domenica 28 aprile 2013

1915, Geologi in guerra

di Marco Pantaloni
Arturo Issel,
Presidente del
R. Comitato geologico

Il R. Comitato geologico, nell'adunanza del 26 giugno 1915, ricordò i sacrifici che i geologi, italiani e stranieri, profusero nelle prime campagne militari della guerra mondiale in corso e le vittime che ne conseguirono. Con spirito di fratellanza il Presidente del Comitato, prof. Arturo Issel, ricordò i geologi francesi, tedeschi e austriaci caduti in battaglia e auspicò "un lungo periodo di pace e di prosperità proficuo alla scienza, e alla civiltà".
Concluse il suo discorso con un augurio ai geologi italiani che, in quei giorni, scambiarono il martello con il moschetto o con la sciabola.


da R. Comitato geologico, 
Verbale dell'Adunanza, 26 giugno 1915.
La seduta è aperta alle 9,30. Sono presenti: il Presidente Issel, i membri Cermenati, Mazzuoli, Parona, Sacco, Taramelli, Zambonini, il Direttore del Servizio geologico, ispettore Baldacci, il Direttore dell’Istituto geografico militare, tenente generale Gliamas, il Presidente della Società geologica, prof. D’Achiardi, il Direttore dell’Ufficio geologico, ing. Lotti, e l’ing. Crema incaricato delle funzioni di segretario.
[…]
Fra i giovani geologi stranieri i lutti furono assai più numerosi del consueto pel fatto della guerra, che infierisce in gran parte d’Europa. Soccombettero sul campo di battaglia Robert Douvillé, Jean Breton, Alberto e Romé, francesi, Ernst Fischer, P. Hahn, Alfred Grund, Hans Krauss, Heinrich Müller, Mertens, tedeschi ed austriaci. Ignora se vi siano altre vittime, in specie tra gli inglesi e i russi. 
Con voce commossa il Presidente così pone fine al suo dire: “Spargiamo fiori sulle tombe appena dischiuse, e rivolgiamo un pensiero di rimpianto a quei nostri colleghi dell’una e dell’altra riva, che incontrarono una morte prematura, adempiendo al proprio dovere. 
Intanto quantunque ci troviamo qui raccolti per occuparci precipuamente della carta geologica del Regno, non riesco ad allontanare dalla mia mente il pensiero della guerra, nella quale è stato travolto testé anche il nostro paese, né posso dimenticare come in questo momento si prepari un nuovo assetto che avrà per conseguenza profondi mutamenti negli aggruppamenti politici e nelle reciproche relazioni fra i popoli. 
Mi sia concesso di formulare il voto che la formidabile conflagrazione si risolva col trionfo della giustizia e assicuri alle generazioni future un lungo periodo di pace e di prosperità proficuo alla scienza, e alla civiltà. 
Per quanto concerne l’Italia, mi rendo interprete dei presenti affermando la nostra inalterabile fiducia nella legittimità dei suoi diritti e la ferma speranza che, superando ogni ostacolo, conseguirà questa volta l’alta e nobile meta cui agogna da sì lungo tempo. Il senno dei governanti, l’abnegazione degli Italiani d’ogni provincia e d’ogni classe, il valore dell’esercito e dell’armata sono tali, da confortare le nostre speranze. 
Rivolgo infine il nostro saluto augurale ai geologi che hanno scambiato in questi giorni il martello col moschetto o colla sciabola, alludo fin gli altri al Gortani, al Martelli ed allo Zuffardi, e lo estendo ai nostri che affrontano o stanno per affrontare il periglioso cimento”.
(Vive approvazioni).
[...] 




Alessandro Martelli
Michele Gortani