venerdì 28 febbraio 2014

La cartografia geologica storica nella Biblioteca ISPRA – Servizio geologico d’Italia

Carta geologica del Regno di Napoli (1842)
di Pierre Alexandrowitsch De Tchihatcheff,
geologo russo (1812-1890), annessa al
“Coup d’oeil sur la constitution geologique
des provinces meridionales
du Royame de Naples".
di Fabiana Console e Marco Pantaloni


Il patrimonio bibliografico e cartografico della Biblioteca del Servizio Geologico ha origine negli anni immediatamente successivi all’unità d’Italia. Il Regio Decreto n. 4113 del 15 dicembre 1867 prevedeva, infatti, l'istituzione di una biblioteca della cui necessità il R. Comitato Geologico era perfettamente consapevole avendo iniziato sin dai primi mesi “a formare una libreria speciale valutabilissima” arricchita da “una raccolta di carte che continuamente si accresce
Ciò che rende quindi peculiare, prezioso e unico nel suo genere il patrimonio dalla Biblioteca ISPRA sono le oltre 50.000 carte geologiche, topografiche e geotematiche conservate e custodite nei suoi archivi cartografici che appartenevano, originariamente, al Servizio geologico d’Italia.
La copertura internazionale si estende a circa 170 Paesi e rappresenta, anche per arco temporale - oltre 150 anni - un tesoro di inestimabile valore storico e culturale. Le carte geologiche, costituite da oltre 21.000 esemplari, rappresentano il segmento principale della raccolta.
Carta geologica della Bulgaria a scala 1:300.000,di Georges N. Zlatarski, in 20 fogli, 1907.
Quasi 15.000 sono le carte geologiche che rappresentano il territorio italiano, di cui circa un migliaio di particolare valore storico e di pregio perché originali cartografici, molti dei quali bozze d’autore ed acquerellate a mano. La cartografia manoscritta geologica di fine ‘800 di personaggi come Igino Cocchi, Bernardino Lotti, Felice Giordano, Domenico Zaccagna, Luigi Baldacci, Vittorio Novarese, Arturo Issel, ecc., con note a margine e correzioni autografe, sono l’emblema di una scienza che, su solide basi culturali, stava nascendo in Italia.
Dalla documentazione cartografica antica emerge con chiarezza il processo grazie al quale la geologia è assurta a rango di disciplina autonoma nel settore delle scienze naturali. Il valore di una carta geologica storica è intrinsecamente legato alle figure del rilevatore e del cartografo. La conoscenza approfondita della materia e le abilità artistiche di un cartografo facevano la differenza.



Non solo carte: la biblioteca conserva anche
litografie, stampe, manoscritti, sezioni geologiche.
In questa figura il Gruppo del M. Bianco,
disegnato dal pittore Alessandro Balduino,
allegato al Bollettino del CAI, n. 40
In epoca contemporanea, lo sviluppo delle tecnologie di rilevamento e di rappresentazione di una carta ha portato a diversificare le competenze moltiplicando i contributi necessari alla sua realizzazione: se oggi, attraverso la produzione di un elaborato cartografico è possibile risalire alla specifica attività e alle competenze dell’intero Ente che lo ha prodotto, è quasi impossibile individuare gli apporti dei singoli specialisti.


Analizzare, studiare, catalogare e digitalizzare la cartografia geologica antica ha fornito l’occasione di studiare le fasi di evoluzione dall’istituzione del Regio Servizio Geologico nel 1873 e i primi passi che portarono alla realizzazione, con non poca fatica, dei 277 fogli della Carta Geologica d’Italia alla scala 1:100.000. Inoltre, la grande varietà di carte e bozze d’autore hanno offerto lo spunto per scoprire le diverse e interessanti personalità dei geologi di allora e le loro complesse relazioni con le istituzioni governative attraverso le vicende politiche del XIX secolo.

Comprensibili esigenze di conservazione e tutela da un lato, e di diffusione dall’altro, hanno indotto la Biblioteca dell’ISPRA a realizzare, partendo dal 2001, riproduzioni in formato digitale di oltre 1000 carte geologiche antiche.


La procedura tecnologica intrapresa nelle attività di digitalizzazione è piuttosto complessa: dopo la selezione e l’analisi del bene cartografico oggetto del lavoro, lo stesso viene studiato per definirne, laddove necessario, le caratteristiche “editoriali”, cioè il fattore di scala, l’ubicazione geografica, l’anno di realizzazione e l’Autore, spesso non indicati esplicitamente. In tal caso viene avviata una ricerca negli archivi per identificare chi e quando la carta è stata realizzata, analizzando vecchi cataloghi cartografici o verificando riferimenti bibliografici di Autori più moderni. Di ausilio a questa ricerca è spesso l’analisi grafologica di eventuali appunti o note a margine della stessa carta.

La fase successiva prevede la scansione per mezzo di adeguati strumenti tecnici, finalizzati alla realizzazione di immagini raster in formati idonei all’archiviazione elettronica, ad adeguata risoluzione al fine di mantenere al meglio le caratteristiche originali di grafica e di stampa.
Completata la fase di digitalizzazione il file relativo viene caricato sul server dell’Istituto e reso disponibile, sul catalogo OPAC, al download da parte dell’utenza interna ed esterna. Una fase successiva, che è attualmente in corso di sperimentazione, consiste nel georiferire i file raster cartografici e renderli visualizzabili sui diversi strumenti di visualizzazione geografica, quali, ad es., Google Earth.

Il gruppo di lavoro dell'ISPRA (mp, fc), impegnato nella scansione e
catalogazione del materiale cartografico con una delle più preziose
carte della collezione: la "Carta corografica dello Stato Pontificio"
di Giuseppe Ponzi, 1849
Il valore di tale patrimonio cartografico è oggi riconosciuto anche grazie all’interesse per il settore che sempre più si va allargando, al di là di una ristretta cerchia di studiosi e collezionisti, a un pubblico di fruitori a vario titolo interessati. Lo studio dell’evoluzione storica del territorio, sia essa a scopo geologico, urbanistico, ambientale, archeologico, non può prescindere dallo studio della cartografia antica: l’imponente quantità di “disegni”, mappe, carte geologiche, carte topografiche, carte catastali, costituisce una fonte inesauribile di informazioni, notizie e dati utili.


Ma non è solo e necessariamente utilitaristica la motivazione alla base dell’interesse: leggere una “vecchia” carta può significare compiere un viaggio nel tempo e nello spazio, subire il fascino dell’esplorazione del passato attraverso tecniche di rappresentazione non più in uso, segni convenzionali legati ad una qualità della vita “non tecnologica”. La cartografia antica ci indica, inoltre, lo stato delle conoscenze tecniche e scientifiche dei geologi rilevatori e dei cartografi, la loro sensibilità nei confronti del territorio, della sua storia e del suo utilizzo.