a livello sia specialistico che di corso universitario (ed è questa una delle loro peculiarità), oltre che esauriente guida pratica all'esecuzione di indagini idrogeologiche finalizzate a captazione e gestione ottimale delle risorse idriche.
E’ del 1989 la nomina a componente del "Gruppo di lavoro per la normativa sulla cartografia idrogeologica" del Servizio Geologico d’Italia, incaricato di elaborare linee guida per la redazione della cartografia idrogeologica alla scala 1:50.000.



Negli anni novanta, nell’ambito del GNDCI del CNR, è responsabile dell'U.O. che studia gli aspetti idrogeologici connessi con i problemi di prevenzione e previsione delle piene, che si interessa dello studio sia dell'idrodinamica sotterranea degli acquiferi carbonatici che della vulnerabilità all'inquinamento di quelli complessi. Nel 1993 è nominato membro delle Commissioni di Studio relative al "Corso di aggiornamento e di preparazione agli esami di stato" ed al "Corso di prospezioni dirette e indirette e prove relative alle ricerche idriche", organizzati dall'Ordine dei Geologi della Regione Campania; nell'anno successivo tiene lezioni di Idrogeologia nell'ambito di Corsi di Aggiornamento, organizzati dall'Ordine Regionale di Geologi della Calabria.

Nel 1996 viene chiamato a far parte del Gruppo di Lavoro per la Salvaguardia Ambientale del Torrente Solofrana e, nel 1997, nell'ambito delle iniziative del CUGRI dell’Università di Salerno, è responsabile del settore Falde Acquifere. Nello stesso anno, coordina il programma relativo alle Carte idrogeologiche e della vulnerabilità all'inquinamento degli acquiferi della Regione Calabria. E’ dell’anno successivo la nomina a membro di una Commissione per l'esame della bozza del testo unico sulla tutela delle acque dall'inquinamento.
Tra gli impegni di carattere professionale, è da sottolineare come, negli ultimi anni, si sia dedicato principalmente ai Piani di Tutela delle Acque: nello specifico di quelli della Regione Abruzzo e sia stato Coordinatore Generale, oltre che Responsabile Scientifico delle attività inerenti alla redazione di quelli della Regione Campania.

Concorre, nel 2000, a fondare l'Associazione Italiana di Geologia Applicata (AlGA), della quale sarà membro del Consiglio Direttivo.
Intensa l’attività didattica, iniziata nel 1975 presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università di Napoli con il Corso di Idraulica per Ingegneria Civile al quale, nel 1977, si è aggiunto quello di Geochimica delle acque. Presso l’Università di Palermo tiene, nell’anno accademico 1984/85, il corso di "Metodi di prospezione idrogeologica in acquiferi carbonatici": sono dello stesso anno i seminari riguardanti le "Relazioni tra dinamica sotterranea e chimismo delle acque negli acquiferi carbonatici", ad integrazione dell'insegnamento di Geologia Applicata, presso la Facoltà di Scienze dell'Università di Napoli, presso la quale, nell'anno successivo, svolge il Corso di "Idrogeologia dei massicci carbonatici", tema che caratterizzerà pure un corso seminariale sui "Metodi di captazione di sorgenti e falde ed uso degli acquiferi come serbatoi naturali di compenso", presso la Facoltà di Scienze dell'Università di Palermo. Dell'anno accademico 1986/1987 sono il corso seminariale di "Prospezioni idrogeologiche" tenuto presso la Facoltà di Scienze dell'Università di Napoli e quella di Ingegneria dell'Università di Salerno, oltre ai "Corsi di perfezionamento in Geologia Tecnica", organizzati dall'Ordine Nazionale dei Geologi.

A partire dall’Anno Accademico 1987/1988 diviene Professore Associato di Geologia Applicata presso la Facoltà di Scienze MM. FF. e NN. della “sua” Università, la Federico II. Di quel periodo sono pure le lezioni svolte nell'ambito di vari corsi di perfezionamento.
A partire dall'Anno Accademico 1990/1991 è Professore Ordinario di Geologia Applicata e ricopre la Cattedra di Idrogeologia che terrà, con estremo prestigio, sino al collocamento a riposo, avvenuto nel 2011.
Di vari momenti di quel periodo sono pure il corso di Idrogeologia (Facoltà di Ingegneria dell’Università di Salerno) e quello di Idrogeologia ed Idrogeologia Applicata, svolto presso l’Università del Sannio e quella della Calabria.
 Uno degli Autori (ARS) ha conosciuto Pietro Celico nel corso degli incontri del Gruppo officiato di elaborare una normativa per la cartografia idrogeologica. I capelli corvini, perfettamente pettinati, furono il la cifra, il tratto distintivo che, per primi, la colpirono. Ma è stato sufficiente ben poco tempo affinché la Sua personalità, improntata ad una disponibilità totale, pari al carattere posato ed all’altissimo livello scientifico, emergesse con la naturalezza che caratterizza solo personalità straordinarie, fuori dal comune.
Straordinaria la naturalezza con la quale era sempre pronto “dare una mano” nel risolvere le questioni scientifiche e tecniche che di tanto in tanto gli venivano sottoposte: prezioso, un tale “modo di essere”, in occasione dell’emergenza rifiuti nella regione Campania, concretizzato in una collaborazione ed in una serie di suggerimenti dettati dalla Sua altissima cultura e dalla vastissima esperienza professionale.
ARS ricorda ancora, con orgoglio, misto a tenerezza e rimpianto, di essere stata coautrice di una tra le ultime note scientifiche di Pietro Celico relativa al lavoro svolto in collaborazione nell’ambito di un programma di ricerca e studi sulla Valutazione delle risorse idriche sotterranee dell’Italia Meridionale. E ciò non volendo che accennare solamente al lavoro svolto in collaborazione nell’area dei Monti del Matese, della Piana di Boiano-Monte Totila e della Piana del F. Sordo per “sperimentare” le Linee Guida della Cartografia Idrogeologica.
Della sua figura umana, ARS vuole ancora ricordare una persona autentica, ricca di veri sentimenti che, per lei è stato un maestro ed un amico affettuoso.
Il Coautore (MV) ha avuto con il Sommo un rapporto quasi quarantennale, nel quale un affetto che è poco definire fraterno si è coniugato con un costante, sereno confronto di idee e vedute non tanto e non solo per quelli che erano comuni interessi di ricerca e di attività. Nel periodo nel quale Pietro è venuto a mancare, MV “usciva” da una di quelle esperienze di vita che vengono definite difficili. Il non avere da lui, di solito gran signore pure sotto questo aspetto, risposta (il periodo era quello natalizio del 2014) a chiamate telefoniche ed a messaggi vari, avevano fatto intuire un qualcosa di irreparabile ed il tentativo di contattare Fulvio non era andato oltre le prime righe, forse per un rifiuto inconscio nel credere che quanto era accaduto fosse una realtà.
Il ricordo di Pietro meriterebbe pagine, pagine e pagine: quelli che seguono “mescolano” le consuetudini di un meraviglioso rapporto umano con gli insegnamenti che un grande Maestro ha dato a noi tutti.
Pietro è stato - e rimarrà - uno dei pochissimi autentici Maestri che le Scienze della Terra abbiano avuto nell'ultimo cinquantennio, un ricercatore di razza e di altissimo profilo che ha contrassegnato tappe fondamentali nella evoluzione delle conoscenze idrogeologiche di larga parte del nostro Paese. Tappe raggiunte attraverso quello che è sempre stato, rimane e rimarrà, l'unico ed insostituibile approccio, vale a dire un'accurata indagine di campo, effettuata con mente libera da modelli da dover "dimostrare", anche forzando la realtà, come spessissimo è capitato: "mente et malleolo", insomma, secondo la perifrasi di Bruno D'Argenio del classico mente et malleo. E se a quei "principi" (che sono stati, da sempre, la mia guida forse per la "deformazione" mentale connaturata al geologo di quello che fu il glorioso Servizio Geologico) si ispirasse, oggi, chi fa ricerca - in ambito accademico e non - il quadro sarebbe assai meno desolante. E qui mi "fermo", anche perché, al di là di quanto ricordato da ARS, il volere “entrare” in un curriculum così ricco e prestigioso, quale quello di Pietro, richiederebbe pagine e pagine.
Mi fermo anche - se non soprattutto - perché preferisco privilegiare alcuni dei tantissimi ricordi, che abbracciano l'arco di quasi un quarantennio di amicizia fraterna nata nel più naturale e spontaneo dei modi, nel momento nel quale ci siamo conosciuti.
Ricordi preziosi, testimonianza dell'Uomo Pietro e della sua nobiltà d'animo e della sua straordinaria apertura mentale. Come non ricordare, a prova tangibile dell'una e dell'altra, l'immediatezza con la quale (avevo bisogno di notizie per tracciare un sintetico quadro idrogeologico dell'area campana e di parte di quella abruzzese) mi mise a disposizione copia del manoscritto di quello che sarebbe divenuto il "leggendario" Quaderno 4 della Cassa per il Mezzogiorno? E come non ricordare quanto si sia adoperato per contribuire, prima, alla fase organizzativa di un Convegno promosso, insieme al Servizio Geologico, per ricordare Carlo Bergomi nel decennale della scomparsa per un tragico "infortuno sul lavoro" nei Monti del Matese e, poi, quale chairman di quella parte dei lavori dedicata all'idrogeologia, preoccupandosi pure di ottenere i necessari permessi per la visita, da Lui guidata, alle sorgenti Torano e Maretto? E, a proposito delle poche (purtroppo) pubblicazioni che ci vedono coautori, non possono non tornarmi in mente l'estrema cura e meticolosità che poneva in ogni dettaglio: di una di esse, quella relativa al settore meridionale dei Monti del Sannio, ero stato io a curare l'assemblaggio finale. La copia che gli avevo dato per la "benedizione finale" (ottenuta in pieno) mi fu restituita "carica" di richiami in verde - lo ricordo con nettezza - a bordo pagina. Quei richiami si riferivano ad un solo particolare: al mio "vizio" di allora, che mi è "passato", di non rispettare che parzialmente gli spazi. E non può non tornarmi in mente pure un episodio legato all'idrogeologia dei Monti dell'Argentario, area allora assai poco studiata sotto questo profilo. Una coppia di amici, che aveva casa in quella zona, mi lanciò quasi una sfida: che geologo sei se non ci trovi l'acqua? Sulla base degli elementi stratigrafici e strutturali di una pubblicazione della Scuola di Pisa (Mazzanti, se ben ricordo), integrati da osservazioni di campagna, avevo maturato la convinzione che vi potesse essere una falda ospitata in dolomie e calcari dolomitici, localmente sormontati dai depositi di uno degli episodi della falda toscana, prevalentemente pelitici. Chiesi conforto al Sommo ed, insieme, ipotizzammo una profondità dal p.c. di circa 125 metri: sondaggio effettuato e falda a -122 m! Ci scappò l'abbraccio!
Come non ricordare quella che, dal momento del mio ritorno a Roma, era divenuta una cara consuetudine: vederci quando possibile, ma sentirci il più spesso possibile, non solo in corrispondenza di date canoniche, quali il 29 giugno, il 15 agosto ed il 31 dicembre? In uno di questi incontri, gli feci scherzosamente osservare come nel suo nome e nel mio cognome vi fosse una sorta di predisposizione ad occuparci di geologia, mentre era stridente il contrasto tra il cognome di un collega ed il suo modo di essere e di rapportarsi. A distanza di anni ci ridevamo ancora!
Quando gli comunicai, poi, la nascita del più "giovane" dei miei quattro nipoti e l'intenzione dei genitori di chiamarlo Pietro (con la madre, mia figlia Rosa, era nata una reciproca simpatia), innanzitutto inviò al neonato gli auguri più affettuosi, concludendo - tra il serio ed il faceto - che, con quel nome, non poteva che essere il più bello ed intelligente: un classico - nei messaggi o nei contatti telefonici - era divenuto il suo "baci all'omonimo".
E, negli ultimi tempi, avevamo spesso parlato della decisione di trasferirsi a Parma, che lo entusiasmava e che trovò il mio consenso più pieno.
L'amicizia di Pietro rimarrà, per me, uno di quei beni preziosi che accompagnano per tutta la vita.
A Lui, con amore e spirito fraterni, il “Sit tibi terra levis” delle scritte sepolcrali latine.

Per saperne di più
  • Budetta P., Celico P., Corniello A., De Riso R., Ducci D. & Nicotera P. (1994) - Carta idrogeologica della Campania alla scala 1:200.000. Memoria illustrativa, 4° Convegno Internazionale Geoingegneria, Torino, 565-586.
  •  P. Celico, P. De Vita, G. Monacelli, A.R. Scalise G. Tranfaglia (Responsabili Scientifici): Apat e Univ.degli Studi di Napoli Federico II. (2005) - Carta Idrogeologica dell’Italia meridionale (Scala 1:250.000) - Poligrafico dello Stato. ISBN 88-448-0223-6 Program INTERREG IIC “Assetto del territorio e lotta contro la siccità” Sottoprogramma I: Analisi del ciclo idrologico.
  • P. De Vita, V. Allocca, F. Celico, S. Fabbrocino, M. Cesaria, G. Monacelli, I. Musilli, V. Piscopo, A.R. Scalise, G. Summa,G. Tranfaglia & P. Celico. Hydrogeology of continental southern Italy (2018) - Journal of Maps, 14.2, 230-241
  • Celico P .(1979) - Considerazioni sull’idrogeologia di alcune zone dell’Italia centro-meridionale alla luce dei risultati di recenti indagini geognostiche”. Mem. e Note Ist.Geol.Appl., 15, pp.1-43, Napoli.
  •  Celico P. (1983 b) - "Idrogeologia dei massicci carbonatici, delle piane quaternarie e delle aree vulcaniche dell'Italia centro-meridionale (Marche e Lazio meridionali, Abruzzo, Molise e Campania)". Quad. Cassa per il Mezzogiorno, 4, 2,225 Roma.
  • Celico P. (1983c) - Carta Idrogeologica dell’Italia centro-meridionale (Marche e Lazio meridionali, Abruzzo, Molise e Campania) alla scala 1:400.00. Cassa per il Mezzogiorno, Grafiche Magliana, Roma.
  • Curriculum del Prof. Pietro Bruno Celico. Ordinario di Idrogeologia. Università degli Studi “Federico II” di Napoli. Napoli, 18 settembre 2009.


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