giovedì 28 marzo 2013

Marianna Panciatichi Ximenes d'Aragona Paulucci, la prima donna nella Società Geologica Italiana.

di Marco Pantaloni
Marchesa Marianna Panciatichi
Ximenes d'Aragona Paulucci



La marchesa Marianna Panciatichi Ximenes d'Aragona nacque il 3 febbraio 1835 da una aristocratica famiglia toscana, figlia del marchese Ferdinando Panciatichi e di Giulia De Saint Seigne.
Discendeva da una famiglia che, già dal 1600, nutriva un vivo interesse naturalistico e nel settecento il padre Ferdinando, appassionato di botanica, introdusse numerose piante esotiche, tra le quali la prima sequoia in Italia, nell'Hortus Panciaticus di Villa La Loggia, a Firenze.



Studiò al collegio Ripoli di Firenze, del quale conservò sempre un’ottima memoria, e nel 1853, a soli diciotto anni, sposò il marchese Alessandro Anafesto Paulucci, botanico, che coltivò un’ampia selezione di piante comuni e rare nella sua villa vicino Parma.


Murex veranyi
Nel 1862 la marchesa Marianna Panciatichi Paulucci cominciò a manifestare interesse per la malacologia; inizialmente collezionò specie marine esotiche, ma dal 1870 si dedicò, quasi esclusivamente, allo studio della malacofauna italiana. Pubblicò il suo primo lavoro scientifico nel 1866 sul gasteropode fossile Murex veranyi.

Compilò il primo elenco delle specie della malacofauna terrestre italiana che pubblicò nel 1878 e, successivamente, cominciò uno studio sulle faune regionali, in particolare della Calabria, dell’Abruzzo, della Sardegna e del Monte Argentario. I suoi lavori vennero pubblicati nel "Bollettino della Società Malacologica Italiana" e nel "Journal de chonchyliologie".
Nel 1887 rimase vedova e dovette abbandonare gli studi e le sue ricerche per seguire l’amministrazione delle sue proprietà. Fu costretta anche ad abbandonare il suo progetto sulla fauna malacologica italiana che, purtroppo, non ebbe seguito.

Fu membro della Società italiana di scienze naturali, e risulta socia della Società geologica italiana a partire dal 1882, prima donna iscritta alla Società.

Alla morte del padre, nel 1897, si trovò costretta a dedicarsi esclusivamente al patrimonio di famiglia e donò tutte le sue collezioni; destinò al Museo di storia naturale dell’Università di Firenze la collezione malacologica, al Comune di San Gimignano quella ornitologica e all’Istituto Tecnico Galileo Galilei quella botanica.
Il castello di Sammezzano (FI)

Morì il 7 dicembre 1919 nel suo castello di Sammezzano, nel comune di Reggello (FI).








Per saperne di più:
  • Mary S.R. Creese, with T. Creese - Ladies in the laboratory II. West European woman in science, 1800 - 1900: a survey of their contributions to research. 90 pagine, editore Scarecrow Pr.
Pubblicazioni disponibili in rete: