lunedì 13 luglio 2015

Una disputa geo-archeologica

di Marco Pantaloni

Pochi anni orsono, nel 2010, nella frazione di Santa Maria di Castellabate, località turistica in provincia di Salerno, nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, è stato identificato un sito di straordinario interesse geo-archeologico.
Il sito si trova sul litorale, e consiste in una antica cava estesa per circa 300 m dalla quale venivano estratti dei “rocchi” cilindrici destinati alla realizzazione di colonne; si presume che la cava fosse attiva già nel VI sec. a.C., rappresentando quindi una delle più antiche testimonianze archeologiche del Cilento.
La spiaggia dei rocchi, a Santa Maria di Castellabate (SA)
L’analisi del sito permette di comprendere le modalità di lavorazione della pietra locale e del loro impiego nelle costruzioni e nei colonnati dei templi dei siti archeologici di Velia e Paestum da parte dei Dori Trezeni, uno dei numerosi gruppi etnici che fondarono la Magna Grecia in Italia meridionale.
La cava è impostata su una piattaforma di calcareniti bioclastiche e in alcuni luoghi è possibile ancora individuare le strutture cilindriche già abbozzate e pronte per l’estrazione e destinate alla costruzione di colonne.


Stralcio della Carta geologica del
Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in scala 1:110.000,
realizzata dall'Ente Parco, dal Ministero dell'Ambiente e dal Servizio geologico d'Italia - ISPRA.
La carta è disponibile 
sul sito ISPRA in visualizzazione html (link) o in formato viewer (link)
Legenda della Carta geologica del Parco;
nel riquadro viene descritta l'unità 9, affiorante nella spiaggia dei rocchi.
Alcuni studiosi ritengono che tali rocchi fossero destinati alla costruzione di un tempio dedicato a Poseidone sul promontorio di Tresino, mentre altri ritengono essere destinati ai maestosi templi di Poseidonia, l’attuale Paestum. Questa seconda ipotesi sembra non essere plausibile; una rapida osservazione delle colonne dei tre meravigliosi templi della città greca mostrano i chiari segni di una natura diversa da quella arenacea; si tratta, infatti, di blocchi di origine continentale, costituiti da travertino.
É proprio l’uso di questa pietra che ha decretato la fortuna e la conservazione, pressoché perfetta, dei templi di Paestum. Si tratta di una roccia che occupa l’intera piana di Paestum; la sua formazione è avvenuta per la calcificazione e concrezione di materiale vegetale grazie alle acque circolanti del fiume Salso, che ha permesso la formazione di un materiale fortemente alveolato, che ha dato prova di grande durabilità.
Probabilmente, un’analisi più approfondita potrebbe permettere l’identificazione di blocchi della pietra estratta dalla “spiaggia dei rocchi” in altri edifici di Paestum.
Di certo blocchi di arenaria sono stati usati come intercalazioni decorative nel fregio del Tempio di Hera, sposa di Zeus e principale divinità di Poseidonia, più noto come Basilica, dal nome che gli dettero gli archeologi del settecento per la quasi totale sparizione dei muri della cella, del frontone e della trabeazione.
L’immagine mostra infatti la sequenza di blocchi arenacei bruno-rossastri intercalati tra quelli bianco-rosati di origine travertinosa, rendendo un magnifico effetto di contrasto cromatico, specialmente durante le ore del tramonto.


Il Tempio di Hera a Paestum (foto MP)
Dettaglio del fregio del Tempio di Hera a Paestum;
si noti l'uso dell'arenaria come elemento decorativo
(foto MP)
A prescindere dall'effettivo utilizzo del materiale estratto dalla cava, argomento di squisito interesse archeologico ma che vede il geologo come fondamentale supporto scientifico, è nostra opinione che il sito della spiaggia dei rocchi, particolarmente affollato durante i mesi estivi, dovrebbe essere maggiormente tutelato, in modo da preservare quest’area di particolare interesse geo-archeologico, posto all'interno di un territorio di inestimabile valore geologico-naturalistico.




Per saperne di più

Carta geologica con elementi tematici e Carta dei Paesaggi sottomarini del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, in scala 1:110.000, realizzata dall'Ente Parco, dal Ministero dell'Ambiente e dal Servizio geologico d'Italia - ISPRA.
La carta è disponibile sul sito ISPRA in visualizzazione html (link) o in formato viewer (link)

Salvatore D’Agostino, Luigi Stendardo, IL RESTAURO STRUTTURALE DEI TEMPLI DI PAESTUM DALL’OTTOCENTO ALL’ATTUALITA'. XXIV Conv. Int. “Scienza e Beni Culturali”, Bressanone, Arcadia Ricerche, 2008 http://associazionearco.blogspot.it/2009/10/il-restauro-strutturale-dei-templi-di.html