venerdì 23 agosto 2013

1479: il primo traforo costruito sulle Alpi, il Përtus dël Viso

di Marco Pantaloni

L'imbocco del Përtus dël Viso
dal versante italiano
Molti pensano che il primo tunnel realizzato sotto le Alpi sia il traforo del Frejus; in realtà, tra il 1479 e il 1480, venne scavato un tunnel di circa 75 metri di lunghezza mettendo in comunicazione i comuni di Crissolo (CN), in Italia, e Ristolas, in Francia, evitando l’attraversamento del pericoloso Colle delle Traversette, spesso impraticabile a causa delle nevi abbondanti. L’opera, posta a 2800 metri di quota, è chiamata Buco di Viso, o Përtus dël Viso in lingua piemontese.
L’opera fu promossa dal Marchese di Saluzzo Federico II che stipulò con il Re di Napoli Renato d’Angiò (vassallo del Re di Francia) un accordo per la realizzazione dell’opera. La realizzazione della galleria venne seguita dagli ingegneri Martino di Albano e Baldassarre di Alpeasco, ed i lavori vennero realizzati con “ferro, fuoco, acqua bollente e aceto”.

La galleria permetteva il passaggio delle carovane di merci tra il Piemonte e la Provenza, praticamente durante tutto l’arco dell’anno, rompendo di fatto l’isolamento invernale. Oltre a questo uso commerciale, il Buco di Viso venne usato come via di fuga dallo stesso Federico II ma anche per il passaggio degli armamenti, soprattutto verso l'Italia, come fecero Carlo VIII, Luigi XII e Francesco I.


La galleria era lunga, inizialmente, circa 100 m, ridotti a 75 a causa del crollo degli imbocchi; è larga 2 m ed alta 2,5 m, consentendo quindi il passaggio in una direzione di animali con due some laterali. È stata realizzata con tracciato curvo, seguendo la foliazione dell’unità attraversata, costituita da “prasiniti, anfiboliti semplici e granatifere, rocce varie a glaucofane (gastalditep.p.) spesso granatifere; eclogiti; cloromelanititi e giadeititi”; l’area del Buco di Viso ricade nel foglio 67 Pinerolo della Carta geologica d’Italia alla scala 1.100.000, rilevato da E. Mattirolo, V. Novarese, S. Franchi e A. Stella, ristampato nel 1951.

Stralcio del foglio 67 Pinerolo
della Carta geologica d'Italia in scala 1:100.000,
Servizio geologico d'Italia, ISPRA

La realizzazione della galleria fu, probabilmente, molto complessa; gli unici mezzi di lavoro dell’epoca erano i picconi con i quali i minatori spaccavano la roccia dopo che la stessa era stata sottoposta a combustione con una catasta di legna e quindi, almeno parzialmente, calcinata. Si presume poi che l’avanzamento, sul cui fronte potevano lavorare al massimo due persone, avvenne partendo da una sola estremità.
Negli anni successivi alla realizzazione dell’opera, a causa dell’annessione del marchesato di Saluzzo alla Savoia, la galleria venne chiusa ripetutamente sia per non contrastare le più consolidate vie di comunicazione del Colle del Moncenisio e del Colle del Monginevro, che per ripetuti motivi di ordine militare; anche altri eventi naturali, frane e crolli, causarono, nel tempo, diversi problemi alla galleria. A causa della pendenza, dal versante francese a quello italiano, veniva spesso interrata dai detriti portati dalle acque e dalle valanghe.
Nonostante questo venivano avanzate molteplici richieste di sistemazione e apertura del traforo. Le sistemazioni, però, non ebbero luogo se non per iniziative personali dei valligiani, che non riuscirono a liberare completamente la galleria dai blocchi franati, non permettendo quindi il passaggio degli animali da trasporto.

La riapertura del Buco di Viso nel 1907,
versante francese
La riapertura definitiva avvenne, finalmente, soltanto nel 1907, per iniziativa del Governo nazionale e del Club Alpino Italiano; recentemente, il Lyons club di Torino Castello ha finanziato lavori di sistemazione rendendo quindi completamente percorribile l’opera. Oggi la galleria è praticabile, agevolmente nei mesi estivi, con caschetto di protezione e torcia; l’accesso è agevole dal lato italiano, meno facile da quello francese. L’ascensione al Përtus dël Viso è possibile partendo da Pian del Re, alle sorgenti del Fiume Po.

Per saperne di più:
  • ALP Grandi Montagne n.16/217 - luglio-agosto 2003 - CDA & Vivalda Editori; pp. 86-87.
  • Vaccarone L. (1881) - Le Pertuis du Viso: Étude historique d'après des documents inédits conservés aux archives nationales de Turin, ed. F. Casanova.
  • Chabrand E. (1910) - Le Pertuis du Viso (la plus ancienne trouée souterraine des Alpes): la légende et l'histoire, ed. Xavier Drevet.
  • http://www.legart.it/monviso/buco.htm