giovedì 11 aprile 2013

1903, Le prime note scientifiche sul petrolio in Val d'Agri

Camillo Crema
di Marco Pantaloni

Fu Camillo Crema, nel volume 21 del Bollettino della Società Geologica Italiana, pubblicato nel 1903, a comunicare le sue osservazioni a seguito di una ricognizione effettuata per conto dell'Ispettorato del R. Corpo delle Miniere sulle manifestazioni petrolifere che si osservavano (e che si osservano ancora oggi) in vari punti del territorio di Tramutola (Potenza). Questo il resoconto dei rilievi.















IL PETROLIO NEL TERRITORIO DI TRAMUTOLA (POTENZA)
Comunicazione dell’ing. Camillo Crema 
Per incarico ricevuto dall'Ispettorato del R. Corpo delle Miniere, in principio dello scorso autunno dovetti eseguire una sommaria ricognizione delle manifestazioni petroleifere che si osservano in vari punti del territorio di Tramutola (Potenza). 
Benché la loro esistenza fosse già stata ripetutamente segnalata, tuttavia, per quanto e a mia conoscenza, mancavano notizie un po' particolareggiate in proposito; non parmi quindi inutile di esporre brevemente i risultati delle mie osservazioni. 
Premetto che per la regione visitata (foglio 199, quadr. II e f. 210, q. I) potei valermi della carta geologica nella scala di 1:50.000 esistente manoscritta presso il R. Ufficio geologico e stata rilevata dagli ingegneri Baldacci e Viola. In questa carta già figurava la sorgente petroleifera di cui in appresso. 
La zona petroleifera considerata ha una superficie di pochi chilometri quadrati, quattro o cinque al più, ed occupa il fondo della parte settentrionale della stretta valle percorsa dal rio Càvolo, che scorre ad Ovest di Tramutola dirigendosi quasi esattamente da Sud a Nord e si versa poi nell'Agri dalla sua destra. 
I terreni, che si osservano in questa valle, sono, oltre al Quaternario: il Trias medio, il Trias superiore, la Creta e l'Eocene superiore. 
Il Trias medio è essenzialmente rappresentato da calcari a noduli di selce che passano superiormente a scisti silicei varicolori; il Trias superiore, dalla Dolomia principale e la Creta, da calcari grigi in grossi banchi. 
I calcari triassici e cretacei sono tutti assai compatti ed anche gli scisti silicei sono generalmente dotati di un alto grado di compattezza. Su questi terreni si appoggia poi il Flysch eocenico colla stessa natura che nel restante Appennino e cioè prevalentemente composto da scisti argillosi, da calcari marnosi e da arenarie più o meno grossolane. 
Non mi dilungo maggiormente sui caratteri di tutti questi terreni già minutamente descritti dal De Lorenzo, dal Baldacci e dal Viola.Il fondo della valle è quasi per intero scavato nei terreni eocenici, i quali per la loro cedevolezza non presentano una grande costanza nell'inclinazione degli strati, ma nel loro assieme malgrado qualche raggrinzamento subordinato, formano un'anticlinale sul cui asse il Càvolo scava il suo corso. 
Quest'anticlinale viene poi disturbata da spuntoni dei sottostanti terreni triassici che, elevandosi in forma di cupole calcaree, spezzate o non, attraversano l’Eocene e vengono a giorno, specialmente sul versante orientale della valle. 
La principale manifestazione petroleifera si osserva in un valloncino del versante sinistro della valle all'altezza della regione Acqua di Tasso e consiste in una piccola sorgente di acqua mista a petrolio, che spiccia dagli strati eocenici al contatto con un importante spuntone di compatto calcare triassico a circa 200 m dall'asse della valle principale. Non possiedo altri dati sul regime di questa sorgente, salvo l'assicurazione che essa è perenne. L'acqua contiene delle traccie di cloruro di sodio; il petrolio viene emesso in piccola quantità, ma in modo continuo sotto forma di viscide filacciche che vengono trascinate dalla corrente impeciando le sponde del ruscello e sprigionando un acuto odore caratteristico. La sorgente emette anche talvolta delle bollicine gassose. 
Questo petrolio presenta un colore brunastro-scuro; il suo peso specifico è di 0,9 circa (determinazione dell'ing. Aichino) e quindi molto elevato. 
Non ebbi opportunità di sottoporlo alla distillazione frazionata, che sola potrebbe stabilirne con sicurezza il valore commerciale.Altre manifestazioni, ma assai meno importanti, si hanno più a Nord, allo sbocco della valle nella piana dell'Agri. 
Traccie di petrolio si sono riscontrate in un pozzo scavato presso la Bamiera, anche qui al contatto delle due formazioni su indicate, ed altre ma molto più deboli in alcuni pozzi aperti a piccola profondità nel terreno quaternario che copre l'Eocene del vallone Pietragrattata. 
Ogni formazione petroleifera comporta, come è noto, l'esistenza di rocce porose od almeno molto fessurate, capaci di accogliere il petrolio, e la presenza su di esse di strati impermeabili pochissimo permeabili, che ne impediscano il disperdimento alla superficie. 
È chiaro poi che il petrolio e gli idrocarburi gassosi, che di solito l'accompagnano, tenderanno sempre a riunirsi sotto le anticlinali formate da questi strati impermeabili, essendo essi meno densi dell'acqua. 
Ora da un attento esame della costituzione della valle ed anche soltanto dal cenno datone, emerga che nel nostro caso le sole formazioni capaci di accogliere il petrolio in favorevoli condizioni di conservazione sono quelle porose dell'Eocene (marne e specialmente arenarie) le quali si alternano con strati impermeabili e sono disposte inoltre più o meno regolarmente ad anticlinale. 
Viene, quindi, spontaneo il supporre che la roccia petroleifera, alla quale l'acqua strappa il petrolio per trascinarlo a giorno, debba appartenere all’Eocene, e tale ipotesi trova conferma nel fatto che soltanto in corrispondenza dell'Eocene, benché le altre formazioni siano tutte ben sviluppate nella regione, hanno luogo manifestazioni petroleifere. 
Di qualche importanza sono quelle che si osservano dove gli strati protettori sono stati fratturati per la presenza degli spuntoni triassici; le altre sono pressoché insignificanti. 
La piccola estensione della zona petroleifera di Tramutola, la scarsezza delle manifestazioni alle quali dà luogo, e la poca potenza dei terreni eocenici che verisimilmente racchiudono il petrolio non permettono di nutrire grandi speranze su di essa; tuttavia una tale affermazione appoggiata esclusivamente a dati superficiali è necessariamente alquanto vaga, e sarebbe desiderabile che una esplorazione in profondità mettesse definitivamente in evidenza i limiti del giacimento. 
Bollettino Società Geologica Italiana, vol. XXI, 1903.
[ms. pres. 2 febb. 1902 - ult. bozze 28 febbraio 1902].