sabato 18 maggio 2013

1940, il Drizzagno di Spinaceto

di Marco Pantaloni
Il Drizzagno di Spinaceto
e il meandro del Tevere abbandonato
(immagine tratta da Google Maps)



Nei primi anni ’30 del secolo scorso, congiuntamente al progetto di realizzazione dell’Esposizione Universale che si sarebbe tenuta a Roma nel 1942 (E42), si ipotizzò la realizzazione di un grande idroscalo (Idroscalo del Littorio) collocato nei campi dell’area della Magliana, affacciati sul Fiume Tevere. L’area era stata già individuata dall’Ufficio speciale per il Tevere e l’Agro romano per un intervento di rettifica attraverso un canale artificiale (o drizzagno) dell’ansa di Spinaceto del fiume. Motivo della rettifica era quello di accelerare il deflusso delle acque e ridurre gli effetti devastanti delle piene che, periodicamente, si abbattevano sulla città di Roma.


Il doppio progetto stimolò l’interesse di studi e imprese private, che presentarono numerose e diverse proposte.
Nel 1936 il Ministero dei Lavori Pubblici e quello dell’Aeronautica, coinvolgendo l’Ufficio speciale del Genio Civile e l’Ufficio centrale del demanio Aeronautico, prepararono dei progetti che prevedevano la costruzione di una rettifica dell’alveo in località Spinaceto e un idroscalo opportunamente collegati. Oltre a questi era prevista la realizzazione di un ponte a paratie mobili (Ponte dell'aeronautica) lungo 195 metri, con pile in alveo distanti 17 m una dall’altra. I sondaggi effettuati nel sottosuolo riportano dati geotecnici particolarmente scadenti: al di sotto di un primo strato di torbe, si trova un banco di argille-sabbiose plastiche, sature. Solo a -35 m sotto il livello del mare si trovano le argille grigio-turchine compatte in grado di sorreggere le pile del ponte. I lavori iniziarono nel marzo 1937, ma il 18 dicembre dello stesso anno si verificò una piena eccezionale che superò le stime di piena calcolate su base secolare inondando l’intera area di cantiere.
Lavori per il Ponte dell’aeronautica
(Foto di pubblico dominio: Arvaliastoria.it
La piena del Tevere del dicembre 1937
all’Isola Tiberina a Roma 
La grande piena determinò una battuta d’arresto e delle modifiche sostanziali nella realizzazione del progetto; nel novembre del 1938, venne istituita una commissione che aveva il compito di elaborare un piano di sistemazione generale del Tevere che portò avanti il progetto di realizzazione del drizzagno sul Tevere. I lavori di realizzazione del drizzagno, una delle opere idrauliche più importanti del ventennio, vennero avviati e la grandiosa opera fu conclusa nel 1940 e inaugurata il 12 agosto da Mussolini; un video tratto dal Cinegiornale Luce del 16 agosto 1940 ne celebra, con la consueta enfasi, l’avvenimento.



Il canale artificiale è lungo 1.290 metri, l’ampiezza di magra è di 75 m e la distanza tra gli argini di maestra, alla quota di 14 m s.l.m., è di 400 m. Quest’opera ha accorciato la lunghezza del fiume di 2.700 m. I lavori comportarono la rimozione di 1.300.000 metri cubi di materiale, per la rimozione ed il trasporto del quale lavorarono 400 operai al giorno e vennero usate 8 scavatrici e 40 locomotive. Questo materiale venne trasportato a circa 4 km di distanza, per costituire il terrapieno dei piazzali del previsto idroscalo. Il nuovo alveo artificiale è stato rivestito, per circa un metro di spessore, da pietrame basaltico per garantire la tenuta della sagoma durante le massime piene.


A = drizzagno di Spinaceto; b = Ponte di Mezzocammino;
c = meandro abbandonato; d = area di riporto del materiale scavato per il drizzagno
(sopra: Carta geologica d’Italia in scala 1:50.000, foglio 374 Roma (2008), tratto da ISPRA;
sotto: immagine tratta da Google Earth) 
Nello stesso periodo, a seguito di ulteriori indagini, venne modificata più volte la conformazione planimetrica dell’aeroporto fino al definitivo abbandono del progetto, nel 1943. Venne abbandonato anche il progetto di realizzazione del ponte-paratia, sostituito con un ponte stradale che collegasse i due lati del fiume mettendo in collegamento la via Appia e la via Aurelia senza entrare nella città di Roma. Si tratta del Ponte di Mezzocammino, realizzato dalla Società anonima Tudini & Talenti; è un ponte a 15 campate lungo 362,5 m, con le pile d’alveo impiantate a 25,7 m sotto il livello del mare, completato da un muro di sostegno di 545 metri sulla riva sinistra. Originariamente la campata centrale era mobile, per il passaggio delle navi a grande alberatura, comandata da una cabina di comando visibile sulla sponda sinistra. Il Ponte di Mezzocammino venne danneggiato durante la seconda guerra mondiale.



Il ponte fa parte del tracciato del Grande Raccordo Anulare, fin dalla sua costruzione nel 1951. Gli aumentati volumi di traffico ne hanno reso necessario prima una duplicazione e poi una triplicazione; oggi costituisce la rampa di accesso al GRA dalla via del Mare; dal 2003 il ponte di Mezzocammino è classificato come monumento nazionale.
Il sito web del Comune di Roma raccoglie circa 700 fotografie d’epoca realizzate durante le fasi della costruzione, che testimoniano il sacrificio degli operai e le condizioni tecniche di esecuzione degli scavi (fondo Enrico Ricci). L’autore della estesa collezione fotografica è Enrico Ricci, geometra impiegato al cantiere lavori (qui la sua biografia) e appassionato fotografo.
Attualmente il fiume presenta fenomeni erosivi che determinano l’abbassamento dell’alveo, soprattutto in corrispondenza delle pile del ponte dove i fenomeni di erosione sono particolarmente evidenti. L’area del meandro abbandonato fa parte, invece, della Riserva naturale statale “litorale romano” posta sotto la tutela di maggiore protezione (area di tipo 1).

Per saperne di più: