venerdì 5 aprile 2013

Pompeo Moderni

Pompeo Moderni


Un eclettico comprimario: patriota, militare, storico, filantropo e geologo rilevatore.

di Alessio Argentieri

Tra i pionieri della cartografia geologica in Italia merita di essere ricordato, accanto ai protagonisti, il colonnello Pompeo Moderni, un eclettico personaggio che, pur in un ruolo non di primo piano, diede con modestia, impegno e passione un significativo contributo alle conoscenza della geologia dell’Appennino.







Nato a Velletri il 19 ottobre 1848, a 17 anni scappò di casa per tentare di aggregarsi ai garibaldini; non riuscendovi, si arruolò nell’Esercito Sardo, combattendo nel 1866 la III guerra d’indipendenza. Successivamente subì l’esilio in Sardegna, dove rimase fino al 1876, completando gli studi geologici e minerari presso l’Università di Cagliari, dove frequentò il corso di mineralogia del professor Patrizio Gennari, fervente patriota.
In quegli anni maturarono nel giovane Pompeo, oltre alla passione per la geologia, il fortissimo amor patrio (si affiliò anche alla Giovane Italia), l’elevata moralità e le convinzioni laiche che lo avrebbero contraddistinto per tutta la vita.
Nella carriera militare giunse a rivestire il grado di colonnello di fanteria, coltivando parallelamente l’interesse per la storiografia militare, campo in cui produsse numerosi scritti, libri e articoli. Ma il suo contributo più significativo lo diede nei ventotto anni in cui, a partire dal 1878, prestò la sua opera presso il Regio Ufficio Geologico: assunto dapprima come disegnatore, divenne poi aiutante straordinario e infine “ajutante ingegnere” della sezione di Roma, avente sede nello storico edificio di Largo Santa Susanna.
Seppur in posizione subordinata rispetto ai direttori dei rilevamenti e agli ingegneri (tra cui ricordiamo Luigi Baldacci, Emilio Cortese, Camillo Crema, Bernardino Lotti, Vittorio Novarese, Venturino Sabatini, Domenico Zaccagna, Pietro Zezi), egli diede un significativo contributo alla redazione della prima edizione della Carta geologica del Regno d’Italia, partecipando ai rilevamenti di estesi settori dell’Appennino centrale.
Nel corso della carriera Moderni fu coautore di ben diciassette Fogli geologici alla scala 1:100.000, che coprono gran parte del versante tirrenico della dorsale appenninica, dalla Toscana alla Campania. Effettuò inoltre rilevamenti di larghe aree dell’Appennino umbro-marchigiano e dell’Abruzzo adriatico, i cui dati originali inediti furono in seguito rielaborati, tra gli altri, da Federico Sacco, per la pubblicazione – senza espressa menzione del rilevatore!!! – dei relativi Fogli geologici. Oltre alla produzione cartografica, Pompeo Moderni fu autore tra il 1885 e il 1920, di oltre 50 pubblicazioni scientifiche di carattere geologico e vulcanologico.
Distribuzione dei 17 fogli geologici
della carta geologica d'Italia in scala 1:100.000
rilevati da Pompeo Moderni

Un lavoro immenso - frutto di lunghe ricognizioni sul campo svolte a dorso di mulo o a piedi– e meritorio della smisurata ammirazione di ogni geologo.
All’inizio della Prima Guerra Mondiale, da convinto interventista, Moderni chiese invano di essere richiamato, nonostante l’età avanzata, al comando di un reggimento della Milizia territoriale. Duramente provato dalla prematura morte dell’unico figlio Mario, sottotenente di fanteria, avvenuta nel 1915 durante la terza battaglia dell'Isonzo, si dedicò a ricostruirne il profilo scrivendo quella che sarebbe stata la sua ultima opera, intitolato "Mario Moderni. La sua vita narrata dal padre". 
Dalla lettura del manoscritto inedito emerge chiaramente la figura dell’autore, scomparso a Roma il 19 maggio del 1926: il colonnello Pompeo Moderni, uomo d’altri tempi, un “geoitaliano” degno di essere ricordato nel “Pantheon” della comunità scientifica nazionale.


Per saperne di più: