lunedì 22 dicembre 2014

Portasanta

di Marco Pantaloni

Nel periodo natalizio molti hanno la possibilità di vedere immagini riprese nella Basilica di San Pietro in Roma; pochi sanno, tuttavia, che gli stipiti della Porta Santa della stessa Basilica, così come quelle delle Porte Sante delle Basiliche di S. Paolo, di S. Maria Maggiore e di S. Giovanni in Laterano, sono realizzati con una particolare pietra ornamentale, il cui nome deriva proprio dall'uso in questa circostanza: la pietra usata si chiama, infatti Portasanta.


L'originario nome latino di questa bellissima pietra ornamentale era “Marmor chium” perchè derivava dalle cave presenti nell'isola di Chio, nel Mar Egeo oppure, erroneamente, “Marmor iassense”dalla città di Iasos, in Asia minore. Si trovano anche indicazioni sull'uso del nome Pietra Claudiana perché era la preferita dall'imperatore Claudio Tiberio.
I Romani usarono il Portasanta, per la prima volta, per la pavimentazione della basilica degli Horti di Cesare e, in seguito, nella Basilica Emilia, nella Basilica Giulia e nel Tempio della Concordia, a Roma, oltre che nel Teatro di Pompei.

Il Portasanta è una roccia sedimentaria clastica di origine tettonica a composizione prevalentemente dolomitica. Contiene resti fossili, difficilmente riconoscibili; il giacimento dell'isola di Chio sarebbe da riferire a rocce calcareo-dolomitiche triassiche. Si tratta di una breccia, caratterizzata da un aspetto estremamente variabile; è caratterizzato da una base rosata, venature dal rosso al rosso-bruno, con clasti giallo-arancio, bruni, grigi, di forma variabile e dimensioni da millimetriche a centimetriche. I clasti sono separati da venature biancastre o rosse, larghe pochi millimetri, aventi andamento sinuoso e talora disposizione intrecciata (fonte ISPRA).

L'eterogeneità di questa pietra ornamentale ha dato luogo a numerose varietà di diverso aspetto: il "Portasanta brecciato pavonazzo" dalle macchie rosso-violacee; il "Portasanta lumacato" con fondo rosso-violaceo e macchie biancastre (resti fossili) di forma tondeggiante e dimensioni millimetriche; il "Portasanta bigio" con una brecciatura meno evidente, con un fondo di colore grigio piuttosto uniforme e venature giallo-brunastre larghe pochi millimetri.
Un'altra varietà dello stesso litotipo è il cosiddetto Portasanta Fallani, il cui nome deriva dalla famiglia proprietaria delle cave di Caldana, frazione di Gavorrano in provincia di Grosseto, sulle ultime propaggini delle Colline metallifere. Questa varietà, più chiara e rosata rispetto al litotipo classico, è stata estratta fino al 1970. Si tratta di un prezioso materiale dal quale, grazie alla compattezza dei blocchi estratti, era possibile ricavare colonne monolitiche anche di grandi dimensioni, come dimostrano le splendide colonne all'interno del Vittoriano o del palazzo di Montecitorio.

Il Portasanta fu uno dei marmi colorati più usati nella Roma imperiale, a partire dalla fine del I sec. a.C. Il suo impiego raggiunse il massimo sviluppo agli inizi del II sec. d.C., sotto l'imperatore Traiano. Venne riutilizzato fino al XVII secolo, per la realizzazione di colonne e lastre di rivestimento. E' stato usato durante il Rinascimento anche in Toscana per la costruzione di importanti monumenti come, ad esempio, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore a Firenze, il Duomo di Siena e la Chiesa di Santo Stefano dei Cavalieri a Pisa.
Gli impieghi di questo litotipo sono per la realizzazione di colonne, trapezofori e basamenti, ma anche di rivestimenti , elementi ornamentali e statuaria di piccole dimensioni.

Il museo dell'ISPRA, nella prestigiosa collezione Pescetto appartenente alle collezioni litomineralogiche, conserva tre esemplari di questa roccia ornamentale, provenienti dagli scavi di Roma antica; di questi il campione 261.D è della varietà "Portasanta della Madonna dell'Orto" mentre il campione 263.D è della varietà "Portasanta bigio", e proviene dalle Terme di Caracalla.



Per chi, in visita a Roma, volesse vedere questo splendido litotipo, può osservarlo anche nelle vasche delle fontane laterali di Piazza Navona, in una parte della vasca della fontana di Piazza Colonna, nelle colonne degli altari di S. Sebastiano e della Presentazione nella Basilica Vaticana e in una coppia di colonne della navata a S. Agnese fuori le mura. Anche nella Villa Adriana a Tivoli è impiegato diffusamente in tarsie pavimentali e in alcune colonne.




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