lunedì 10 luglio 2017

Lamberto Pannuzi: geologo del Servizio Geologico d’Italia e pioniere della “Geomorfologia dinamica”

di Anna Rosa Scalise e Mario Valletta

“Nel dicembre del 1960, Lamberto, Carlo Bergomi, Giorgio Stampanoni, Vittorio Manganelli, Silvana Zanfrà, Anna Tilia, Generoso Cestari e io” - rammenta Nicola Zattini - “ fummo assunti nei ruoli del Servizio Geologico d’Italia a seguito della vincita di un bando di concorso per geologi. [..] Ci conoscevamo già da prima, Lamberto e io, sin dai tempi delle attività realizzate insieme nell'ambito del progetto di ricerca sulla lignite svolta in Umbria per conto dell’Enel e poi della Gemina (Geomineraria Nazionale). […] All'inizio del nostro impiego al Servizio eravamo ormai una coppia fraterna e ci occupammo subito del rilevamento dei Fogli geologici alla scala 1:100.000 n. 106 Firenze e poi n. 130 Orvieto”.
Lamberto era un vero geologo di campagna, ed era costantemente impegnato in attività di rilevamento per buona parte dell’anno. Quando rientrava in ufficio ci piaceva scambiare con Lui qualche battuta; ci raccontava le sue avventure e di tutto quello che gli era successo durante la missione di rilevamento. Egli era costantemente critico, borbottava sempre, tanto è vero che era soprannominato “pentola a pressione”; ma oltre a essere una brava persona era anche un bravo geologo.

L’impegno profuso da Lamberto al rilevamento di campagna si realizza ancora nell'area di altri Fogli geologici alla scala 1:100.000: Orvieto, Isernia, Bracciano, Agnone, Campobasso, Terni, Palombara Sabina e Benevento.



Collabora al “Progetto Finalizzato Neotettonica” del CNR nell'ambito dei Fogli Verbicaro, Cetraro, Agnone, Alatri e Sora. Nell'ambito dello stesso Progetto elabora una metodologia per lo studio dei terrazzi marini nel tratto di costa che si estende da Maratea a Paola tra la Basilicata e la Calabria.
Membro del Comitato glaciologico, in rappresentanza del Servizio Geologico d’Italia, partecipa alle campagne in Val Rhemes e sul Rutor. Gli studi sistematici insieme al collega A.V. Damiani sull’evoluzione del glacialismo pleistocenico nell'Appennino centrale si concretizzano nella pubblicazione di note scientifiche nelle quali vengono descritte le evidenze del modellamento glaciale nei Monti Simbruini - Ernici, nei gruppi montuosi della Genzana, del Monte Greco e nell'alta valle dell'Aniene.
Gli interessi nel campo della Geomorfologia sviluppatisi nel corso della sua esperienza, prima di studio e poi lavorativa, in vaste aree del territorio italiano, lo hanno portato in collaborazione con A.V. Damiani, all'elaborazione della metodologia per la realizzazione della Carta Geomorfologica Dinamica e alla pubblicazione dei Fogli Subiaco e Scansano alla scala 1:50.000. In questi Fogli viene sperimentata una rappresentazione cartografica innovativa riconosciuta sia a livello nazionale che internazionale. Partecipa inoltre alla realizzazione della Carta geologica del Parco Nazionale d’Abruzzo alla scala 1:50.000, curandone gli aspetti geomorfologici.



Nel 1990 è grazie a Lui che, nell'ambito del Servizio Geologico d’Italia, si istituisce un settore dedicato alla Geomorfologia del quale rimane il responsabile fino alla fine della sua carriera.
I colleghi E. Chiarini, M. D’Orefice, R. Graciotti, E. La Posta e F. Papasodaro che sin d’allora afferiscono a questo settore proseguono ancora oggi presso il Dipartimento per il Servizio Geologico d’Italia – ISPRA, la ricerca intrapresa insieme a Lamberto riconoscendone “la guida e l’esempio trasmesso per un metodo di lavoro basato innanzitutto sulla conoscenza diretta ed integrale del territorio e su una raccolta dei dati accurata ed il più possibile oggettiva”.





Sempre negli anni Novanta, insieme al suo gruppo pubblica le norme per la cartografia geomorfologica ufficiale alla scala 1:50.000 che nell'ambito del progetto CARG diventano le linee guida per la realizzazione dei Fogli geomorfologici alla scala 1:50.000 Belluno, Anagni, Città di Castello, Monte Etna e Tagliacozzo.
“Altri geologi” - ricorda Mario Valletta – “termine “nobile” ma oramai desueto persino a livello di qualifica (tecnologo: “cù è? Direbbero i colleghi siciliani), che sono stati suoi “allievi” e che, grazie alla sua scuola viva e vitale, continuano ad apportare contributi significativi alla conoscenza dell’assetto e dell’evoluzione geomorfologica di ampi settori della catena appenninica”.
“A me (Mario), non resta che ricordare qualche momento di un sodalizio, nato nella lontana estate del 1961, con una piccola baruffa in attesa dello storico, lentissimo ascensore dell’allora unica sede, quella di Largo di S. Susanna. Sodalizio che si è rapidamente trasformato in amicizia, cementata pure dallo spirito di corpo e dall'orgoglio di appartenere ad una storica e gloriosa istituzione che, senza andare troppo indietro nel tempo, aveva avuto tra i propri ricercatori Francesco Scarsella, Giovanni Merla, Enzo Beneo e ne aveva del calibro di Attilio Moretti, Manfredo Manfredini e Alfredo Jacobacci. Bypasso, volutamente, quelli che erano, allora, i “ragazzi”.



Spirito di corpo ed orgoglio di appartenenza, che hanno rappresentato sia il motore, che ha fatto si che nell'arco di dieci anni fosse completata la Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000, nonostante un Comitato Geologico invadente e pretenzioso, sia lo straordinario “cemento” umano che ha amalgamato “ragazzi” di matrici universitarie diverse.



Lamberto ed io abbiamo sempre fatto parte di gruppi operativi di ricerca e di rilevamento diversi, ma ciò non ha impedito che vi fossero scambi frequenti (dei quali spesso era protagonista pure Nicola Zattini che, con Lamberto, ha costituito una coppia storica) di opinioni, di idee, che spesso portavano ad intravedere se non a delineare soluzioni. L’affettuosa, fraterna amicizia che ci ha immediatamente unito è andata via via crescendo e si è protratta sino alla sua scomparsa, senza momenti di pausa, neppure quando, chiamato ad altri incarichi, avevo lasciato il Servizio Geologico. Ed è, anzi, a quel periodo che si riferiscono due momenti ai quali accenno di seguito e che mostrano quale grandezza e gentilezza di animo vi fossero dietro modi talora, ma solo apparentemente, bruschi, sostanzialmente da “gigante buono”: d’altra parte, aveva pure un passato da rugbista! Gigante buono che, letteralmente, si sciolse nel momento nel quale (eravamo insieme in uno dei saloni della biblioteca) lo raggiunse la telefonata che annunciava la nascita della figlia; all'epoca, i padri erano considerati, nel rapporto con la sala parto, alla stregua di cani randagi.
Mi riferisco alla perdita, avvenuta mentre era impegnato in un rilevamento nel Massiccio del Matese, nei rilievi sovrastanti la Conca di Letino, di Carlo Bergomi: accenno appena all'essere Carletto, come Vittorio Manganelli, parte integrante e determinante di quei “ragazzi” che, nei primi anni ’60, arricchirono lo scarno organico del Servizio Geologico.
L’annuncio dell’incidente del quale era rimasto vittima raggiunse molti di noi mentre eravamo impegnati negli ultimi giorni della campagna di rilevamenti del 1977: rientrammo subito in sede, alimentando una speranza che, presto, si rivelò irrealizzabile. Lamberto fu tra i più attivi, proponendo sia che accompagnassimo Carletto nella sua Reggio Emilia, accanto ai genitori, sia che raccogliessimo fondi da destinare ad una iniziativa in memoria. Quest’ultima si tradusse nel dotare l’ambulatorio di Letino (il più vicino all'area dell’evento) di attrezzature e materiale medico di primo soccorso.
Quando, nel decennale della scomparsa, decidemmo di ricordare Carletto dedicandogli due giornate di studio (gli Atti sono raccolti in un volume delle Memorie Descrittive), Lamberto è stato estremamente attivo sia nel collaborare all'organizzazione che a guidare la giornata di campagna svoltasi nell'Appennino laziale. Mi è caro, qui, ricordare che come artefice della seconda giornata, dedicata alla idrogeologia di un settore dei Monti del Matese, sia stato Pietro Celico, straordinaria figura di ricercatore e didatta al quale non può che andare un fraterno, commosso saluto.
Ad informarmi della scomparsa, improvvisa, assolutamente inattesa e prematura di Vittorio Manganelli, fu ancora Lamberto. Vittorio aveva formato, per un lungo periodo, coppia fissa con Carletto e, da pivellini, avevamo iniziato a fare insieme esperienza in Puglia e poi nelle Marche.
Un gruppetto, del quale facevamo parte Lamberto ed io, si era adoperato affinché Vittorio fosse ricordato nell'ambito di iniziative dell’Università di Camerino, presso la quale da qualche anno si era trasferito quale Professore Associato. Il consenso di quell'Ateneo fu immediato e totale ed il ricordo di Vittorio inserito, come elemento integrante, nei lavori di un Congresso; il commosso ricordo, che fu letto da Luigi Salvati, si concludeva con “Non omnis moriar”.
Anche tu, Lamberto carissimo, nel nostro cuore e nei nostri ricordi sei e sarai sempre vivo e vitale!

Per saperne di più:

  • Bollettino del Servizio Geologico d’Italia (1960-1961) - Struttura del Servizio Geologico. Personale del Servizio Geologico (situazione al 31 dicembre 1960). Vol. LXXXII, pp.152-164.
  • Bollettino del Servizio Geologico d’Italia (1962) – Appendice. Personale tecnico del Servizio Geologico (situazione al 31 dicembre 1965). Vol. LXXXIII, pp. 204-222.
  • Chiarini E, D’Orefice M.,Graciotti R.,La Posta E.,Papasodaro F. (2008) - Lamberto Pannuzi: dalla geologia alla geomorfologia. Mem.Descr.Carta Geol. D’Ital. Vol.LXXVII, pp.37-40 figg.3.
  • http://www.isprambiente.gov.it/it/cartografia/carte-geologiche-e-geotematiche/carte-geotematiche-alla-scala-1-a-50000