mercoledì 6 agosto 2014

I diapiri salini di Zinga (KR)

di Marco Pantaloni

Nel marchesato crotonese, a poche decine di chilometri dalla città capoluogo, sorge l'abitato di Zinga.
Il paese è una piccola frazione del comune di Casabona; ubicata su un costone roccioso arenaceo, domina la magnifica Valle del Vitravo offrendo uno spettacolare panorama sulle campagne sottostanti e sulla opposta Timpa di Cassiano, una parete subverticale che interrompe la continuità dello spesso complesso arenaceo tabulare.




Questa caratteristica morfologia, così aspra e inaccessibile, ha permesso lo sviluppo di una tipica vegetazione mediterranea e la nidificazione di diverse specie di rapaci.
Ma l'area di Zinga è caratterizzata anche da alcuni elementi geologici peculiari.
Quello più facilmente visibile è un suggestivo arco naturale, scavato nel massiccio corpo arenaceo. É ben visibile perché ubicato sulla strada principale e perché valorizzato attraverso un breve percorso selciato e un belvedere.



Quello che rende unica l'area di Zinga è la presenza di quelli che, localmente, vengono chiamati “salpìe”, cioè dei corpi diapirici salini.
I diapiri salini di Zinga vengono descritti come elementi unici del continente europeo, grazie alle loro dimensioni e alla loro estensione; esempi analoghi, ma questi di dimensioni maggiori, si trovano nei Monti Zagros nell'area iraniana.
Sul territorio di Zinga e Casabona ne compaiono diversi: un primo, ben visibile, lungo la strada provinciale 14 che collega Zinga a Pallagorio. A pochi chilometri dal paese, sulla destra, è visibile una collina costituita da banconi e strati di gesso microcristallino, laminato, con rare intercalazioni argilloso-marnose, in netto contatto di discordanza con le argille e le marne-argillose circostanti. Il diapiro viene messo in risalto oltre che per il bianco abbagliante delle rocce che lo compongono, in contrasto con il grigio delle argille incassanti, anche per il risalto morfologico con il territorio circostante.





Un'altra affascinante caratteristica è l'intensa attività microcarsica superficiale che incide questo tipo litologico dando luogo a forme tipiche del carsismo carbonatico, tra cui i rillenkarren.




Un altro, interessante esempio di diapiro salino, si rinviene lungo l'alveo del Fiume Vitravo, proprio sotto il centro abitato.
Questo sito si raggiunge, a piedi, dal centro del paese, oppure seguendo una ripida strada asfaltata che, dalla strada provinciale in direzione Pallagorio, conduce ad una azienda agricola.
In prossimità del ponte sul Fiume Vitravo, sulla sponda sinistra, è visibile una scarpata  di natura argillosa nella quale è intercalato un corpo gessoso di dimensioni decametriche, costituito, come prima, da strati di gesso laminato microcristallino e da livelli di gessareniti.






Alla base della parete, sotto il livello gessoso più basso, si apre una piccola cavità, dalla quale scaturisce una piccola emergenza acquifera, sul cui tetto, perfettamente orizzontale, sono in deposizione delle piccole stalattiti calcareo-gessose.

Anche in questo caso l'origine diapirica del corpo gessoso è messa in evidenza dall'anomalo contatto stratigrafico con la formazione incassante, anche se alcuni dubbi vengono ingenerati dalla “disorganizzazione” degli strati causata dai movimenti di versante. Sta di fatto che uno studio più approfondito potrebbe redimere queste questioni, ancora aperte, e valorizzare questo geosito, a nostro avviso di estremo interesse scientifico.

Senza dubbio, però, che la presenza di questi corpi salino-gessosi affioranti in superficie ha segnato la storia locale. In questa zona, fino agli anni '50 del secolo scorso, squadre di minatori locali estraevano il materiale sotto il controllo “fiscale” dei finanzieri, dei quali rimangono i ruderi di due piccole caserme.
Il territorio del marchesato crotonese, affascinante nel suo carattere arido e isolato, porta ancora oggi i segni di un passato fatto di lavoro duro, contrabbando e lotte contadine.