lunedì 23 novembre 2015

La sosta di Papa Pio VII, mecenate della mineralogia

di Alessio Argentieri



Papa Pio VII (Cesena 1742- Roma 1823)
Il percorso storico dello sviluppo delle scienze geologiche a Roma è segnato da diverse “pietre miliari”. Uno degli eventi più significativi fu l’istituzione presso l’Archiginnasio romano, nell’anno del Signore 1804, della prima cattedra di mineralogia da parte di Papa Pio VII, su proposta del cardinale Alessandro Lante, tesoriere generale pontificio. Primo titolare fu un religioso, padre Carlo Giuseppe Gismondi, a cui succedettero in sequenza Pietro Carpi (dal 1824 al 1861), Vincenzo Sanguinetti (1861-1864), Giuseppe Ponzi (1864-1873), Johann Strüver (dal 1873). Fu sempre Pio VII a ristabilire nel 1814 la Compagnia di Gesù, soppressa da Clemente XIV nel 1773, che ebbe un ruolo centrale nello sviluppo delle scienze astronomiche e della Terra, a Roma in particolare, nel XIX secolo.
Ma questa è un’altra storia, e torniamo perciò a Pio VII: nato a Cesena nel 1742, Barnaba Chiaramonti prese i voti nell’ordine benedettino nel 1758 con il nome religioso di don Gregorio; nel 1784 fu nominato vescovo di Imola e il 14 marzo 1800 salì al soglio pontificio succedendo al suo concittadino Angelo Braschi, papa Pio VI. 
Chiaramonti, pontefice illuminato, resse la Chiesa negli anni convulsi di inizio XIX secolo. Nonostante i contrasti politici e religiosi tra la Francia e lo Stato Pontificio, egli, personaggio mite e conciliante, fu inizialmente in buoni rapporti con Napoleone Bonaparte, di cui fu chiamato a presenziare nel 1804 la cerimonia di incoronazione a Imperatore dei Francesi nella cattedrale di Notre-Dame de Paris, assistendo passivo e silenzioso all’autoconsacrazione della coppia regale ritratta nel famoso dipinto di Jacques-Louis David. 


Jacques-Louis David, Sacre de l'empereur Napoléon 1er et couronnement de l'impératrice Joséphine dans la cathédrale Notre-Dame de Paris, le 2 décembre 1804, (1806-1808; Paris, Musée du Louvre).

Seguirono progressivi contrasti, culminati nella definiva rottura dei rapporti dopo l’invasione di Roma nel 1808 da parte delle truppe francesi guidate dal generale Miollis, con il Papa che si autorelegò a prigioniero nel Palazzo del Quirinale. Nel 1809 il Pontefice fu sequestrato dai Francesi e deportato a Savona, dove fu segregato per quasi tre anni fino al 1812, quando gli fu  imposta- nonostante l’età avanzata- una ulteriore “cattività transalpina” traducendolo a Fontainebleau, dove permase per diciannove mesi, sottoposto a progressive umiliazioni da parte di Napoleone. Finalmente nel 1813 Bonaparte, dopo i disastrosi esiti della campagna di Russia,  fece ricondurre Pio VII a Savona, decretandone poi la liberazione nel marzo dell’anno successivo. Dopo l’abdicazione di Napoleone  (6 aprile 1814), fu ripristinata l’autorità papale su Roma.

Tra le complesse vicende della vita di Pio VII, mecenate degli studi mineralogici, va ricordato anche un singolare episodio, meno epico e rilevante dal punto di vista storico, che si svolse due secoli fa, durante una delle tappe del convulso peregrinare a cui egli fu sottoposto. 
Durante i “Cento giorni”, nel timore di un possibile ritorno al potere di Napoleone in Francia, il Papa lasciò Roma nel Marzo 1815 fuggendo a Genova per sottrarsi alla minaccia delle truppe di Gioacchino Murat. Il 2 giugno 1815 il convoglio papale, sulla via del ritorno, transitava lungo la Via Francigena quando fu necessaria una sosta d’emergenza per consentire all’anziano Pontefice di espletare un’esigenza fisiologica. Che fu espletata presso Barberino Val d’Elsa, a breve distanza da Poggibonsi, utilizzando i servizi (non si sa quanto igienici) di una casa colonica posta sulla Via Cassia.
Oggi la frazione del Comune di Barberino, detta “Sosta del Papa”, conserva nella toponomastica rimembranza di quell’episodio. L’edificio che ne fu teatro ospita una trattoria tipica toscana dall’identico nome. 


La sosta del Papa
Per completezza di informazione dobbiamo però precisare che la località, nella regione che delle arguzie vernacolari è la patria, è anche nota colloquialmente come “La pisciata del Papa”. E sul medesimo filone ci sia perciò consentito di riservare perciò una “minzione speciale” alla lapide commemorativa apposta sull’edificio, che così recita:
«Pio VII PONT SOMMO Pei timori della guerra da Gioacchino Napoleone accesa per farsene signore in Italia partito providam il dì 22 marzo 1815 da Roma e per lo spazio di 2 mesi mentre discacciavasi per le armi austriache e toscane lo autore di tale intrapresa da Napoli trattenutosi in Genova ritornando il dì 2 giugno alla sua sede da fisiche necessità costretto questa casa della sua augusta presenza onorò.Lo avvenimento memorabile volle tramandare in questo marmo alla posterità Batista Filippo Pandolfini patrizio fiorentino»


La lapide commemorativa
Anche per questo episodio, un posto d’onore nel novero dei GEOITALIANI è riservato a Papa Pio VII, che all’indomani del Secolo dei Lumi diede decisivo impulso allo studio delle discipline mineralogiche nell’area romana, aprendo la via allo sviluppo delle moderne scienze geologiche in Italia centrale.
 La simpatia per il personaggio non potrà poi che essere rafforzata nel rivederne, ne “Il Marchese del Grillo” di Mario Monicelli (1981), la memorabile interpretazione di Paolo Stoppa, che incassa con stile l’irriverente scherzo perpetratogli da Sordi nei panni del nobile romano Onofrio.


Paolo Stoppa (Pio VII), Alberto Sordi (Onofrio del Grillo) e Camillo Milli (Cardinal Consalvi)



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