lunedì 13 febbraio 2017

Dal Grande Torino al Calcio Padova

di Giorgio Vittorio Dal Piaz


GEOITALIANI ospita con grande piacere un inconsueto contributo del professor Giorgio Vittorio Dal Piaz che, fra le molte cose, è anche un membro della primissima ora della Sezione di Storia delle Geoscienze. Su richiesta, reiterata in più occasioni durante gli incontri conviviali che sono momenti fondanti della nostra congregazione, ecco le sue reminiscenze sportive d’infanzia. Ancora una volta è il ricordo del Grande Torino, stavolta in un epico incontro con il Calcio Padova avvenuto pochi mesi prima del disastro di Superga, a dare lo spunto per una contaminazione tra calcio e storia della geologia, che i nostri lettori troveranno tra le pieghe del racconto. Nel nome della comune passione per gli oggetti quasi sferici, come il Pianeta Terra e i palloni di cuoio bruno dei tempi che furono. (A.A.)

Valerio Bacigalupo esce in presa alta
(http://100anni.padovacalcio.it/index.php)

I primi contatti col football - come si diceva allora - li ho avuti a dodici anni, poco dopo la fine della guerra, quando nell’anno scolastico 1947-48 frequentavo la terza media alla Scuola Tre Cancelli di Pavia, assieme ad Antonio Brambati e Guido Devoto (futuri geologi). Ero ospite dei miei nonni materni, Vittorio Gallo e Marina Gallo Brusotti, abitanti in via Bordoni 4. Con l’amico Eugenio Astolfi giocavamo a “tombolini” sul tavolo di casa, gioco del calcio con pedine della tombola, quelle di una volta in legno, su cui incollavamo un cartoncino con il numero e i colori della maglia delle squadre del cuore (Eugenio avrebbe dovuto brevettarlo). Il mio amico teneva per il Genoa F.C., io per il Torino, forse solo perché ero torinese di nascita e non sapevo ancora che a Torino esisteva anche la Juventus: l’avrei saputo da mio padre anni dopo, già divenuta l’odiata geba (befana, vecchia signora). 
A casa di Eugenio ho sentito anche la prima radiocronaca della mia vita: Italia-Inghilterra 0-4, stadio comunale di Torino, 16 maggio 1948, formazione dell’Italia: Bacigalupo, Ballarin, Eliani, Annovazzi, Parola, Grezar, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Carapellese. Ricordo ancora la cronaca di Carosio: sembrava un crescendo rossiniano, l’Italia attaccava, arrembava, dominava i maestri del calcio (o la perfida albione, secondo i punti di vista), poi l’improvviso silenzio e una voce gelida … è il quarto minuto, ha segnato Mortensen dall’angolo (cross mancato calciando per sbaglio con l’esterno del destro). Seguirono il goal di Lawton (23’) e la doppietta di Finney nel secondo tempo. Fu questo il mio battesimo.

La Gazzetta Sportiva del 17 Maggio 1948

Tornato a Padova, continuai a giocare a “tombolini” con l’amico e compagno di scuola Pino Bottacin (futuro nazionale di rugby) e, dopo la tragedia di Superga, cominciai a seguire il Calcio Padova - il Padova come si diceva comunemente - stimolato e istruito dai miei cugini Mitzi e Camillo Bianchi che già andavano alla partita, loro in gradinata, il padre Angelo (professore di Mineralogia) in tribuna laterale. Purtroppo non mi portarono allo stadio Appiani per l’epico scontro con il Grande Torino (1949), terminato 4-4, e dovetti consolarmi con i loro entusiastici racconti.


Angelo Bianchi (Casalpusterlengo, 1892 - Padova 1970)
al tunnel del Monte Bianco in costruzione
A Torino, nel girone d’andata, il Padova aveva perso 3-1: era andato in vantaggio col centravanti inglese Charles Adcock, venuto in Italia con le truppe alleate, e nel secondo tempo aveva resistito sino a un quarto d’ora dalla fine quando il risultato cambiò con due reti di Ossola e una di Mazzola.
La partita di ritorno si svolse il 20 febbraio 1949. Il Torino, allenato dall’inglese Leslie Lievesley, era quasi al completo: Bacigalupo, Ballarin, Maroso, Castigliano, Rigamonti, Martelli, Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola (mancava solo Grezar), mentre il Padova, allenato da Serantoni e con Tansini in panchina, comprendeva Luisetto, Sforzin, Arrighini, Rolle, Quadri, Zanon, Vitali, Celio, Checchetti, Matè, Fiore (Rolle e Zanon erano studenti di Ingegneria ed è veridica leggenda che avessero superato l’esame di mineralogia e litologia con il prof. Bianchi parlando principalmente di calcio). Il Padova passò in vantaggio dopo una ventina di minuti, con doppietta del centravanti Aldo Checchetti. Il Toro reagì, raggiunse il pareggio con reti di Ossola (36’) e Castigliano (39’), ma poco prima della fine del primo tempo il Padova passò ancora, con goal di Giancarlo Vitali. Il tifo era alle stelle. Iniziato il secondo tempo il Padova segnò il quarto goal con Fiore, la piccola ala, famosa per le sue corse - con e senza palla - lungo la fascia laterale destra. Sul 4-2 il Padova eresse le barricate - eguagliate in seguito solo dal verrou di Rocco - ma al 71’ e all’87’, Menti riportò il Torino sul quattro pari e la partita si concluse con questo risultato.


I giocatori del Torino il 20 Febbraio del 1949 a Padova rendono omaggio alla memoria
di Walter Petron; da sinistra: Valerio Bacigalupo, Aldo Ballarin e Valentino Mazzola
(http://100anni.padovacalcio.it/index.php)
L’anno dopo cominciai a seguire alcune partite casalinghe del Padova. Ricordo in particolare la sonante vittoria 5-2 sul Milan del famoso tridente Gre-No-Li, avvenuta il 9 dicembre 1951. Queste le formazioni: Padova: Romano, Matè, Fuchs (svizzero), Beraldo, Sessa, Zanon, Novello, Sperotto, Martegani (argentino), Camporese, Prunecchi, allenatore Frank Soo, inglese di origini cinesi. Milan: Buffon, Silvestri, Bonomi, Annovazzi, Tognon, Grosso, Burini, Gren, Nordahl, Liedholm, Renosto, allenatore Lajos Czeizler. Segnarono Beraldo (31’) nel primo tempo e, nel secondo, Nordahl (10’), Martegani (20’), Prunecchi (28’), Renosto (rigore 32’), Martegani (45’).


La formazione tipo del Padova 1951-52
https://www.youtube.com/watch?v=yuKXi5kn20Q
La passione salì con l’avvento di Nereo Rocco e del suo catenaccio, raggiungendo il calor bianco durante il campionato 1957-58 in cui il mitico Paròn portò il Padova dei panzer e di Kurt Hamrin al terzo posto (meritava il secondo, ma anche allora la provincia pagava la sudditanza psicologica goduta dalle grandi). 
Ma questa è un’altra storia come quella del Milan di Rocco, seguito dai molti suoi fans padovani di allora.