martedì 24 gennaio 2017

Il Museo delle Scienze del Liceo Classico “Torquato Tasso” di Roma

Luoghi della memoria e memoria dei luoghi

di Alessio Argentieri, Simone Fabbi e Marco Romano


Fig. 1 - Il nuovo Liceo Tasso in Via Sicilia
La storia del liceo classico “Torquato Tasso” di Roma comincia negli anni immediatamente successivi all’annessione della città al Regno d’Italia, quando si dovette affrontare il problema di istituire una scuola pubblica, laica e non élitaria, per superare il monopolio nella formazione dei giovani, che, nello Stato Pontificio, era appannaggio esclusivo dei religiosi.
Negli anni settanta del XIX secolo l’istruzione secondaria pubblica contava a Roma su pochi istituti, tra cui primeggiava il liceo classico “Ennio Quirino Visconti”, ospitato in una sede dal grande valore simbolico: il Collegio Romano. Da quella sede erano stati infatti espulsi i gesuiti, che avevano iniziato la tradizione dello studio delle scienze astronomiche, meteorologiche e geofisiche nella Roma papalina.
Nel 1887 venne istituito, con sede distribuita in alcune stanze a Piazza Firenze ed altre a Via Ripetta, un nuovo istituto denominato “Ginnasio IV”, quarto ginnasio liceo pubblico della città dopo il citato Visconti, il Terenzio Mamiani e l’Umberto I. La scuola fu poi trasferita presso Vicolo delle Fiamme (un tratto dell’attuale Via Leonida Bissolati) assumendo il nome di Liceo Tasso.
Finalmente, nell’ottobre del 1908, la scuola si insediò nella prestigiosa e definitiva sede di Via Sicilia (oggi civico 156), progettata dall’ingegnere e architetto Mario Moretti (Roma 1845-1921) e costruita a partire dal 1905 dalla ditta Calderai. Moretti fu Capo dell’Ufficio tecnico comunale dell’amministrazione Nathan, nonché uno degli estensori del Piano regolatore capitolino del 1908 (di cui abbiamo già parlato a proposito dei geologi nell’odonomastica della Città Eterna). Il progetto presentato dall’autore, assieme al Preside Venerio Orlandi, all’Esposizione internazionale di Bruxelles del 1910, risultando vincitore.

Fig. 2 - L’ingegner Moretti e il sindaco Ernesto Nathan (Londra 1848- Roma 1921)
con il Re Vittorio Emanuele III in una cerimonia al Pincio il 21 Aprile 1908
(fonte: rivista URIA n° 4-6/2012)
Presso la scuola si sono formate, nei suoi 130 anni di storia (la ricorrenza cadrà quest’anno), varie generazioni di studenti, molti dei quali hanno rivestito un ruolo di primo piano negli ambiti politici, istituzionali, culturali e scientifici del Paese. Tra di loro anche alcuni personaggi che hanno lasciato il segno nei vari campi delle Scienze della Terra, tra cui rammentiamo: 
Roberto Almagià (Firenze 1884- Roma 1962) figura trainante della geografia italiana nella parte centrale del XX secolo, che conseguì la licenza liceale nell’A.S. 1900-01 e poi divenne allievo di Giuseppe Della Vedova alla Sapienza;


Fig. 3 - Roberto Almagià, geografo

 Renato Funiciello (Tripoli 1939- Roma 2009), che, proprio da studente liceale al Tasso, si avvicinò all’atletica leggera, altra sua grande passione - oltre alla geologia- che abbiamo già rinverdito su queste pagine (qui)


Fig. 4 - Renato Funiciello, futuro geologo, all’ingresso dello Stadio delle Aquile
(oggi intitolato a Paolo Rosi) all’Acqua Acetosa (cortesia di Umberto Risi).
Nel Marzo 2014 è stato inaugurato il nuovo "Museo delle Scienze" al Liceo Tasso, realizzato grazie alla collaborazione tra docenti, genitori e studenti, sotto l’égida del Polo Museale della Sapienza- “Università di Roma. Il progetto ha consentito il riordino di un’ampia collezione di materiale didattico- scientifico (campioni, reperti naturali, strumenti di misura, dimostratori scientifici, ecc.) abbracciante varie discipline: Chimica, Fisica, Biologia, Paleontologia, Mineralogia e Geologia. Il patrimonio storico, raccolto in oltre un secolo di storia dell’Istituto, a partire dal 1890, è oggi visibile nella sua collocazione “naturale”, le storiche vetrine, esse stesse una testimonianza del passato.


Fig. 5 - La targa all’ingresso della scuola
Tra i reperti di carattere geologico, si distinguono due plastici geologici realizzati dal maestro Amedeo Aureli, che, assieme a Domenico Locchi, fu artefice agli inizi del XX secolo di queste opere straordinarie, a metà tra scienza ed arte. I due esemplari, custoditi in altrettante teche nel vestibolo della Presidenza, rappresentano due aree vulcaniche, rispettivamente il Vesuvio (1909) e i Campi Flegrei.


Fig. 6 - La visione della geologia tridimensionale
all’inizio del ‘900: il plastico geologico del Vesuvio.
Altro cimelio degno di nota è sicuramente la “Carta geologica degli antichi ghiacciai dell’Alta Italia nel periodo degli anfiteatri morenici” dell’Abate Antonio Stoppani (tratta da “Geologia d'Italia” - Volume II , 1881).


Fig. 7 - La Carta di Stoppani
Nelle bellissime teche sono poi conservati campioni mineralogici e reperti paleontologici con scatole e cartellini originali. Tra i resti fossili figurano numerosi invertebrati marini, tra cui trilobiti, ammoniti, bivalvi, brachiopodi e crinoidi, provenienti sia dal territorio italiano che da collezioni straniere. Sono testimonianze dell’epoca storica in cui, nel contesto del neonato Regno d’Italia, le discipline geologiche e i geoscienziati godevano, come è noto, di elevata considerazione e rilievo sociale nel Paese: il nuovo Stato Unitario stava infatti fondando sulla conoscenza del territorio nazionale il suo sviluppo, con l’obiettivo primario di reperire e sfruttare le risorse del sottosuolo.


Fig. 8 - Le teche paleontologiche
E’ perciò significativo che, anche nelle scuole di indirizzo umanistico, lo studio delle scienze naturali fosse tenuto in alta considerazione. Nell’opuscolo illustrativo del 1910 il preside Orlandi descrive, tra i fiori all’occhiello del Tasso, anche il Gabinetto di Storia Naturale, corredato da strumenti didattici per la zoologia, l’anatomia, la mineralogia, la botanica e la geologia.


Fig. 9 - Il Gabinetto di Scienze nel 1910
Il corpo docente del neonato Liceo Tasso poteva contare su figure di alta caratura scientifica, molti dei quali autori di pubblicazioni specialistiche o liberi docenti, che transitarono poi nei ruoli accademici. Tra gli insegnanti di Scienze Naturali tra la fine del’Ottocento e i primi del Novecento si succedettero Alfonso Martone, Giovanni Angelini, Lamberto Moschen, Giovanni Angelini e Giovanni Moschen (Staderini, 2001, nel volume curato da Filippo Mazzonis). 
E’ probabilmente grazie alla loro opera, e di chi ne ha raccolto il testimone nei decenni successivi, che la collezione museale si è andata nel tempo strutturando, per esser oggi disponibile per la generazione dei millennials. L’augurio è che essi possano apprezzare queste testimonianze di mondi passati.


Ringraziamenti
A condurci nel breve ma affascinante viaggio nel passato attraverso i corridoi e i laboratori dell’Istituto è stato, la mattina del 25 Marzo 2014, alla vigilia dell’inaugurazione del nuovo Museo, Raffaele Acitelli, storico tecnico del Liceo. L’idea di scriverne un piccolo resoconto, subito condivisa, ha necessitato qualche tempo di sedimentazione per concretizzarsi, come avviene per tutti i processi geologici.
Alla gioia della visita si sono aggiunti, per Raffaele e per il più anziano dei tre coautori di questa breve nota, il piacere e il sollievo reciproco di essersi immediatamente riconosciuti, negli stessi luoghi, a trent’anni di distanza. Rinvenuti perciò altri due reperti in accettabile stato di conservazione…


Fig. 10 - Reperti paleontologici nel loro ambiente di formazione


Per saperne di più:
• http://www.liceotasso.it/
• AA.VV. [2001] Un liceo per la Capitale. Storia del liceo Tasso (1887-2000), a cura di Filippo Mazzonis, Viella editore, Roma, 310 pp.
• AA.VV. [2013] Confronti per il Tasso, a cura di Bruno Conte, Album del Tasso N. 2, Editori Laterza, Bari, 31 pp.
• ISPRA [2012] “I plastici storici del Servizio Geologico d’Italia” (a cura di Myriam D’Andrea)